giovedì 22 settembre 2016

Calò: "Sta per scoppiare una bomba sociale, le autorità si devono svegliare."

L’ultimo messaggio del professor Antonio Calò è la bandiera dell’Europa che svetta sul tetto della sua casa a Camalò di Povegliano. In quella del vicino, invece, abbondano le bandiere della Lega. Da quindici mesi, insieme alla moglie Nicoletta e ai quattro figli, Andrea, Giovanni, Elena e Francesco, ospita sei profughi di fede musulmana che lo chiamano papà: Tidjani 27 anni e Braima 31 della Guinea Bissau, Saeed 20 anni del Ghana, Togola 20 anni della Costa d’Avorio, Mohamed 27 anni e Saar 26 del Gambia. Faccia da Garibaldi con gli occhiali, nel suo studio popolato di volumi di filosofia e di carte che formano incerte piramidi, racconta come mai è rimasto l’unico privato a ospitare dei migranti e perché l’Italia e l’Europa non si salveranno a meno che... 
Partiamo dalla bandiera, una provocazione? 
"No, i rapporti con i vicini sono ottimi, anzi li ringrazio per l’insostituibile aiuto. Sto lavorando a un’iniziativa nazionale: gli Stati Uniti d’Europa sono l’unica possibilità che abbiamo per evitare che si ripetano le tragedie del Novecento. E i profughi in Europa rappresentano una risorsa straordinaria, a patto che per loro ci sia un progetto." Perché ha deciso di ospitare sei profughi e perché è rimasto l’unico? 

lunedì 12 settembre 2016

Il dinosauro e la cassetta postale


Il dinosauro è quello che appare negli inviti della mostra Due ma non due di Lucia Sorge. Un dettaglio, un ritaglio, un brano delle tele dedicate al regno animale. Viene in mente il più breve racconto che sia mai stato scritto, quello dell’uruguaiano Augusto Monterroso: ”Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.”
La cassetta postale era nella macchina di Lucia. Come sanno fare solo le donne, l’altro giorno conciliava il suo ruolo di mamma di Joshua che ha da poco compiuto due anni, il lavoro per diversi studi di interior design, l’allestimento di questa mostra.
Il prototipo della cassetta delle lettere, creata per la villa in collina di un cliente, s’ispirava alla grafica del segno che in Google Maps individua l’indirizzo cercato.
La cassetta-conchiglia rinviava a diversi temi: la mappa ideale, quella che ricalchi ogni confine, impossibile da disegnare, evocata da Borges nella Mappa dell’impero. E quello della spedizione, della traiettoria delle nostre missive, della cassetta postale come luogo dove alcuni messaggi attesi non arrivano, e altri vi giungono per errore.

martedì 9 agosto 2016

Quando gli elefanti litigano


“Ogni punto di vista è la vista di un solo punto” dice Filomeno Lopes, scrittore giornalista, filosofo della Guinea Bissau, in questi giorni docente all’ African Summer School di Verona.
Autore di una serie di scritti, fra cui  “Se l’Africa sparisse dal mondo” e “Filosofia intorno al fuoco”, Lopes riflette da anni su una cultura della comunicazione che consenta nuove relazioni con il mondo occidentale, ma non solo. Per Lopes sono centrali il superamento degli stereotipi folcloristici e una nuova consapevolezza.
“Dobbiamo andare al di là del tamburo e della cucina tradizionale, per dire chi siamo. Finora ci hanno descritto e raccontato antropologi occidentali. Non è colpa loro, è colpa nostra, che cosa aspettiamo noi africani a dire chi siamo?
Certo le ferite del colonialismo, della schiavitù  dello sfruttamento sono aperte, ma non sono le uniche ferite su cui credo siamo chiamati a riflettere.”

lunedì 25 luglio 2016

Bene e male

"Una scimmia se ne andava in giro per la foresta. Saltava di albero in albero, quando vide  una laguna e, guardandola, tra lo stupore e lo spavento, poiché tutte le scimmie hanno paura dell'acqua, vide un pesce che si muoveva nella melma densa, vicino alla sponda.
'Che orrore! - pensò la scimmia -quell'animaletto senza braccia né gambe è caduto nell'acqua e sta annegando'.
La scimmia, che era una buona scimmia, era angosciata. Voleva  buttarsi in acqua per salvare l'animaletto, ma il terrore la paralizzava. Alla fine, si fece coraggio, si tuffò, afferrò il pesce e lo lanciò verso la sponda. Riuscì a raggiungere la terraferma e rimase lì, allegra, a guardare il pesce saltellante. 'Ho fatto una buona azione - pensò la scimmia, - guarda com'è felice..!'.
(...) Quello che temo di più è che i pesci comincino a credere alle scimmie."
da La Regina Ginga di Josè Eduardo Agualusa

mercoledì 1 giugno 2016

Nell'acquario dei social


“Oggi ho fatto scena muta” è il titolo di un articolo di Mauro Covacich apparso qualche settimana fa sull’inserto La Lettura del Corriere della Sera. Lo scrittore racconta di una giornata trascorsa senza scambiare una parola con nessuno, né in palestra, né al supermercato, né in treno, né a una conferenza . Solo la sera, mentre torna a casa, un barbone gli grida “Signore, un euro prego”, e allora finalmente risponde e la sua voce gli pare “un sasso scagliato contro un vetro nel silenzio della strada”.
Per Covacich: “La vita non è mai qui, non è mai ora. Dislocata, differita, lontana nello spazio e nel tempo  dal punto in cui ci si trova a respirare, è una vita vissuta sempre altrove (...) parlare, nel senso di rivolgersi la parola non è più necessario. Era necessario quando eravamo vincolati dalla presenza  e ne rispondevamo con la nostra faccia, col nostro corpo. Ora che la presenza è solo apparente, o meglio vicaria, posso scambiarmi messaggi con più persone e condurre più vite nello stesso tempo, sempre in attesa del momento apicale della giornata (o della settimana), quando cioè finalmente vivrò in carne ed ossa nel luogo e nell’attimo in cui respiro.”

venerdì 20 maggio 2016

Cipriani: Venezia come New York


"Mi deve scusare ma sono in ritardo di cinque minuti". Arrigo Cipriani è un fan dell’accoglienza, non ama le guide dei copertoni, le Michelin per capirci, i ristoranti stellati, la cucina molecolare: "La metà del valore della ristorazione è l'accoglienza, all'Harry’s Bar non ci sono imposizioni, qui il cliente può sedersi e mangiare un’insalata e nessuno lo guarderà storto, nè dovrà roteare enormi bicchieri facendo finta di essere un sommelier; i nostri bicchieri sono piccoli, così le posate; ci preoccupiamo della luce, della comodità delle sedie, delle tovaglie di lino".
Perché a Venezia manca, in generale, un cultura dell'accoglienza?

mercoledì 27 aprile 2016

Rumiz intervista Rumiz: questo mondo si salverà?


