mercoledì 29 giugno 2011

Testa e coda

Mio caro amico, vi mando un'operetta di cui solo ingiustamente si potrebbe dire che non ha né capo né coda, poiché, al contrario, tutto in essa è, nello stesso tempo, e testa e coda, alternativamente e reciprocamente. Considerate, vi prego, quali mirabili comodità questa combinazione offre a noi tutti, a voi, a me e al lettore. Possiamo tagliare dove vogliamo: io la mia fantasticheria, voi il manoscritto, il lettore la sua lettura; infatti, la riluttante volontà di quest'ultimo non la sospendo all'interminabile filo di un intreccio superfluo. Staccate pure una vertebra, e i due pezzi di questa tortuosa fantasia si ricongiungeranno senza sforzo. Spezzatela in numerosi frammenti, e vedrete che ognuno di essi può esistere separatamente. Nella speranza che alcuni di questi tronconi resteranno vivi abbastanza da piacervi e divertirvi, oso dedicarvi l'intero serpente.
Baudelaire, Spleen et Idéal

venerdì 24 giugno 2011

Noterelle

"Ho talora osato mormorare ai miei lettori, forse distratti, o giustamente impazienti di pochezze, certe notiziole fosforose, e che putono lucerna; e insinuare macilente noterelle; e tutto ho scritto intingendo la spennata penna del mio ingegno nel mio negrissimo inchiostro interiore; così come gli uomini compilano i propri sogni, intingendosi, pennini di se medesimi, nel calamaio della notte."
Giorgio Manganelli, Agli dei ulteriori
"Papini disse qualche tempo fa che Kafka era un povero matto. La mia disistima per Papini è un fatto acquisito: ma America è un libro demenziale. Non perché sia estrremo ma perché non lo è. Il contegno dei personaggi è devitalizzato, è onirico. Ha lo squallore della follia, come una donna che mi capitava di vedere al Parco. Deserto come un discorso d'un maniaco. Quelle pagine infinite su cose minime: ma perché minime? In realtà proprio questo manca in quelle pagine: la gerarchia, l'ordo rerum, e ciò è demenziale. Kafka mi fa pensare a certi insetti che coprono tutto e distruggono, e mi sembra non avere un capo, una faccia, un volto. Il Processo m'era parso migliore. Sarebbe bene leggere Il Castello."
Giorgio Manganelli, Appunti critici

mercoledì 22 giugno 2011

Porte

C'era una fiaba che ricordava a malapena: il protagonista si trovava a davanti a tre porte uguali, ma una sola l'avrebbe salvato, dietro le altre erano in agguato terribili mostri. Qual era quella giusta? A volte sognava di essere prigioniero in una stanza, poi impugnava la maniglia e scopriva che la porta non era chiusa a chiave.

lunedì 20 giugno 2011

Con una mosca

Tzzzzzzzzzzzzzzzzzz
E' atterrata sul tavolo di fronte a me. Stavo per mandarla via e invece ho preso un'altra tazzina, ci ho versato un po' di caffè e gliel'ho offerto. Era tanto che non bevevo un caffè con qualcuno.
Tzzzzz
Ha ripreso a volare. Ha fatto qualche giro intorno alla sua tazzina di caffè e poi è precipitata sul piattino, svenuta. Forse si è ubriacata con i vapori del caffè. Forse per lei era la prima volta. E' rimasta per un po' distesa sulla schiena, quindi ha iniziato a sfregarsi le zampe esili.
Tzzzzz
Questo è il rumore di un'altra mosca che atterra improvvisamente sopra la mia prima mosca. Per un po' roteano insieme, poi volano fuori, lontano. Avranno cose più importanti da fare che bere una tazzina di caffè amaro con me.
Troc Troc Trrrrrrrrroc Troc Trrrrroc
Queste sono le mie unghie che tamburellano sul ripiano del tavolo.
Tzzzzz, tzzzzzzzzzzzzzzz
La mosca è tornata in casa. Plana sul piatto della sua tazzina di caffè, ormai freddo. Resta lì a fissarmi, e anch'io la fisso, come lei vuole.

(Incipit del bellissimo racconto di Maryam al-Sa'idi, Con una mosca, in Maryam e la buona sorte, Abu Dhabi 2009, tradotto da Ida Zilio Grandi e Massimo Khairallah per La casa delle parole, Venezia, aprile 2011)

mercoledì 15 giugno 2011

La bellezza

E poi, se l'immaginazione è trascinata dal desiderio di ciò che non possiamo possedere, il suo slancio non è limitato da una realtà completamente percepita, in quegli incontri in cui le attrattive della donna che passa sono generalmente in rapporto diretto con la rapidità del passaggio. Per poco che cala la notte e che la carrozza vada in fretta, in campagna, in una città, non v'è torso femminile, mutilato come un marmo antico dalla velocità che ci trascina e dal crepuscolo che lo sommerge, il quale non tiri contro il nostro cuore, ad ogni angolo di strada, dal fondo di ogni bottega, le frecce della Bellezza, della Bellezza di cui si sarebbe a volte tentati di domandarsi se non sia in questo mondo null'altro che il complemento aggiunto ad una passante frammentaria e fuggevole dalla nostra immaginazione sovreccitata dal rimpianto.
Marcel Proust, All'ombra delle fanciulle in fiore - Casa delle parole Velocità-lentezza-accelerazione, Venezia 14 giugno 2011

lunedì 6 giugno 2011

Mettici dentro una scarpa

Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento. Non credete a chi si mostra deciso, privo di dubbi e incertezze. Nasconde sensazioni incomprensibili e contraddittorie. Lui stesso non vuole crederci: ha sognato e desiderato per mesi questo momento e ora come è possibile che non voglia più partire? È qualcosa di inspiegabile. Nasconde, dietro il sorriso, una stanchezza improvvisa, un indefinibile senso di solitudine. Nella sua testa stanno passando, come cavalli al galoppo, mille sagge ragioni che suggeriscono di non andare.
La partenza è un momento di fine e di inizio. È necessario, credetemi, trovare coraggio. Occorre coraggio nel cancellare ogni dubbio e affrontare quel momento "per fare spazio al proprio sogno-bisogno". E ne occorre tanto per sciogliere gli ormeggi e mollare la cima che ci tiene legati alla banchina. "Fa' salpare il tuo sogno, mettici dentro una scarpa", dice il poeta romeno Paul Celan.
Andrea Semplici, da In viaggio con Kapuscinski

venerdì 3 giugno 2011

Filtro magico

"Intanto un filtro potente in una pentola bolle e balla, biancheggia e spumeggia. Lì essa cuoce radici tagliate nella vallata dell'Emonia, con semi e fiori, e succhi piccanti. Aggiunge sassi che vengono dall'estremo Oriente, e sabbia lavata dalla risacca dell'Oceano; aggiunge brina raccolta in una notte di plenilunio, e ali immonde, con tanto di polpa, di barbagianni, e interiora di lupo mannaro il cui muso di bestia suole mutarsi in faccia di uomo. E nemmeno manca sottile pelle squamosa di biscia del Cinife, e fegato di cervo longevo, e a tutto questo aggiunge ancora testa e becco di cornacchia campata nove secoli."
Ovidio, Metamorfosi, Libro VII, 262 -274

mercoledì 1 giugno 2011

Le storie

"Le storie non bisogna lasciarle a metà, dicono: bisogna finirle, perché se no vanno in giro senza capo né coda. Rispondi ancora un po' alle mie domande, in modo che la nostra discussione abbia un senso"
Platone, Gorgia