“Caro Rumiz, ma questo mondo si salverà?”. La domanda non avrebbe nulla di strano se a porla non fosse lo stesso Paolo Rumiz che, come  Glenn Gould, ha intervistato sé stesso, lunedì scorso a Trieste, in una giornata di nuvole, sole e vento, sotto un tendone montato in piazza Borsa per il Premio Luchetta (main sponsor Fincantieri). La sua voce gioca sui registri bassi, come dopo una notte passata al freddo, e procede lenta, come un treno di seconda classe.
“Sono un figlio della notte in cui è stata costruita la frontiera, sono nato a Trieste la notte del 20 dicembre 1947, quando i graniciari jugoslavi con una bottiglia di Slivovitz in tasca e i soldati americani con una King Size tra le dita hanno spensieratamente tracciato questa frontiera intorno alla mia città. Per tutta la vita ho lottato per abbatterla.
Dopo sessant’anni quel momento è arrivato con l’ingresso della Slovenia nella Ue. Nel 2007 decisi di festeggiare il mio sessantesimo compleanno in un’osteria alla fine della rocciosa Val Rosandra, a dieci metri dalla sbarra bianca rossa e blu dell’ex Jugoslavia. A mezzanotte gli amici sloveni dei villaggi  dell’altra parte, Beka, Cisla...sono  scesi attraverso  la foresta con le loro lampadine frontali per brindare insieme, contenti di entrare definitivamente in Europa dopo essere usciti dal dramma della dissoluzione jugoslava. Abbiamo tagliato a fette la sbarra e ce la siamo divisa come un souvenir, come fossero delle particole. In quel momento un amico, l’attore Moni Ovadia, mi ha fatto una domanda: E adesso vecio come te farà senza questo tuo confin?

lunedì 18 aprile 2016

Martinelli: “Dormivo con la pistola sotto il cuscino”


La registrazione dell’intervista a Renzo Martinelli, un’ora di conversazione sui misteri italiani, Moro, Ustica, la morte di Mussolini, si è cancellata, è scomparsa dall’elenco dei memo vocali sul cellulare. Qualche appunto a memoria: “Da dieci anni cerco di fare un film sulla morte di Mussolini, ma non riesco a trovare nessuno disposto a finanziarlo.  È un film che può dar fastidio sia a destra che a sinistra, soprattutto a sinistra. Ho una stanza piena di documenti e libri che dimostrano che il duce è stato ucciso dagli inglesi e non dai partigiani, e che il tesoro di Dongo finì nelle mani del Pci di Togliatti, servì a comprare le sedi di partito, le rotative dell’Unità e ad altre spese”. La conversazione è avvenuta sulle scale del cinema Don Bosco a Conegliano, mentre in sala si proiettava in anteprima il suo film su Ustica. Barba da guru, sguardo sempre in movimento, Martinelli mette in fila nomi, luoghi e dettagli precisi, come se leggesse un libro. “Per capire meglio il nostro paese bisogna partire da piazzale Loreto. Il medico legale Aldo Alessiani condusse  uno studio sulle foto che ritraggono Mussolini e la Petacci a testa in giù, le ha messe in fila una dietro l’altra, riguardano diversi momenti della giornata  come si desume dalla diversa lunghezza delle ombre, e dimostrano che non possono essere morti  alle 16,30 del 28 aprile 1945 , cioè il giorno prima, come sostengono i partigiani.

lunedì 28 marzo 2016

L'uomo dei grammofoni






Il suo volto è una scheggia d’argento, sulle labbra sottili una sigaretta sempre accesa, le mani hanno il colore di quelle dei meccanici d’auto.  È uno di  poche parole, parole  che cadono una dopo l’altra per chiudere il discorso. È più importante non separarsi dai grammofoni, prendersene cura, giorno e notte, aggiustarli, restaurarli per ridare loro la voce perduta. Nel negozio vicino alla porta 12 del Gran Bazar di Istanbul, le trombe azzurre e oro sono appoggiate come mazzi di fiori sugli scaffali; Gramafon Baba, in turco “Papà dei grammofoni”, guarda appena i turisti, che hanno sempre tante domande e foto da fare; affinché cali il silenzio gira la manovella di un His Master’s Voice in mogano, e dedica loro una vecchia canzone di Luciano Tajoli. La voce arriva spinta dalla puntina in argento, a volte sembra sul punto di spezzarsi, di mischiarsi in una tavolozza indistinta di colori, di naufragare insieme all’orchestra in bianco e nero che l’accompagna: "T'invidio turista che arrivi,
 t'imbevi de fori e de scavi,
 poi tutto d'un colpo te trovi 
fontana de Trevi ch'e tutta pe' te ....Ma prima di partire l'inglesina 
buttò la monetina e sussurrò: Arrivederci, Roma...
Good bye...au revoir...
 Mentre l'inglesina s'allontana
 un ragazzinetto s'avvicina
va nella fontana pesca un soldo se ne va!
 Arrivederci, Roma!"

domenica 21 febbraio 2016

Paolo Coccheri, il cacciatore di briciole


“Sto creando un caffè di accoglienza per la solitudine straziante. L’ho chiamato Capo di buona speranza Umberto D, sarà  aperto a tutti e con volontari addestrati da psicologi”. Ottant’anni il prossimo 3 maggio, l’eremita metropolitano, volontario dell’impossibile, povero per scelta e fiorentino libertario, Paolo Coccheri prosegue il cammino iniziato tanti anni fa: “Fino a quella vigilia di Natale, era il 1978, la mia vita si era svolta fra il teatro e i circoli più esclusivi di Firenze. Giravo per la città alla ricerca di regali per gli amici, quando nella vetrina della libreria del Porcellino, che oggi non c’è più, vidi il libro La Pira cose viste e ascoltate, a cura di Fioretta Mazzei. Sentii che dovevo comprarlo, perché io sento non penso, quando penso non funziona. Nel libro si parlava anche della messa di San Procolo fondata da La Pira, che era andato a cercare i poveri nelle strade. Al termine della funzione, il momento dell’ascolto: ‘Signora Mazzei hanno arrestato mio marito e ho tre figli non so come fare.’ ‘Devo essere ricoverato non ho neanche un pigiama.’ ‘Mi hanno tagliato i fili della luce e ho tre bollette da pagare.’ Fioretta Mazzei, stretta colllaboratrice di La Pira, è anche la donna che negli anni Settanta riuscì a evitare la chiusura dell’albergo popolare, che oggi ospita ogni notte 200 senzatetto. Il dormitorio è intitolato a lei e fu affrescato gratuitamente dal pittore e amico Luciano Guarnieri, allievo di Annigoni.”
Va ricordato che Firenze in quegli anni è abitata anche dalle parole e dagli esempi di educatori e intellettuali come Danilo Dolci, Aldo Capitini, Don Milani, teorici di una religione aperta e della nonviolenza.
Poi c’è un’altra storia che gira per la mente di Paolo, è quella di Mario Tirabassi, l’uomo del sacco misericordioso: infermiere in un ospedale di Roma, finito il lavoro girava la città di notte con un sacco in spalla pieno di indumenti, cibo, medicine. Cercava i poveri sotto i ponti, nei giardini,  alle stazioni, lungo i marciapiedi.
“Un giorno del 1993 entrai in una cartoleria e comprai cinquanta fogli bianchi e un pennarello. L’invito con il quale ancora oggi tappezzo le città è questo: Appello: la ronda della carità e della solidarietà, liberi volontari laici aperti a tutti, inizia un’azione di soccorso e aiuto per gli ultimi che dormono per le stade, abbiamo bisogno di te vieni a darci una mano.”

domenica 14 febbraio 2016

Muranero



“Quando metti un puntino di nero sul fondo neutro non rimane fisso ma si muove sulla superficie della perla creando arabeschi, onde, riflessi. Il segreto è riscaldare subito al massimo e poi togliere ossigeno. Quando mi sono accorto che succedeva l’ho raccontato ai miei maestri di Murano, perché credo che il miglior modo di proteggere un segreto sia condividerlo.”
Niang Moulaye, nativo di Dakar, è figlio d’arte. Cervello, cuore e mani nella sua famiglia sono sempre andati d’accordo: il papà orafo, la mamma stilista e tessitrice. Quando non soffia piccoli mondi in vetro, suona la batteria in varie band afrojazzbeat.  L’altra metà del cielo si chiama Emanuela Chimenton e da vent’anni crea gioielli abbinando e scegliendo le creazioni di Moulaye.
Il loro laboratorio-negozio si trova a Venezia, in Salizada del Pignater, dietro un angolo di Campo della  Bragora. L’insegna sopra la vetrina è una bella sintesi: Muranero; è anche il nome del sito e della pagina Facebook.

giovedì 7 gennaio 2016

Libertà di Paul Eluard



Su i quaderni di scolaro
Su i miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome

Su la giungla ed il deserto
Su i nidi sulle ginestre
Su la eco dell’infanzia
Scrivo il tuo nome

Su i miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome

giovedì 26 novembre 2015

Istanbul


Due mani di donna, una piccola tazza bianca nella sabbia incandescente, una schiuma marrone scuro che ribolle. È già sera a Fener, uno dei quartieri piú antichi di Istanbul. Poco distante il giallo dei limoni e il nero disegnano un fiore luccicante nella padella del venditore di cozze ripiene. Due cani sopra un vecchio divano rossastro aspettano Ahmed che si ritira con il suo carretto carico di cianfrusaglie.
I bambini giocano per la strada, saltano sui materassi, tendono fili che i passanti devono scavalcare, si rincorrono, giocano a pallone, scivolano lungo le discese più ripide su slitte di cartone.
Al terzo piano di una casa costruita come un camino, una finestra si apre sul cielo e dalla terrazza entrano le grida solitarie dei gabbiani, che salgono dalle rive del Corno d’Oro verso la collina.

giovedì 29 ottobre 2015

Mercanti d’ogni cosa


“Questi mercanti d’un po’ di ogni cosa , furbacchioni matricolati, si sottintende, e poliglotti come i loro fratelli di banda, usano nel tentare la gente un certo procedimento drammatico che diverte assai, e che di rado fallisce allo scopo dell’attore. Le loro botteghe son quasi tutte stanzuccie oscure piene di casse e d’armadi, dove bisogna accendere il lume e c’è appena posto da rigirarsi.
Dopo avervi fatto vedere qualche vecchio stipetto intarsiato d’avorio e di madreperla, qualche porcellana  chinese, qualche vaso del Giappone, il mercante vi dice che ha qualcosa di speciale per voi, tira fuori un cassetto e vi rovescia sulla tavola un mucchio di ninnoli:

giovedì 8 ottobre 2015

Meravigliarsi


“Il thaumazein, la meraviglia di fronte a ciò che è così come è, consiste per Platone in un pathos, in qualcosa che viene subito e che, in quanto tale, si distingue nettamente dal doxazein, dal formarsi attivamente un’opinione su qualcosa. La meraviglia che l’uomo patisce, o che lo colpisce, non può tradursi in parole perché è troppo smisurata per le parole. Platone vi si dev’essere imbattuto per la prima volta in occasione di quegli stati traumatici di Socrate, di cui abbiamo frequenti resoconti, durante i quali il filosofo, come preso da un raptus, sarebbe improvvisamente piombato nella più completa immobilità, fissando nel vuoto senza vedere o sentire nulla. Per Platone e Aristotele divenne assiomatico che questa meraviglia muta  fosse l’origine della filosofia. Ed è precisamente questo riferimento  a un’esperienza concreta e unica a contraddistinguere la scuola socratica rispetto alle filosofie occidentali.

giovedì 1 ottobre 2015

Vendemmia

Secchi, secchi, secchi. Chi almeno una volta vi abbia partecipato, per divertimento o come stagionale, sa che senza un secchio da riempire la raccolta dei grappoli s'intralcia. Un secchio vuoto, d’altra parte, può portare lontano, come racconta Kafka nella sua novella dedicata al cavaliere del secchio, der Kübelreiter. Tra i filari, uno di fronte all’altro, si dipanano non solo i tralci per scovare l’uva che gioca a nacondino tra le foglie, ma anche i fili di conversazioni inaspettate, gomitoli di pensieri, girotondi di battute, e in sottofondo il ticchettio continuo, o quasi, delle cesoie. 

lunedì 28 settembre 2015

Scapecchi racconta Manuzio

Per i cinquecento anni dell’umanista e stampatore Aldo Manuzio, che a Venezia rivoluzionò con il suo genio il mondo del libro, Poste italiane ha emesso un francobollo commemorativo con l’anno di nascita sbagliato. 
“Premesso che non è attestato in nessun documento a noi conosciuto, secondo me non è il 1449”. Piero Scapecchi è una star, termine che a lui non piace, fra i bibliotecari italiani: nel mondo i grandi esperti di incunaboli e della vita di Aldo Manuzio non arrivano a dieci, lui è uno di loro. 

mercoledì 2 settembre 2015

Una start up a base di frutta fresca

Una start up a base di frutta fresca che a Venezia è diventata un’impresa modello: dà lavoro a circa 30 studenti universitari che con una piattaforma web gestiscono i turni in base alle date delle lezioni e agli esami. “L’idea di Frulala è nata nel 2006 - racconta Avichail Banin, 39 anni ed ex gestore del ristorante Gam Gam in Ghetto. Insieme al mio amico Oded Ben Ari, parlavamo spesso la sera di come immaginavamo il nostro fruit bar. Il progetto vero e proprio è stato presentato da Oded a Tel Aviv nell’ambito di un master in economia e management. Poi da giugno 2008 abbiamo aperto il bar vicino a campo Santi Apostoli e nel giugno del 2009 si è presentata l’occasione del chiosco lungo la Strada Nova”. 
Avichail e Oded hanno ricevuto già almeno cento richieste per aperture in franchising, ma loro tengono duro: “Abbiamo ancora delle piccole cose da mettere a posto, come il sito web, il lancio di alcune nuove zuppe e frullati, una strategia di web marketing...ci sta lavorando il gruppo italo-israeliano composto da brand strategic manager, copywriter, grafici, designer e un cuoco”. 

lunedì 24 agosto 2015

Sedici mesi di avventure

La borraccia per l’acqua è in alluminio, con ammaccature e un moschettone da arrampicata. Non riesce ancora a separarsene. Quella borraccia l’ha accompagnata in un lungo viaggio da Toronto a Santiago del Cile: sedici mesi di avventure, 15 stati in autobus, treno, macchina; uno zaino pieno di racconti e fotografie che diventeranno un libro. Alice Pontini, 26 anni, momentaneamente di Susegana, è tornata a casa venerdì mattina. Sul braccio destro un nuovo tatuaggio: la scritta yellow e una bilancia: “Per ricordarmi che ogni giorno ha qualcosa di giallo, il colore dell’allegria”. 

mercoledì 5 agosto 2015

“Se hai un sogno il mondo cambia”


Stagni per l’allevamento dei pesci in Togo,  un progetto di riciclaggio dei rifiuti a Luanda, una start up che valorizza i capelli afro, un sistema di pozzi d’acqua alimentati dall’energia solare a Kinshasa, un centro che distribuisce kit per partorire in sicurezza in Tanzania, una piattaforma dedicata all’agricoltura in Senegal. Non solo idee per fare impresa sociale, ma il risultato di una visione rivoluzionaria dell’Africa come laboratorio di creatività e cultura. Un modo nuovo di vedere e interpretare le cose, il cuore dell’African Summer School: una settimana di formazione unica come certi paesaggi che tolgono il fiato.
Ci arriviamo a piedi a Villa Buri, circondata da un parco lì da secoli, a qualche chilometro dai ponti di Verona, Evelyn, Francesca e io, una domenica pomeriggio di luglio, dopo essere scesi al capolinea del 90.  Nell’ordine incontriamo un bar chiuso da tempo, un signore a cavallo e un grande fiume.

martedì 4 agosto 2015

"La materia è madre"

Un ulivo millenario lungo il Sile, le sue radici disegnano un sole e il tronco cavo allude al passaggio dall’Inferno al Purgatorio. È la scultura alla quale Romano Abate, sta lavorando da tre anni e che rappresenterà il fulcro attorno al quale a novembre si svolgeranno al Museo di Santa Caterina di Treviso le celebrazioni dei 750 anni dalla nascita di Dante: mostre di pittura e una serie di concerti a cura di Pietro Fabris. 
Abate nasce a Cividale del Friuli nel 1941. Una vocazione precoce la sua, che lo raggiunge sul greto del Natisone, quando da bambino esplora con gli amici quel territorio abitato da leggende e da strane “facce” di legni che spuntano fra le pietre. Da grande frequenta lo Iuav di Scarpa e Zevi a Venezia, si diploma maestro d’arte all’istituto di Nove di Bassano del Grappa e si trasferisce in provincia di Treviso nel 1963.

giovedì 16 luglio 2015

Nelle mani di Facebook


Una parte della nostra vita è nelle mani di Facebook. Non che questa sia una gran scoperta, ma per chi è nato prima, molto prima, di Facebook, è strano fare i conti con un sistema umanoide che controlla i messaggi (45 miliardi al giorno), ricorda i compleanni, ripropone quello che si è scritto o fotografato anni fa, seleziona le notizie che più ci interessano. Un grande casellario sociale tarato sulle nostre passioni, uno spazio virtuale “intimo e personalizzato”, così lo definiscono i guru del social media marketing. Un cimitero in crescita: “in caso di decesso, amici e parenti possono rendere commemorativo il profilo e l’espressione ‘in ricordo’ è visualizzata accanto al nome”. Un territorio per filosofi: una parte della nostra anima, che è anche memoria, per caso ha cambiato indirizzo?

martedì 14 luglio 2015

Laboratorio nomade di scrittura

Comincerei con un gioco. Scegliete un testo, da un giornale, da un blog, da un libro. Diciamo cinque righe. Poi concentratevi sulle parole e cominciate a togliere un aggettivo, a cambiare un sostantivo, a modificare la punteggiatura. Sperimentate. Riscrivete iniziando dall’ultima frase, riassumete le cinque righe con quattro parole, poi con tre, due, una. E ricominciate. Riscrivete con stili diversi: poetico, ironico, giornalistico...e poi confrontate le diverse versioni con l’originale.
Scoprirete la cosa più importante: scrivere è scegliere delle parole invece di altre, è interrogarsi sulla loro capacità di rinviare a esperienze, immagini, associazioni.
Guerra o dissidio? Roma o la Capitale? Trolley o valigia? Poesia o componimento in versi? Odissea o viaggio travagliato? Vento o venti?  Incipit, inizio, partenza, start up, principio, avvio... Da dove cominciare?
A) Da un buon libro: Bouvard e Pecuchet di Flaubert, Il Maestro e Margherita di Bulgakov, Lord Jim di Conrad, Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, Il giunco mormorante di Nina Berberova.
B) Da un laboratorio di scrittura con esercitazioni pratiche e supervisione dei testi. Programma: Catturare l'attenzione, Una parola non vale l'altra, Parole magiche, Esercizi di stile, La leggerezza, Governare la molteplicità, Le informazioni e la loro gerarchia, L'importanza del titolo e dell'incipit, La sintesi delle informazioni, La conclusione, L'architettura del testo, Virgola, Punto, Due punti, Puntini, puntini ..., Declinare i contenuti, Il comunicato stampa, La campagna pubblicitaria, Il sito Internet, Mailing, Mail, Blog, Social media, Le figure retoriche, La metafora, La metonimia, L'attenuazione, L'ironia.
 C) Da alcuni consigli: Il difficile è il messaggio, cercatelo. Scrivere è unire delle parole, non parole. Un verbo ha più forza di un sostantivo. Il segreto è nei dettagli. Non perdere il filo del discorso: l’intreccio affascina, il garbuglio no. Frasi subordinate con molto giudizio. Scegliere un’immagine coerente.Metafora o metonimia: sale e pepe della scrittura. Le parole necessarie non hanno aggettivi né, naturalmente, avverbi. I neologismi efficaci sono strarari. Foreign words grab your attention. Ogni sinonimo ha altri sinonimi. Semplice è diverso da banale. La punteggiatura costruisce il ritmo. Leggero, barocco, complesso, questioni di stile. Rime, ripetizioni, allitterazioni in minime porzioni. I numeri garantiscono l’effetto “wow”, anche i nomi famosi. Strano piace e l’ironia conquista. Curate il carattere, il corpo e l’interlinea. Rileggete ad alta voce e anche oirartnoc la.
Il laboratorio nomade di scrittura può essere tenuto in  qualsiasi luogo e a qualsiasi ora. Per informazioni: marioantonorefice@gmail.com

martedì 30 giugno 2015

Grandi e inutili


Grandi e inutili del giornalista di Repubblica Antonio Fraschilla (ed. Einaudi, p. 158) trabocca di un desolato stupore per lo scempio di città e paesaggi, per la classe politica di un Paese nel quale “la logica delle infrastrutture non è stata un volano per la competizione, come avvenuto in altri paesi europei, dalla Spagna alla Polonia, dalla Francia alla Germania, ma è stata un volano per fare piccoli e grandi affari”. Il saggio può essere letto anche come un trattato di anatomia della stupidità, un’analisi della questione meridionale, un atlante dell’assurdo, un catalogo di incubi urbanistici. Olimpiadi di Torino 2006: buttati fra i 200 e i 300 milioni di euro per impianti abbandonati. G8 alla Maddalena: 600 milioni per strutture mai usate e la bonifica del tratto di mare antistante l’arcipelago non completata. Il premio all’incompiuta artistica va al teatro di Sciacca, progetto di Giuseppe Samonà, lavori iniziati nel 1978; l’edificio, dotato di poltroncine climatizzate e della centralina di regia e mixaggio, non è mai entrato in funzione. A Baia di Campi (Gargano) nel 1999 si rilascia il certificato di collaudo per un hotel di 342 posti letto che oggi cade a pezzi: costo 80 miliardi di lire.

mercoledì 17 giugno 2015

Umberto Eco e i social-imbecilli


Umberto Eco, l’apocalittico, come molti altri, pensa che i social media diano diritto di parola a milioni d'imbecilli. Forse, la sua, come di molti altri, è solo una grande paura della tecnologia elettrica che sta cambiando il nostro modo di pensare, di agire, di vivere, proprio come accadde con l'invenzione della stampa cinquecento anni fa o giù di lì. Il Professore, che giorni fa si trovava all'Università di Torino, per una laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media, ha detto:
"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità."

mercoledì 10 giugno 2015

10 regole per scrivere una mail perfetta


1) Il campo più importante è quello dell’oggetto. Corrisponde al titolo di un articolo, se non è interessante, preciso, sintetico, nessuno vi leggerà. Evitate le parole singole, quelle  generiche e le domande. Da bocciare titoli come: Relazione dell’incontro, Domani appuntamento,  Preventivi. Saranno efficaci invece titoli come:
Relazione o verbale riunione del 19/ 5/2015 h15;
Richiesta appuntamento con responsabile ufficio marketing; Preventivi stampa guida di Venezia.
Non usare mai la funzione replay su una mail a cui abbiamo già risposto, ha un oggetto non pertinente e genera solo confusione.
2) No a toni troppo confidenziali. Gli emoticon (le faccine) sono ammessi solo se servono a migliorare l’efficacia della comunicazione: in generale saranno graditi se accompagnano l’invito a un party aziendale o a un appuntamento riguardante il tempo libero.

lunedì 1 giugno 2015

Artigiani a Venezia

"L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo”, scriveva John Ruskin. Le mani degli artigiani veneziani lavorano giorno e notte in spazi nascosti fra le calli, a volte senza nemmeno un’insegna. Creano quello che prima non c’era, un terrazzo alla veneziana, una foglia d’oro, una lampada, un insetto di vetro, un ex libris, una serigrafia, una maschera. La Fonderia Valese se ne sta acquattata dietro Madonna dell’Orto, come per modestia. Una calle stretta di mattoni arancioni, una scritta sul legno verde. Nel laboratorio Carlo Semenzato, allievo di Mario Valese, è sempre all’opera. Lungo gli scaffali, statue grandi e piccole, cavalli, leoni alati, lanterne, cavallucci marini. Dalle parti di Santa Fosca,

domenica 24 maggio 2015

Le calli di Venezia

"Le calli anche le più larghe di Venezia sono ancor esse così strette, che pur senza ombra di volontà da parte mia, anzi con una vergogna da non si dire, le mie mani penzoloni vengono a contatto con le mani delle passanti. Provo a tenerle ferme, ma non giova. Provo a lasciarle libere  nel loro movimento a bilanciere, ma siamo alle solite. E ogni volta è una scossa, un brivido, un diavoleto che mi corre giù per il filo della schiena. Mani fresche e mani calde, mani sudate e mani diacce, mani grasse e mani magre, mani di burro e mani di avorio, mani morbide e mani dure, mani magiche e mani morte come scaloppe crude, mani che danno la scossa come il cordone della lampada a spina quando la tela isolante è logora e il filo conduttore a nudo, e mani il cui attoccamento non fa più effetto di un ferro da stiro freddo. Quali strane reazioni anche i mezzi anche più tenui dell'amore esercitano su me? C'è in questi contatti un che d'illecito. Ho l'impressione di rubare. Provo a mettermi le mani dietro la schiena, come Napoleone, ma non basta. Allora, piano piano, m'infilo i guanti."
Alberto Savinio, Ascolto il tuo cuore città

lunedì 18 maggio 2015

Palabra en el mundo


Un sitar e un raga della pace sono l’introduzione migliore a una giornata di parole, di poesie, di storie. Chi lo suona è Paolo Avanzo nella tranquilla cornice dell’auditorium Santa Margherita di Venezia, che si trova di fronte alla sede dell’associazione Italia Cuba che in questa domenica di maggio ha organizzato  il IX festival internazionale di poesia Palabra en el mundo, direzione artistica Anna Lombardo. Salgono sul palco i poeti e, fra loro, un poeta speciale che si chiama Antonio Guerrero Rodriguez. Il 12 settembre del 1998 l’FBI  lo arresta insieme a quattro compagni con l’accusa di attentare alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti: la condanna sarà l'ergastolo. Il 17 dicembre del 2014, in seguito all’apertura delle relazioni diplomatiche promossa da Obama, lui e i suoi amici sono tornati a essere uomini liberi. “I poeti sono un po’ sognatori - ha detto Guerreo - per fare versi bisogna essere un po’ pazzi. Un giorno la mia vita cambiò e mi ritrovai in prigione. La poesia è stata per me un grido di libertà, un modo per collegarmi al mondo. Noi cinque non ci siamo mai sentiti soli, dovevamo resistere per difendere la verità: un principio giusto dal fondo di una grotta puo fare  più di un esercito.” In una sua poesia scrive : “Faremo vedere che siamo una strada che attraversa le ombre, che siamo un massiccio e una stella con tratti e concetti definiti”.

mercoledì 13 maggio 2015

Dal manoscritto alla rete


Un’arca di Noè dei libri antichi, una nave carica di manoscritti, codici, incunaboli,  riviste, ricordi, cartoline, tweet, progetti per il terzo millennio; un bastimento che ogni giorno dalla laguna di Venezia raggiunge studiosi, collezionisti, appassionati in Italia e nel mondo; un equipaggio che organizza corsi dedicati alla conoscenza del libro antico e moderno.
La casa editrice Novacharta diretta da Vittoria de Buzzaccarini, con sedi a Padova e all’isola della Giudecca, sarebbe piaciuta a Borges perché assomiglia a una biblioteca infinita. “A luglio uscirà il cinquantesimo numero di Alumina, la nostra rivista dedicata agli antichi codici miniati.

mercoledì 15 aprile 2015

Rac-Contare


I numeri hanno il loro fascino: sono precisi, sintetici, veri (almeno sembrano), rassicuranti(premiata ditta  Polo dal 1774 ), appassionano (100 metri in 9’’58).
Non è possibile raccontare una storia senza numeri, né trovare un libro in biblioteca.
E anche  Le Mille e una notte sarebbero un’altra cosa senza quel Mille.
Raccontare è contare, fare una lista, un elenco, una statistica, una mappa, ma di cosa? Di milioni di attimi, di milioni di numeri. È contare su qualcuno informato dei fatti e su qualcuno che ascolti.
Il medico John Snow nel 1854, con l’aiuto di un sacerdote, costruì una mappa dei casi di colera verificatisi a Londra e notò che il maggior numero di decessi era avvenuto intorno alla pompa d’acqua di Broad Street nel quartiere di Soho. Da ciò dedusse che era infetta, la fece chiudere e i casi di colera diminuirono. La mappa di Snow si trova in rete e rappresenta il modello di quello che si chiama data driven journalism, ovvero il giornalismo basato sui dati, sui numeri, sulle percentuali, sulle statistiche. Ne ha parlato ieri a Venezia Mirko Lorenz dell’European Journalism Center nell’ambito dell’incontro Raccontare storie con i dati organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto.

mercoledì 8 aprile 2015

Sepulveda: Raccontare è sempre resistere


La voce ti porta a Santiago del Cile, o in un giardino dalle parti di Lucca, nel deserto di Atacama, alla stazione di Ginevra dove un vecchio amico libraio racconta di quella volta che vinse la borsa di studio per frequentare l’università a Mosca e poi finì in Uzbekistan. Siamo rimasti in silenzio ad ascoltarlo il vecchio amico di Pepe Mujica, l’autore della Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, il marito di Carmen che insieme a Marzia è uscita con il sorriso dalla villa dei torturatori.
La voce di Luis Sepulveda ti cattura nelle pause, punge nei cambi di tono, rotola sui verbi italianizzati, ha il colore rosso della sua camicia.
"Ho avuto la fortuna di crescere in un quartiere proletario a Santiago del Cile.

martedì 31 marzo 2015

Mira Cuba!


Cono! Donde le buscaste? Estas cosas son cosas muy raras! (Cavoli! Ma dove li hai trovati? Sono pezzi molto rari!). Quando gli chiesero dove aveva trovato quei manifesti, che anche per loro era difficilissimo trovare, Luigino Bardellotto, cinquant’anni appena compiuti, una vita fra Veneto e Friuli, capì di essere diventato per metà cubano.
“La prima volta ci sono andato nel 1998. In quel periodo leggevo molto Hemingway, che a pochi chilometri dall’Avana negli anni Quaranta comprò la Finca Vigia, la casa in cui scrisse Per chi suona la campana e Il vecchio e il mare. È un posto straordinario con quella torretta che guarda il mare ... Quella volta girai dappertutto e mi accorsi che mancava tutto, in particolare le medicine. Fu così che iniziai a collaborare con l’ospedale pediatrico di Remedios portando valigie di farmaci dall’Italia.

venerdì 27 marzo 2015

Parole da evitare

Dopodiché
Accaventiquattro
Come lei mi insegna
Wowismo
Pazzesco
Lol
Quant’altro

Ti lovvo
Geniale
Location
Apericena
Basito
Laicato
Non so se mi spiego
Mi consenta
Verosimilmente
Grazie davvero

Giocoforza
Vivaddio
Grande (usato a pioggia per ciò che non lo è)



martedì 24 marzo 2015

Il Libro del Sarto


Un fashion magazine del Rinascimento, un catalogo di moda, un “atelier portatile”. Il libro del Sarto è un codex dei  primi anni Quaranta del Cinquecento conservato nella biblioteca della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Fu lo storico dell’arte austriaco Fritz Saxl, agli inizi del Novecento, a sottolinearne l’importanza.
Il voluminoso quaderno di fogli acquerellati raccoglie, tra gli altri, i costumi preparati dal sarto Ioanne Iacomo per una famiglia nobile in occasione dell’entrata a Milano di Filippo II nel 1548. Nelle sue pagine s’incontra una suggestiva sfilata di personaggi che indossano costumi da giostra o da parata, alla turca o all’ungaresca, costumi a righe verticali con ampie maniche, braghe rigonfie e rimborsanti al ginocchio, scarpe a punta schiacciata, berretti piatti e piumati d’influenza germanica, o a soufflé all’italiana, comode toghe, sopravvesti, turbanti, splendide zimarre in damascho, nobildonne ricoperte di rasi o velluti color morello, porpora, verde, decorati da tagli verticali, impreziositi da bottoni dorati e candidi sbuffi, o operati a motivi geometrici bianco-neri, rosso-neri con rosetta o

venerdì 13 marzo 2015

Una biblioteca per il mondo

"(...) Prometto agli studiosi che in pochi anni tutto quanto è stato scritto dai valenti autori in quattro lingue, latina, greca, ebraica e caldaica, anche in ogni genere di discipline, lo potranno avere tra le mani intero ed emendato per l’opera di questo solo uomo (Aldo Manuzio ndr), e nessuno desidererà più altre opere letterarie. Non appena ciò accadrà, allora sarà manifesto quanti eccellenti codici sono ancora nascosti, o tenuti in disparte per negligenza, o soppressi per l’ambizione di alcuni che hanno a cuore soltanto una cosa: apparire i soli sapienti. Allora sarà chiaro da quanti incredibili errori siano corrotte le opere, anche queste che ora sembrano abbastanza corrette. Se a chiunque sarà gradito, come in un assaggio, farsi un’idea di tutto ciò, confronti con gli esemplari già pubblicati le epistole di Plinio, che tra poco verranno alla luce dall’officina di Aldo, e ciò che avrà scoperto lì, se lo aspetti anche negli altri autori. È un’impresa erculea, per Ercole! E degna di un animo regale, restituire al mondo una cosa talmente sacra crollata dalle fondamenta, cercare quello che si nasconde, tirare fuori quello che è messo in disparte, richiamare ciò che è scomparso, ricostituire ciò che è mutilo, correggere ciò che in così tanti modi è stato corrotto, soprattutto per colpa di questi volgari stampatori, per i quali è più importante il guadagno di una sola moneta d’oro piuttosto che l’intera letteratura. (...)
Anche se la sua biblioteca  è chiusa dalle anguste pareti della casa, Aldo ha intenzione di costituire una biblioteca la quale non abbia altro confine  che il mondo stesso."
Erasmo da Rotterdam, Adagia 

martedì 3 marzo 2015

De nive sexangula

Alla fine del 1610,  poco prima di essere costretto a lasciare Praga, Keplero dedica a Wacker von Wackenfels, suo protettore, la descrizione di un fiocco di neve.  Nella prefazione del De nive sexangula Keplero  scrive: "Vogliate dunque ricevere in tutta serenità questa approssimazione del Nulla e, se Voi l’apprezzate, trattenete il fiato, per paura di ritrovarVi con  Nulla (in tedesco la parola Nichts, che in dialetto si pronuncia Nix, richiama il latino nix, neve ndr).
A dire il vero, si fa dissertare Socrate sul salto di una pulce. Ecco allora perché esaminare il motivo per cui le nevi, alla loro prima caduta, prima di  aggrovigliarsi  in fiocchi più grossi, sono sempre esagonali, e hanno, ogni volta,  sei raggi vellutati come piccole piume." 
Foto di Mufson Beckett


martedì 24 febbraio 2015

Sulle tracce di Aldo - I


La prima immagine di una tipografia è del 18 febbraio 1499, s’incontra a metà dell’incunabolo (1) della Grant danse macabre des hommes et des femmes, edita a Lione dallo stampatore tedesco Martin Husz. La Danse macabre era un best seller dell’epoca, conteneva diversi racconti sul tema della brevità della vita e quindi sulla necessità di darle un senso etico, religioso.
Nel disegno il compositore ha davanti a sé il foglio del manoscritto che sarà riprodotto: i codici provenienti dai conventi venivano smontati per rendere possibile questa operazione e poi raramente rimontati. Con la mano sinistra tiene la cassetta dei caratteri e con la destra li allinea nella forma. In realtà, essendo la collocazione dei caratteri speculare, essi venivano montati alla rovescia e da destra verso sinistra, a esclusione dell’arabo e dell’ebraico per i quali si procedeva da sinistra a destra; quindi sarebbe stato più logico che egli tenesse la cassetta con la destra e li disponesse con la sinistra.

sabato 7 febbraio 2015

Storie utili

A un rabbi (...) fu chiesto di raccontare una storia. "Una storia" disse egli "va raccontata in modo che sia essa stessa un aiuto". E raccontò:
"Mio nonno era storpio. Una volta gli chiesero di raccontare una storia del suo maestro. Allora raccontò come il santo Baalshem solesse saltellare e danzare mentre pregava. Mio nonno si alzò e raccontò, e il racconto lo trascinò tanto che ebbe bisogno di mostrare saltellando e danzando , come faceva il maestro. Da quel momento guarì. Così vanno raccontate le storie."
Martin Buber, I racconti dei Hassidim
Immagine: Pina Bausch, Wuppertal

venerdì 30 gennaio 2015

Si salva la vita con Google


Si salva la vita con Google, al pronto soccorso non si accorgono che rischiava l'infarto. Cinquantadue anni, appassionato di vela, ingegnere e imprenditore, sposato con un figlio, Fabio Brisolin è un nome conosciuto a Conegliano:  suo padre fu a lungo primario del reparto di otorinolaringoiatria. Oggi è vivo non grazie al pronto soccorso  della sua città ma perché ha avuto un’immensa fortuna e perché si è autodiagnosticato un’angina pectoris con Google.
A metà febbraio dello scorso anno Fabio si sta allenando in palestra sul tapis roulant quando sente un dolorino, un fastidio al centro del torace. Si ferma e gli passa. Da qualche giorno  ha anche una tracheite, il suo otorino prescrive del cortisone. Il disturbo si ripresenta ma lo specialista lo rassicura: "Può essere un effetto collaterale del farmaco".
Trascorrono le settimane. A intervalli e in momenti diversi il sintomo persiste, dura una quindicina di minuti: senso di oppressione al petto, sudorazione alle mani, pallore. A mezzogiorno del  7 maggio ne parla con il suo medico di base: la diagnosi è riflusso gastroesofageo (in assenza di bruciori di stomaco), la prescrizione Lansoprazolo. "Ma siamo sicuri, dice Fabio, perchè fra pochi giorni dovrei partecipare a due regate piuttosto impegnative e non vorrei..."


giovedì 15 gennaio 2015

Discorso


Discorso
Non devi mai lasciare quel vuoto nel discorso
Sei bravo, lo sai fare, ci puoi girare intorno
Lo puoi dimenticare, ma poi arriva un giorno
Che quel vuoto ti torna e non c’è più ricorso.

lunedì 5 gennaio 2015

Quello che non ti aspetti è:

- chiamare l’ultimo dell’anno un albergo del centro di Torino e trovare una camera libera;
- che la camera abbia le pareti arancioni e verdi strisciate di nero, muri screpolati, il climatizzatore che non funziona, il lavandino otturato, il bagno cieco e il box doccia che non si chiude;
- che l’addetta alla reception, giovane e pagata pochissimo, mamma sarda e papà pugliese, sia così gentile e innamorata del proprio lavoro da continuare a scusarsi, prestarti la sua stufetta e regalarti delle caramelle;
- che in un ristorante di lusso i più felici non siano i clienti seduti ai tavoli, ma i giovani cuochi e cuoche di diverse nazionalità che con entusiasmo preparano i raffinati piatti del menu;
- che in piazza nessun petardo  sia scoppiato a due metri da te;

venerdì 19 dicembre 2014

Salomon Resnik: Un dialogo insolito


Un foglio bianco, essenziale, piegato in quattro, il carattere delle scritte è un  Comic Sans, l’indirizzo 8 kislev 5775, Sala Montefiore, Centro di studi ebraici, Venezia.
La sua voce compone un tessuto multiforme di lingue, italiano, francese, tedesco, yiddish, spagnolo, i suoi racconti un arazzo di volti, libri, viaggi, città:
"Sono nato nel 1920 a Buenos Aires, in un quartiere di immigrati, figlio di ebrei russi ucraini di tradizione askenazita originari di Odessa. Da piccolo andavo nella sinagoga per ascoltare mio padre che cantava nel coro, avevo circa dieci anni, e mi ricordo che tutti, arrivati a un certo punto, chiudevano  gli occhi, e la persona vicino a me diceva che sarei diventato cieco se avessi guardato ... guardai lo stesso, vidi le mani del celebrante che si levavano verso l’alto simili a quelle ossute dei disegni di Egon Schiele".

domenica 30 novembre 2014

Storytelling: come raccontare una storia



Milano in una giornata di pioggia sembra avere meno fretta, come l'assonnata ragazza del bar all’angolo di via Crespi che mi chiede: Cappuccino normale o vegano?
Oltre i vetri appannati la facciata del Nuovo Teatro Ariberto è un foglio a righe bianche.
Narrare forse è una competenza, una narrability, forse anche un dono, una necessità, un lavoro, di sicuro è mettere in fila le cose, mettere ordine, ma non troppo, a volte è svelare e nello stesso tempo dissimulare, rinviare, variare, impastare, scartare, meravigliare.
Scrivere: