venerdì 29 maggio 2009

Un elenco telefonico

Un elenco telefonico del 1941 è il fil rouge del romanzo "Menschen in Berlin" di Jäckel Hartmut che racconta le storie di 250 persone scelte tra gli abbonati e le cui vite sono ricostruite attraverso brevi racconti: il quadro di una città nelle esistenze comuni e meno comuni dei suoi abitanti.

mercoledì 27 maggio 2009

Do be do

To do is to be (Nietzsche)
To be is to do (Kant)
Do be do be do (Sinatra)

Atterriamo a Gatwick

Atterriamo a Gatwick in perfetto orario, la giornata è molto bella l’aria è fresca. Faccio il biglietto e prendo il treno Gatwick-express che mi porta a Victoria Station nell’aeroporto vedo un supermercato con una parete, quasi un muro di solari e lo trovo strano nel paese della pioggia, ma tutto cambia. Il viaggio in treno mi mostra i sobborghi di London con le casette fatte di mattoni rossi tutte uguali, giardini curati, qualche bimbo che gioca a football. Avvicinandomi a London vedo le prime costruzioni che denotano uno sviluppo verticale, alberghi, centri congressi, residence di classe. Sceso in stazione controllo la piantina, ho optato per giungere a piedi in albergo anche perché nel tragitto passerò davanti ad alcuni monumenti. Mi incammino per Victoria street e subito noto umanità variegata, cinesi ed indiani, asiatici ed europei, diverse lingue ed idiomi, cellulare spento dopo un paio di sms e la Westminister Chatedral alla mia destra dopo poco mi ritrovo davanti la Westminster Abbey ed il Palace of Westminster con il Big Ben, sono le 19.30 c’è una splendida luce tiro fuori la macchina fotografica molto amata nel passato ed immortalo gli splendidi edifici. C’è una manifestazione contro le guerre in generale e quella dell’Afghanistan ed Iraq in particolare, più avanti un’altra manifestazione per la crisi economica che ha colpito anche London e la City. Prendo la Whitehall Parliament c’è ancora parecchia gente in giro, anche se il traffico mi sembra non eccessivo, arrivo a Trafalgare square c’è la National Gallery una delle mete previste vedo due ragazzi che si baciano nella piazza e i miei pensieri tornano nuvolosi sulla mia situazione. Prendo la Saint Martins e vedo i primi caratteristici pub oramai sono quasi le 20 ci sono diversi teatri e file enciclopediche fuori, c’è un clima di festa quasi da w-end invece è solo mercoledì. Si susseguono bistrot e ristoranti, un fiume di persone per le strade a cercare uno svago per la sera, prendo la Bloomsbury way giro a sinistra per la Southampton row ed arrivo all’albergo. Per ora ho parlato poco o niente, mi presento a Lisa mi consegna la scheda-chiave della stanza mi fa vedere dove serviranno il breakfast. La stanza è piccola, mi rinfresco, ci troviamo con Mario andiamo da Carluccio’s a mangiare dei ravioli veramente buonissimi e facciamo il punto della situazione. Dopo una telefonata a Ros torno in stanza e mi addormento velocemente.
Written by LucaS

venerdì 22 maggio 2009

La felicità

ll maestro del villaggio gli ha raccontato un giorno che «Dio ha nascosto in giro per il mondo la felicità degli uomini come si usa fare a Pasqua con le uova colorate», lui, quella parte di felicità che gli spetta, non smetterà mai di cercarla con tutta la sua energia, il suo ottimismo, la sua inesauribile inventiva.
(Janos Szekely, La tentazione)

giovedì 21 maggio 2009

My love

And when I call you my love, my love, is it you I am calling or my love? You, my love, is it you I thereby name, is it to you that I address myself? I don't know if the question is well put, it frightens me.
E quando ti chiamo amore mio, è te che sto chiamando 'il mio amore’ ? Tu, amore mio, sei tu che chiamo in questo modo, è a te che mi rivolgo? Non so se la domanda è posta bene, essa mi spaventa.
Jacques Derrida, The Post Card, University of Chicago Press, London 1987

martedì 19 maggio 2009

The world

The world is a book and those who do not travel read only one page
(St. Augustine)

Who is writing?

Who is writing? To whom? And to send, to destine, to dispatch what? To what address? Without any desire to surprise, and thereby to grab attention by means of oscurity, I owe it to whatever remains of my honesty to say finally that I do not know.
Chi sta scrivendo? A chi? E per inviare, destinare, spedire che cosa? A quale indirizzo? Senza alcun desiderio di sorprendere e di catturare la vostra attenzione con parole non chiare, ho il dovere, per quel che rimane della mia onestà, di dirvi in conclusione che non lo so.
Jacques Derrida, The Post Card, University of Chicago Press, London 1987

domenica 17 maggio 2009

School of life

Quasi attaccata alla libreria Gay's the word c’è la vetrina della School of life, fondata da Sophie Howart, l' ex-curatrice del Tate Modern Museum, insieme ad altri intellettuali e scrittori inglesi. Una scuola di vita, non i soliti corsi. Provo a spiegarlo meglio. Se vuoi fare delle ferie diverse la schooloflife ti propone una vacanza sull’Isola di Wight con Martin Parr, oppure ti suggerisce di scoprire l’aeroporto di Heatrow con Alain De Botton. Vi sentite un po’ giù o confusi? C’è la biblioterapia, uno specialista vi consiglia i libri adatti a voi. E ancora: delle lezioni di conversazione, di etica e su come passare il tempo libero. Ma la scuola organizza anche incontri personalizzati con esperti paleontologi , fotografi, designer, scrittori, insomma con personaggi della cultura ai quali volete sottoporre le vostre domande. Ed ancora: seminari sull’amore, sulla politica e su come trovare lavoro. Questa mattina è chiusa ma penso che tornerò a chiedere informazioni. La vetrina di una cartoleria, invece, mette in bella mostra il libro The Story of Marchmont Street, che racconta della vita intellettuale del quartiere di Bloomsbury, della casa di Dickens, di Virginia Wolff…

sabato 16 maggio 2009

Flowers

Acacia: speranza d'amore
Anemone: i sentimenti effimeri
Azalea: la gioia
Biancospino: buona fortuna e speranza
Bignonia: la sorpresa
Bocca di leone: il capriccio
Camelia: la bellezza
Ciclamino: amuleto portafortuna
Ciliegio: la sensualità
Crisantemo: pace nelle avversità
Dahlia: la gratitudine
Elleboro:la pazzia
Erica: la modestia e la generosità
Fucsia: la grazia
Gardenia: la solidarietà
Garofano: amore passionale
Girasole: l'intelletto e la fede
Iris: la buona novella
Lavanda: la sfiducia
Lilium: innocenza, regalità
Mimosa: il pudore
Narciso: la vanità
Ninfea: l'amore non corrisposto
Orchidea: la sensualità e il lusso
Ortensia: la freddezza
Papavero: la gloria
Passiflora: il fiore mistico
Peonia: la timidezza
Pervinca: il dolce ricordo
Potentilla: l'amore materno
Primula: la speranza e la giovinezza
Rosa: amore e poesia
Strelitzia: la nobiltà
Tulipano: splendore degli occhi
Verbena: incantesimo
Viola: la riflessione
Zinnia: la semplicità

Il vento

Il vento caldo dell'estate mi sta portando via
(Alice)

venerdì 15 maggio 2009

Un'ora è un lago

Un'ora è un lago
Una giornata un mare
La notte un'eternità
Il risveglio l'orrore dell'Inferno
Alzarsi una battaglia per la chiarezza
Written by Joseph Roth

Il principio di possibilità

"Il principio di possibilità è invincibile. Nemmeno il principio di realtà lo sconfigge. La porta del possibile è sempre aperta , ma devi superarne la soglia e arrischiarti per chissà quali corridoi e insicurezze". C'è un'altra possibilità: passare tutta la vita davanti alla porta aspettando che qualcuno chiami. Silenzio.
(Il Venerdì, 15 maggio, dall'intervista a Massimo Cacciari di Gian Luca Favetto)

martedì 12 maggio 2009

Mixed toasts

Questa mattina a colazione Brigitte volteggiava tra i suoi mixed toasts e la lista delle ordinazioni, poi camminata veloce fino a Euston Road, autobus che passano uno dietro l'altro, mentre la British Library sorveglia questo traffico che avanza come un libro scompaginato; la scuola è in una laterale di Baker Street, tipico edificio georgiano in mattoni arancioni, l'insegnante della mattina è Peter, uno scozzese dall'aspetto francescano, i miei compagni di classe sono Anissa, Manuel, una signora di Granada di origine lituana, Chinatsu, Alumn e Lissette. Rachel, l'insegnante dell'ultima ora parla a mitraglia e ci chiede di creare un soggetto per una soap opera. Pranzo, si fa per dire, con rice and chicken, jacket potato with beans: una patata lessa con fagioli; after the lunch in biblioteca a controllare le mail, svolgere gli homeworks, alle cinque passeggiata in New Cavendish Street e scoperta della libreria Waterstone's di Gower Street, stile old English e tanti libri fra cui l'edizione second hand de La Carte Postale di Derrida...

lunedì 11 maggio 2009

Viaggio

Alla fine di ogni viaggio, delle cose viste, delle persone incontrate, rimane la sensazione che lasciano i sogni e che è ricordata nelle parole di Shakespeare scelte da Helene Hanff a conclusione de La Duchessa di Bloomsbury:
Il nostro gioco è finito
Gli attori...erano spiriti,
e scomparvero nell'aria leggera...
dilegueranno le torri
che salgono su alle nubi, gli splendidi
palazzi, i templi solenni...
e come la labile finzione, lentamente
ora svanita, non lasceranno orma.
Noi siamo di natura uguale ai sogni, e la
nostra breve vita è circondata dal sonno.

"...Our revels now are ended. These our actors,
As I fortold you, were all spirits, and
Are melted into air, into thin air;
And, like the baseless fabric of this vision,
The cloud-capp'd towers, the gorgeus palaces
The solemn temples, the great globes itself,
Yea, all which it inherit, shall dissolve,
And, like this insubstantial pageant faded,
Leave not a rack behind. We are such stuff
As dreams are are made on; and our little life
Is rounded with a sleep.
(Shakespeare, The Tempest, act IV, 148-157)

domenica 19 aprile 2009

Una scrittura femminile azzurro pallido

"Soltanto adesso il viso di Vera incominciò a squarciare la vuota e chiara superficie, ma fu come se venisse da una remota lontananza. Sembrava che una persona inesperta manovrasse a casaccio la rotella di un binocolo nel tentativo di mettere bene a fuoco un oggetto lontano. Più o meno era così. Nella lente ancora torbida comparvero per i primi i capelli pettinati con la riga in mezzo, capelli neri come la notte che le scendevano dritti sulle spalle..."
Alcune righe dello straordinario romanzo scritto da Franz Werfel nel 1941 a Buenos Aires. Nella vita di Leonida e Amelie compare una lettera con una "scrittura femminile azzurro pallido". Pagina dopo pagina ci si immerge nei pensieri e nei sentimenti sconosciuti della coppia. Il romanzo è anche un silenzioso congedo dalla civiltà mitteleuropea.

"Le soir"

"Un conto è chiedersi, in fondo un po' futilmente, se ci siano davvero altri soggetti fuori della nostra coscienza, un altro, ben diverso, è sapere chi siano veramente. Per esempio e per concludere, poco tempo dopo la sua morte, emerse che de Man, quando viveva in Belgio all'epoca dell'occupazione tedesca, aveva pubblicato degli articoli antisemiti sul quotidiano collaborazionista "Le soir". De Man non aveva mai fatto parola a Derrida di quei trascorsi. Era un bugiardo? Supponeva che Derrida lo sapesse già? Si vergognava troppo? Mentiva anche a se stesso? Ecco qualcosa che non potremo mai sapere, mentre possiamo legittimamente attenderci che, col tempo, la fisica elabori una Teoria del Tutto."
(Da "Introduzione a Derrida" di Maurizio Ferraris)

venerdì 17 aprile 2009

Countdown

Conto alla rovescia per il viaggio nella City, 
il prossimo strillo del famoso quotidiano londinese sarà: 
nasce in terre anglosassoni il mister Jekyll della scrittura italiana: di giorno scrive in perfetto inglese, di notte favoleggia arie musicali italiane mentre gozzoviglia tra soup e pub, ma 
è lui o non è lui?
 Parla tedesco abbastanza bene, ha un fare sornione, è romantico come un autentico parigino, è furioso come uno spagnolo in momenti portoghesi. La organizzata polizia britannica setaccia da cima a fondo l'hinterland londinese, ma di lui non ci sono tracce. 
Dove si sarà nascosto doctor Hyde? 
Voci ben informate l'hanno visto al British Museum con amici a bere una tazza di the, estasiati da ciò che li circondava. Il presagio diventa realtà, nella notte nebbiosa della ordinata Londra si ode canticchiare la famosa canzone di Lennon ... "è qui!".
Antongiulio Cerruti

mercoledì 15 aprile 2009

L'autobus blu

L’autobus blu ondeggia tra le colline. Dopo San Gimignano e Monteriggioni sale i tornanti che portano a San Domenico. Oltre la siepe il duomo, inscatolato dai ponteggi del restauro, sormonta le case che stanno una sopra l’altra come canne d’organo. Sulla sinistra la torre del Mangia annuncia il Campo, la piazza più bella del mondo, un abbraccio di luce e argilla. L’Alma Domus e la casa natale di Santa Caterina, vicino Fontebranda, sorvegliano lo stretto arco che introduce a via della Galluzza. La via scende e sale come una U nella contrada dell'Oca, poi in cima a destra si raggiunge il battistero e la gradinata che porta alla piazza del duomo.
Entro nella chiesa e raggiungo la Libreria Piccolomini per rivedere gli affreschi del Pinturicchio con i volti di un tempo lontano ed Eolo che soffia sulle pagine del codice di Liberale da Verona. Il dio dei venti soffia con forza con un piede poggiato su una barca in mezzo al mare, ha i capelli gonfiati dal vento e un pezzo di stoffa, forse la vela strappata, che rotea in cerchio. Eolo è al centro della lettera O che inizia la parola Oram, spira con forza, impazienza e una certa spavalderia.

martedì 24 marzo 2009

Massime a confronto

"Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato."
F. Pessoa
“Se il rammarico li conforta, lasciate che si confortino.”
Gibran
"Le perle sono come le favole dei poeti: un malanno trasformato in bellezza."
Karen Blixen

domenica 22 marzo 2009

sabato 21 marzo 2009

L'animale

Se ci fosse coscienza come la nostra
nel sicuro animale che incontro ci muove
su un altro sentiero - ci piegherebbe
al suo stesso cammino. Ma il suo essere è a lui
infinito, libero, e senza un riguardo
al suo stato, puro, come ciò ch'esso guarda.
E dove noi vediamo futuro lì vede Tutto
e in Tutto se stesso, e salvo per sempre
Written by Rainer Maria Rilke
Währe Bewußtheit unserer Art in dem
sicheren Tier, das uns entgegenzieht
in anderer Richtung-, riß es uns herum
mit seinem Wandel. Doch sein Sein ist ihm
unendlich, ungefaßt und ohne Blick
auf seinen Zustand, rein, so wie sein Ausblick.
Un wo wir Zukunft sehn, dort sieht es Alles
und sich in Allem und geheilt für immer.

martedì 17 marzo 2009

Sette piani

Nella novella (di Dino Buzzati) I sette piani Giuseppe Conte, sofferente di una leggerissima forma di una certa malattia, viene ricoverato all'ultimo piano di una clinica, costruita su sette livelli, a seconda della gravità del paziente. Una volta disceso un piano l’uomo non può più ritornare al livello superiore; di piano in piano Conte si avvicina al termine dei suoi giorni. Un «implacabile peso» l'opprime infine quando, giunto al primo piano dello stabile; il buio piomba sulla sua stanza, tutto sembra piegarsi a «un misterioso comando» e, inesorabilmente, cala il sipario.
La casa di cura, in cui ha luogo questa metaforica discesa rappresenta la provvisorietà della vita umana. Man mano che l’uomo guadagna consapevolezza di questa caducità, sente crescere dentro di sé il disagio della solitudine. Egli comincia a pensare che quest’ultima condizione sia causata dal suo allontanamento dal «mondo della gente normale», dove tutti sanno esattamente che cosa fare e soprattutto cosa si è obbligati a fare, dove esistono regole ben precise che non si possono infrangere. Il protagonista scivola velocemente nella disperazione man mano che la barriera tra lui e quel mondo si erige sempre più alta. «Egli cercava di persuadersi di appartenere ancora al consorzio degli uomini sani» .. Ma esiste una definizione inconfutabile di normalità? Esiste veramente una condizione comune in cui tutti possano sentirsi a proprio agio soltanto perché questa assicura il riconoscimento da parte della collettività?
La figura di Conte è emblematica dell’uomo che non si concentra sulla malattia, cerca fuori di sé la guarigione, invece di guardare dentro la propria anima per ritrovarsi. L’ansia di tornare a far parte della comunità dei normali al più presto aggrava la sua patologia e gli impedisce di incontrare la sua dimensione più profonda, dove risiede la sua salute.
(da: www.italialibri.net)

sabato 14 marzo 2009

Amanuensi

Con i blog e le mail si torna amanuensi: ognuno a ricopiare il suo codice al proprio banco.

giovedì 12 marzo 2009

84, Charing Cross Road

La libreria antiquaria Marks & Co si trovava a Londra al numero 84 di Charing Cross Road. Dall'altra parte dell'oceano, a New York, la scrittrice Helene Hanff aveva bisogno di rintracciare alcuni vecchi libri di autori inglesi. Cominciò così a inviare la prima lettera: "Sono una scrittrice senza soldi che ama i libri di antiquariato...". Nacque un'amicizia epistolare con Frank Doel, il direttore del negozio, ma anche con gli altri impiegati. Dopo circa trent'anni però il dialogo epistolare si interruppe: Frank morì e la libreria chiuse i battenti. Quando nel 1970 la Hanff si recò a Londra per presentare il suo libro, visitò i locali abbandonati di Marks & Co "sentendo ancora una volta la presenza amorosa e composta di Frank Doel che con lei aveva diviso il sentimentale culto dei libri e che con lei aveva scritto quello che molti definiscono un libro di culto".
(84, Charing Cross Road, ed. Archinto)

lunedì 9 marzo 2009

Der Novembermann

Lena è la moglie del pastore evangelico Hermann Drömer e madre di una ragazza ormai grande. Da dieci anni, durante il mese di novembre, va in vacanza da sola per 4 settimane e la famiglia sa che la sua destinazione è la Toscana. Stavolta, però, il suo viaggio è senza ritorno: un incidente stradale nei pressi di Brema, infatti, le costa la vita. Per Hermann si apre un mistero: come mai è morta nel nord della Germania, se era diretta a sud, e perchè gli è arrivata una cartolina firmata da lei dalla Toscana? Deciso a scoprire la verità, segue delle tracce che lo portano a Sylt, dove identifica Henry, l’“uomo di novembre” di sua moglie, un cieco che dà lezioni di pianoforte. Hermann gli si avvicina proponendosi come allievo…
Der Novembermann è un radiodramma di Markus Vattrodt e Jobst Oetzmann.

giovedì 5 marzo 2009

Womenareheroes



Nella favela Morro da Providencia, uno dei posti più pericolosi al centro della città di Rio de Janeiro, il fotografo francese 'JR' ha decorato le facciate delle case con le gigantografie dei suoi scatti. Sguardi di donne fermati con un obiettivo 28 millimetri. Il progetto di 'JR', foto e video sul suo lavoro al sito: www.womenareheroes.be

mercoledì 4 marzo 2009

Ti chiamo

"Ti chiamo nei prossimi giorni." Se lo dice qualcuno che incontro in società, vuol dire (mi ci sono voluti anni per farmene una ragione): "Addio fino al prossimo incontro". Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto di lavoro, vuol dire: " Ti chiamo quando avrò bisogno di te". Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto di amicizia, vuol dire: "Ti chiamo quando ne avrò voglia". Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto sentimentale, vuol dire: "Se non chiami tu, buonanotte". Nessuno si sente più responsabile di quello che dice; snobismo, calcolo, egocentrismo e vigliaccheria, uniformando catgorie intellettuali e classi sociali, hanno fatto delle parole un titolo senza più credito alla borsa del significato.
Written by Patrizia Valduga

lunedì 2 marzo 2009

Danza


Un corpo immobile nella luce
il suono tra il bianco e il nero
una sonata di Paganini, rami nei vasi
lei sul palcoscenico nudo
un gesto interrotto, echi di voci
vapori vestiti da corazza
una coppia dispari
nervi tesi e movimenti frenati
infine un punto rosso che ride
poi una sigaretta e la nebbia
lungo i canali sale come montagna di sale
e prima che la macchina si fermi
un luna park di luci e finti inviti.

venerdì 27 febbraio 2009

Nuda

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.
Written by Pablo Neruda

giovedì 26 febbraio 2009

Il denaro e la verità

« Quando avrò accumulato denaro sarò perfino originale. Il denaro è la cosa più odiosa e più vile, in quanto conferisce perfino l’ingegno. »
« Non hai detto che la verità: per ciò, sei stato ingiusto! »
(L'idiota)
Written by Fëdor Michajlovič Dostoevskij

mercoledì 25 febbraio 2009

La lettera

Ma ciò che inquieta di più e che rode come un tarlo testardo
infilato in una vecchia tavola e impossibile da far tacere
se non con un veleno che avvelenerebbe anche noi,
è la lettera che non abbiamo mai scritto. “Quella” lettera.
Quella che tutti noi abbiamo sempre pensato di scrivere,
in certe notti insonni, e che abbiamo sempre rimandato al giorno dopo.
Written by Antonio Tabucchi

martedì 24 febbraio 2009

Gli amanti

Gli amanti potrebbero, se lo capissero, nell'aria della notte
meravigliosamente parlare. Poiché sembra che tutto ci nasconda. Guarda, gli alberi sono; le case che abitiamo perdurano. Soltanto noi da tutto passiamo, come un'aria che cambia.
E tutto congiura a tacere di noi, in parte come
vergogna, o forse come speranza indicibile.
Written by Rainer Maria Rilke

lunedì 23 febbraio 2009

Come dirlo? (2)

se un bel tacer non fu mai detto
se léggére ha poco peso
se fare è dopo il mare
se dire so che ride
e tradurre è tradire
e ri-ferire può ferire
se ardire è capire
predicare è annoiare
citare fa copiare
ma ri-velare può celare
e af-fermare invita a sostare
di-chi-arare chiede di seminare
spiegare porta vento
sotto-lineare vola giù
se rac-contare è sommare
filo-so-fare è solo ricamare
ma cantare non è contare
di-vulgare non sta bene
narrare ha troppe erre
con-vincere non sa perdere
persuadere incanta
chiacchierare stanca
ragionare sfianca
parlare del + e del – uguale 0
scherzare non vale
insultare è illegale
allora non ci resta che dire
di quali re, res ed ire
sarà il nostro dire.

mercoledì 18 febbraio 2009

Novecento

"... Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c'è in Bertham Street, d'estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c'è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell'aria, l'aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l'aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave : ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.
In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso : posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia ... Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava ... "
(da Novecento di Alessandro Baricco)

martedì 17 febbraio 2009

Le cose

Le cose non sono come sembrano. Come siano davvero forse nessun lo sa. Quindi l'abito non solo non fa il monaco ma neppure l'abito.

lunedì 16 febbraio 2009

Pensioni

Le pensioni si apprezzano in tre stagioni della vita: quando si è bambini, quando si hanno bambini e quando non si sopportano più i bambini. Nel periodo di mezzo, nel quarto di secolo avventuroso che va dall'adolescenza al primo colpo della strega, è difficile capire il fascino di questi luoghi. A trent'anni - è comprensibile - si confonde il ruolo di pensionanti con quello di pensionati, e si reagisce con atletico orgoglio. "Fermi in un posto per quindici giorni? Giammai". Ma le pensioni non hanno fretta. Aspettano che noi facciamo il giro del mondo, il costa a costa, la discesa delle cascate. Sanno che prima o poi, torneremo a controllare cosa c'è di dolce. Magari con amici stranieri, che ne chiederanno una porzione anche loro.
Written by Beppe Severgnini

sabato 14 febbraio 2009

Cambiare

Per un essere cosciente esistere significa cambiare, cambiare significa maturarsi, maturarsi significa creare indefinitamente se stessi.
Written by Henri Bergson

venerdì 13 febbraio 2009

Come dirlo?

Parole magiche, diplomatiche, immaginifiche e biforcute, parole vere e false. Se il discorso può essere associato ad un treno di combinazioni diverse, Adelino Cattani, docente di Teoria dell’argomentazione all’Università di Padova, ci accompagna alla scoperta delle sue carrozze. “Come dirlo” (Loffredo editore), è un viaggio curioso tra le sfumature paesaggistiche dell’arte della parola. Si comincia con le parole magiche, quelle che incantano, che cambiano la vita, come giuramenti, benedizioni, sentenze, o che salvano poeticamente come Sherazade ne Le mille e una notte. Si prosegue con le parole diverse e gli eufemismi. Tra povero e economicamente svantaggiato, fiscalità e tasse, inceneritore e termovalorizzatore, tortura e “rigoroso esame”, le tonalità e gli effetti del nostro dire mutano. Perifrasi forbite che Cattani mostra con sense of humour:”Ella ha una scatola cranica che più che alla speculazione sarebbe atta alla riproduzione”. Pagina dopo pagina l’Autore s’inerpica sul treno in corsa e come un funambolo ci accompagna da un’espressione all’altra: l’inadeguatezza del termine First Lady; le definizioni del Lexicon recentis latinitatis; la Culeide del Gigli e il De modo cacandi di Rabelais; le furbizie del doublespeack citando anche Voltaire: “Quando una signora dice no, vuol dire forse. Quando dice forse, vuol dire sì. Quando dice sì, non è una signora” ; le variazioni possibili su uno stesso tema con quindici modi per dire “Lo so” e trentacinque per “Bisogna lasciare lentamente la frizione”. Il treno corre con a bordo una compagnia di alti ingegni: Shakespeare, Erasmo, Queneau, Swift, Wittgenstein, Orwell, Rabelais, Calvino e tanti altri. Il discorso a volte si attenua a volte si amplifica, mai si ferma, scarrozzando pensieri, sentimenti emozioni per nuovi territori. Certo a volte inganna perché “Se le persone non si illudessero, non si ingannassero o non fossero ingannate circa sé stesse, si perderebbero molte possibilità di realizzare molte cose buone”. Di stazione in stazione non si saltano i modi per chiedere o rifiutare un favore, per ben dire male dicendo, con uno spassoso ritratto del social climber che “sa tutto ma non sempre capisce tutto”, transitando per l’ insulto raffinato: “Lo sa? Lei mi ricorda il principe Myskin”, approdando infine agli equivoci linguistici tra uomini e donne e alle convenzioni del politically correct. E tra poliedrici riferimenti e umoristiche notazioni, si giunge in testa al treno per capire che “Non c’è cosa così importante che non importi come sia detta”. Meglio se con un po’ di zucchero direbbe Mary Poppins.

giovedì 12 febbraio 2009

Genius

I put my talent into my work, but my genius into my life.
Written by O. Wilde

mercoledì 11 febbraio 2009

Nordest

Sul mensile della Fondazione Benetton Studi Ricerche di febbraio è riportata questa bella poesia di Isabella Panfido che si intitola Nordest:

Lascia tracce l'aprile
sul bordo acceso di pozze e fossi
nei brani di campagna di questa
azzurra regione persa
nei labirinti di rotonde calve.

Infilzato al neon dei crocefissi
il crepuscolo a est galleggia
sul giallo al sodio dei parcheggi
custodi di dorsi umidi di camion.
Suolo indistinto, cave, tane di buio.

Qui cerco per la via dell'acqua
nell'inarcatura della luce
dove la terra cede al cielo
e il cielo al mare
il disegno antico e la mia ragione.

martedì 10 febbraio 2009

Annozero

Gentile Michele Santoro,
Abusare del proprio potere per punire le persone che semplicemente si permettono di criticarla come ha fatto con Lucia Annunziata, rimanda a metodi e culture che dovrebbero appartenere ad altri universi, non certo al buon giornalismo. L'imitazione della Guzzanti è penosa ed offensiva, ma naturalmente mostra bene a tutti come lei sappia usare il bastone. Il che ricorda più certi sistemi "genovesi" che lo stile di un Biagi o di un Montanelli.
Santoro, cerchi di fare un po' meglio il suo mestiere.

Vergogna

Le strumentalizzazioni politiche e giornalistiche sul caso Englaro sono vergognose perché violentano la vita privata di una persona, di una famiglia, per guadagnare audience e voti. Nessuno di noi, secondo me, può giudicare la scelta di due genitori che hanno assistito per diciassette anni la propria figlia e che ne conoscevano sogni e speranze meglio della valanga di opinionisti e improvvisati moralisti che in queste ore vomitano stupidaggini. L'uso delle foto di una giovane bella e sorridente, che non è quella che giace in un letto d'ospedale, è una disgustosa manipolazione. Il fatto poi che una giornalista abbia voluto entrare nella stanza della donna lascia senza parole.
Dal punto di vista del principio ognuno di noi dispone della propria vita per quanto in suo potere e per quanto gli è consentito dalla sua coscienza, dalla sua cultura e dal suo status sociale. Quando, invece, uno stato di menomazione impedisce qualsiasi manifestazione di volontà, credo debbano essere le persone care o uno scritto della persona stessa a decidere come lei avrebbe voluto che fosse.

lunedì 9 febbraio 2009

Conoscere una donna

Un libro di Amos Oz che descrive i movimenti, le pause, le complicità, i sentimenti contrastanti di un rapporto di coppia. Una relazione raccontata al passato, dopo la morte di lei, attraverso le riflessioni di lui, il rapporto che ha con sua figlia. A volte le parti descrittive sono troppo articolate, e la nuova relazione che lui ha con un'altra donna non sembra necessaria alla trama. Altre volte si incontrano pagine preziose come questa:
- E si vergognava quasi di questa strana gioia, gli sembrava quasi brutto che il fatto di essere vivo fosse un successo, mentre la morte di Ivria indicava il suo fallimento. Sapeva bene che le azioni che le persone compiono, tutte le azioni di tutte le persone, che fossero motivate dall'ambizione o dal desiderio, che si trattasse di azioni dovute all'inganno o alla ricerca di attenzione, all'avidità, alla defezione dalle responsabilità, le azioni colpevoli e quell destinate a fallire, la competizione, l'adulazione e la generosità, le azioni destinate a impressionare, a destare attenzione, a incidersi nel ricordo della famiglia o del gruppo o della nazione o dell'umanità, le piccole e le grandi, quelle meditate e quelle istintive e malvagie, quasi tutte conducono quasi sempre a un punto al quale non pensavi affatto. Questa deviazione generale o perenne, che distorce i comportamenti delle persone, Yoel cercava di definirla dentro di sé come "lo scherzo planetario" o come lo "humour nero dell'universo" -.
La risposta al dolore, al grande vuoto del lutto sarà alla fine la scelta di mettersi al servizio degli altri.

Persone

Alcune persone sono come il sole e la luna: non s'incontrano mai.

venerdì 6 febbraio 2009

Oroscopo

Concedetevi il lusso di riflettere su qualcosa che avete trascurato. Il successo non è lontano, purché procediate nella giusta direzione. Se Cupido batte alla porta consideratelo un dono del destino.

giovedì 5 febbraio 2009

L'uomo

L'uomo è un mistero difficile da risolvere. Io voglio cercare di comprendere questo mistero perché voglio essere un uomo.
Written by Fëdor Dostoevskij

mercoledì 4 febbraio 2009

Simone Weil

Simone Weil (Parigi 1909-Ashford 1943), una grande intellettuale ricordata in un recente articolo di Vito Mancuso in cui si legge: "Dio è insieme personale e impersonale". Ciò significa che il rifiuto di Dio in quanto persona non comporta di per sé l'esclusione del divino. Vi è infatti anche un aspetto impersonale del divino (che si manifesta nella solidarietà con gli altri uomini, nell'amore per il creato e per la bellezza, nella tensione etica verso la verità e la giustizia) e quando un essere umano aderisce con tutto se stesso, incondizionatamente, a una di queste forme di amore assoluto, entra nel divino che lo sappia o no. Ciò che è decisivo è il sentirsi obbligati da qualcosa di incondizionato, che fa uscire da sé stessi e che lega a una dimensione superiore: "Quelli che possiedono allo stato puro l'amore per il prossimo e l'accettazione dell'ordine del mondo, compresa la sventura, costoro sono sicuramente salvati, anche se vivono e muoiono in apparenza atei".

martedì 3 febbraio 2009

Asini

Tra due punti passa una sola linea retta, e quella linea è sempre piena di asini.
Written by Amos Oz

lunedì 2 febbraio 2009

Scrivere e registrare

"...Quello che sto facendo da cinque anni a questa parte è di estendere il concetto di scrittura, in modo da poter dire che anche il linguaggio parlato è in qualche modo scritto. Questo è ciò che intendo per archeo-scrittura, la quale è implicita nella lingua parlata e trasforma il concetto di scrittura. Quindi non c'è contraddizione tra questa e quella. Per esempio, registrare è in un certo senso scrivere."
(da un'intervista a Derrida)

Le vite degli altri


Quanto ci interessano le vite degli altri? Alla Stasi, la polizia segreta della DDR le vite degli altri interessavano solo per eliminare le voci scomode e per conculcare la libertà di pensiero.
“Le vite degli altri” è un geniale film di Florian Henckel von Donnersmarck che spiega l’ideologia repressiva dei regimi totalitari, la complicità di una coppia, l’amore di una donna e il cambiamento di un uomo, la spia della Stasi Gerd Wiesler, in codice l’agente HGW XX/7. Su mandato del primo ministro invaghitosi dell’attrice Christa Maria Sieland, HGW spierà la vita di Christa e quella del suo compagno, l’attore Georg Dreyman, per trovare elementi di prova che portino all’arresto di quest'ultimo.
Ma Wiesler non porterà fino in fondo la sua missione pur avendo accertato delle cose che non vanno. La conoscenza del loro amore, dell’arte e della musica, in particolare l’ascolto della “Sonate vom guten Menschen” (La sonata degli uomini buoni), lo porterà a falsificare i suoi rapporti di servizio e a salvare la vita all’attore Georg Dreyman, che però perderà la sua compagna.
Una volta caduto il muro, Dreyman scoprirà attraverso una ricerca negli archivi della Stasi chi è l’agente che lo ha coperto e gli dedicherà un libro. Vincitore nel 2006 dell’Oscar per il miglior film straniero. Tempi, personaggi, dialoghi e intreccio perfetti. Bogesiana la narrazione degli eventi all'interno della stessa narrazione. Grandiosa l’interpretazione di Ulrich Mühe (morto un anno dopo il film) nei panni di HGW XX/7.

Carnevale

Sfrappole (Bologna)
Crostoli (Ferrara, Rovigo, Friuli)
Chiacchiere (Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Campania, Parma)
Bugie (Genova, Piemonte)
Galani (Veneto)
Frappe (Roma, Modena)
Cenci (Livorno)
Sflappe (Marche)
Crostoi (Trentino)
Crogetti (Siena)
Cresciole (Marche)
Fiocchetti (Coriano)

venerdì 30 gennaio 2009

L'invenzione

L'invenzione è la scoperta in noi di un'immagine che a volte crediamo di sapere da dove proviene; altre volte ricordare i propri passi-pensieri è un cammino oscuro, in ogni caso quello che abbiamo scoperto proviene dal nostro pozzo.

giovedì 29 gennaio 2009

Verso cosa


Verso cosa stai correndo?

Le persone

Le persone che hanno colpito il mio cuore hanno lasciato un segno indelebile di sofferenza.
baci
Vic

Ci sono

«Ci sono molte cose nella vita che colpiscono lo sguardo, ma solo alcune colpiscono il tuo cuore: segui quelle.»
(Winston Churchill)

mercoledì 28 gennaio 2009

Se - If

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you
but make allowance for their doubting too,

If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don't deal in lies,
Or being hated, don¹t give way to hating
And yet not look too good, nor talk too wise:

If you can dream - but not make dreams your master,
If you can think - but not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two imposters just the same;

If you can bear to hear the truth you've spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build them up with worn-out tools

If you can make one heap of all your winnings
And risk it all on one turn of pitch-and-toss
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;

If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on, when there is nothing in you
Except the Will which says to them: ³Hold on!²

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with kings, yet not lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you;
If all men count with you, but none too much,

If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds' worth of distance run
Yours is the Earth and everything in it,
And, what is more, you'll be a Man, my son!

Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te la stanno perdendo;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te tenendo conto però dei loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare o essendo calunniato non rispondere con calunnie o essendo odiato non dare spazio all'odio senza tuttavia sembrare troppo buono ne' parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare di pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio nello stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita distrutte e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo a testa o croce e perdere e ricominciare dall'inizio senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così resistere quando in te non c'è più nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!';
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;
Se non possono ferire ne' i nemici ne' gli amici troppo premurosi; Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa: tua e' la Terra e tutto ciò che vi e' in essa e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio !
Written by Rudyard Kipling

lunedì 26 gennaio 2009

It is better

It is better to have plenty of money than to be attractive. These are the great truths of modern life.
Written by Oscar Wilde

domenica 25 gennaio 2009

L'albero che suona


L'idea è poetica. Nel distretto di Burnley, nel nord dell'Inghilterra, gli architetti Anna Liu e Mike Tonkin hanno costruito "the singing ringing tree", un albero formato da canne d'acciaio di varie lunghezze che emettono suoni diversi a seconda dell'intensità e della direzione del vento. Se poi immaginiamo l'albero ammantato dalla nebbia che da quelle parti non manca...
Per ascoltare i suoni dell'albero o si va in Inghilterra o ci si accontenta di questo modesto filmato: youtube

sabato 24 gennaio 2009

Un fatto

Lo aspettava un fatto, uno di quei fatti che sono come le onde del fiume, passano una volta e non li vedi più, ma possono cambiarti la vita. Sono quei fatti fuori dal comune, quelli che ti capitano quando meno te lo aspetti, come un figlio che nasce, un fratello che torna, una donna che si innamora, un amico che si sposa.

venerdì 23 gennaio 2009

Taccuini toscani


Scriveva nel suo diario Albert Camus: "Al termine della mia vita vorrei tornare sulla strada che scende nella valle di Sansepolcro, percorrerla lentamente, camminare tra i fragili ulivi e i lunghi cipressi e trovare, in una casa dai muri spessi e dalle stanze fresche, una camera nuda dalla cui stretta finestra io possa guardare la sera che scende sulla vallata."
"Costeggiare quella campagna di ulivi e viti, di cui sento ancora l'odore, e percorrere quelle colline di tufo bluastro che s'estendono sino all'orizzonte, e vedere allora Siena sorgere nel sole che tramonta con tutti i suoi minareti, come una perfetta Costantinopoli."
"Qui posso davvero fermarmi, trovare finalmente il punto d'approdo di una vita tormentata e senza respiro."

giovedì 22 gennaio 2009

In amore

In amore la domanda da farsi è: Chi? Cosa? L'amore è amore per qualcuno o per qualcosa. Amo qualcuno per la sua assoluta singolarità o lo amo per le sue qualità, la sua intelligenza, la sua bellezza. Uno vuole essere fedele a qualcuno perché è irripetibile, perché non è né x né y che pure hanno delle qualità. In questo senso la fedeltà è minacciata dalla differenza tra il chi e il cosa.
(liberamente da un documentario su Derrida)

domenica 18 gennaio 2009

Sette anime

Un uomo gioca con il telefonino mentre guida. La disattenzione provoca l’incidente in cui muoiono la moglie ed altre persone. Per placare i sensi di colpa Ben (Will Smith) aiuta sette sconosciuti in difficoltà. Così incontra Emily (una splendida Rosario Dawson) che soffre di una grave cardiopatia e della quale si innamorerà. Il film si conclude in modo tragico.
Si vivono momenti emozionanti e di commozione seguendo la delicata e romantica relazione tra i due, ma una volta usciti dal cinema ci si chiede se non prevalgano nel film di Gabriele Muccino un certo sapore granguignolesco ed un montaggio tortuoso. Peccato.

sabato 17 gennaio 2009

Samuo Te An

Nella regione dello Shantung viveva Samuo Te An, che in cinese vuol dire occhi che incantano. Era la donna più bella di Jinan, il villaggio sulla riva del Fiume Azzurro.

venerdì 16 gennaio 2009

Se le pagine

Se le pagine di questo libro consentono qualche verso felice, mi perdoni il lettore la scortesia di averle usurpate io, previamente. I nostri nulla differiscono di poco; è banale e fortuita la circostanza che sia tu il lettore di questi esercizi, ed io il loro estensore.
Written by J. L. Borges

giovedì 15 gennaio 2009

Fantasmi

Nero, arriva vestito di nero lo scrittore. Tiziano Scarpa, la pelata, il baffetto, la voce prima emozionata poi stentorea mentre legge Marcel Schwob (Le vite immaginarie). “Fissare i propri fantasmi” è il titolo dell’incontro organizzato dal circolo Walter Tobagi di Venezia all’Hotel Bologna di Mestre. Cos’è il fantasma? Un pensiero ricorrente, un ritornello della fantasia a cui dare voce. Distingue, Tiziano Scarpa, tra fantasma personale e collettivo, tra ciò che è nostro e potrebbe essere condiviso, e ciò che è condiviso e potremmo far nostro, tra storia privata e storia comune. Idee, suggestioni, racconti che diventano parole. Il suo ultimo libro, “Stabat mater”, nasce dal ricordo della madre che gli raccontava che era nato all’ex Ospedale della Pietà: un tempo ospitava le orfane e Vivaldi era il loro insegnante di musica. La scrittura è un atto di fiducia verso gli altri che lo scrittore fiduciosamente immagina interessati. Un atto che richiede tempo.

lunedì 12 gennaio 2009

London on my mind

London on my mind, andrò di fretta, come i londinesi nella tube, sorry, scusa per dire scansati in modo gentile, ma dove andranno tutti così di fretta a Londra, non li ho seguiti, ma suppongo a saltare su un’altra tube, un altro bus, un taxi, non sono mica turisti che girellano come noi, andrò di fretta dicevo perché come faccio a raccontarvi una città di otto milioni di persone dopo esserci stato solo cinque giorni, ho visto qualcosa, ma di fretta appunto, eppure è bastato a fall in love with London, a innamorarsi di questa città dove incontri tutti i volti del mondo, gli odori e i sapori dalle Indie al Brasile, musica ovunque, il vento nei cunicoli della Tube, le corse in taxi, i pensieri colorati come Brick Lane, il romantico Ice Rink del Natural History Museum; attraversi i mercati che profumano di curry, cumino e di altre spezie orientali; assapori il caffè pakistano, la cucina del Gujarat, l'anatra alla cantonese, gli scampi reali fritti con salsa chili dolce, il barracuda grigliato con zucchine e salsa di cocco, le torte giamaicane di bullah (pan di zenzero), i pudding, i dolci turchi, Baklava a base di pistacchi e miele, e i Lokum all’ananas, alle rose…
31 DICEMBRE 2008
Insieme a Rossana e alle nostre splendide figliole Elena, ventiquattro anni, ed Alessandra, dodici, siamo appena arrivati a Gatwick. Dopo una monorotaia e un tapis roulant lungo un chilometro saltiamo sul Gatwick Express che in 35 minuti ci porta a Victoria Station, passando dalla periferia londinese con le casette tutte uguali in brick (mattoni), due piani, tetto bianco spiovente, piccolo giardino; sferragliando all’ombra della vecchia centrale elettrica di Battersea che con le sue alte ciminiere ci ricorda che la rivoluzione industriale è nata qui; oltrepassando il Tamigi in un attimo, giusto il tempo di intravedere là in fondo, out there, il London Eye.
Victoria Station è una grande stazione come le altre, ma se alzi lo sguardo incontri la copertura vittoriana in ferro e immagini le locomotive sbuffanti che da qui partivano per portare l’aristocrazia a Brighton, sul mare, o nelle tenute di campagna dalle parti di Doover. But anyway, c’è un taxi che ci aspetta, no veramente non aspetta noi aspetta le nostre valigie, perché noi dopo cinque ore passate tra aeroporti, aerei e tapis roulant, vogliamo incontrarla subito questa New York d’Europa, questo little world multietnico frizzante e cangiante, questa patria della musica, della fotografia, dell’arte. E allora via per Victoria Street, of course, salutati dalla facciata del Vitoria Palace che annuncia con una scritta luminosa Billy Elliot, “Still the musical in the land”, la storia di un ragazzino aspirante ballerino che alla fine ce la fa. All’angolo fra Victoria Street e Brodway c’è la mitica Scotland Yard è da lì puntiamo dritti al cuore di Londra: Trafalgar Square. Attraversiamo la grande piazza mentre dall’alto l’ammiraglio Nelson (baedecker: “che battè la flotta di Napoleone nel 1805 al largo di capo Trafalgar in Spagna”) ci ignora e risaliamo Charing Cross, scoprendo la libreria antiquaria Henry Pordes Book gestita da trent’anni da un napoletano che ora sogna di trasferirsi a Parigi; la taverna The Lamb and Flag, che tra le sue pareti ospitò Dickens e Butler; il pub The Feather (le piume) e il pub dedicato a Lord Salisbury (1830-1903); un barbiere che in vetrina procede a pelare il cliente tra ritagli di giornale e scudetti dell’Arsenal appesi alle pareti.
Fa freddo, dimenticavo, è il 31 dicembre del 2008 e c’è fermento. I fuochi d’artificio di stasera sono annunciati come i più spettacolari del mondo. Fa freddo e abbiamo bisogno di una soup, cioè di una zuppa calda - dopo il tè è la seconda bevanda nazionale dei British, così cerchiamo di riscaldarci in un Pret a Mangèr dalle parti di Piccadilly Circus, la today’s soup è bollente e si chiama Thai Chicken Curry. Camminiamo per Soho lungo Wardour Street, vicino a cuochi cinesi che spadellano spaghetti alla soia e cubetti di pollo conditi con salse colorate. Un tuffo in Oxford Street, svolta in Bedford Street con i suoi hotel tre stelle addobbati a festa, e raggiungiamo Russel Square (dedicata al politico e intellettuale John Russel 1792-1878) e il Russel Hotel infiocchetto come un pacchetto di Natale. Dietro l’angolo di Guilford Street finalmente il nostro Celtic Hotel, con le renne luminose alle finestre; accanto al campanello una scritta: Welcome/ Please Ring Bell (once and kindly) wait. Non c’è bisogno di aspettare, apre un portiere di poche parole che ci assegna la camera 29 al secondo piano. Ci troviamo nel cuore del quartiere di Bloomsbury, a cinque minuti dal British Museum e dalla British Library. Più British di così…Come mai abbiamo scelto questo albergo? Questa è una storia interessante. Quando invitavamo a cena la Lea (un’insegnante d’inglese nostra vicina di casa) ci parlava spesso di Londra, città nella quale si trasferiva ogni estate per due mesi, delle passeggiate a Hyde Prak, delle visite al British Museum o alla National Gallery; ci consigliava di imparare l’inglese ripetendoci il motto “Where is a will there is a way”. Quando morì, dieci anni fa, ci lasciò i suoi libri comprese le vecchie guide di Londra degli anni cinquanta. In una di esse aveva annonato a penna l’indirizzo della residenza londinese: Lea Francione 26 Bedford Place (Russel Sq). Inserito l’indirizzo nel motore di ricerca Google ( la moderna Pizia) trovai il sito del St. Margaret’s Hotel. La proprietaria, la signora Marazzi, ricordava la sua amica Lea ma non gestiva più il St. Margaret’s bensì il Celtic.
Programma per la sera dell’ultimo dell’anno: tavolo riservato al ristorante Denise’s, a due passi dall’albergo in Southampton Row, poi andremo a vedere i fuochi. Ci riceve proprio Denise, una signora che assomiglia alla Callas, con i capelli neri raccolti in una coda di cavallo; ci racconta che suo nonno è di Palermo la madre dell’isola di Cipro, lei è nata in Grecia e ha sposato una francese. Et Voilà ordiniamo omelette Bohemienne, Omelette Champagnarde, Chicken Chasseur, Fried Scampi, Calves Liver, e per dolce Apple Crepes, Chocolate Mousse, infine caffè e un Baileys.
C’incamminiamo verso Trafalgar Square: a Soho, in Wardour Street, il Village è un locale per gay con ballerini in perizoma che ballano in vetrina; alla nostra sinistra, al penultimo piano di un palazzo anni trenta, una grande terrazza illuminata di blu per un party; in strada tre ragazze bionde ballano accompagnate da uno che suona il sax. Cerchiamo di avvicinarci a Trafalgar Square, il servizio di sicurezza è ovunque, indossano una giacca gialla con la scritta Police; in Leicester Square è satta allestita una torretta d’avvistamento, nei pressi della quale un nero viene bloccato e immobilizzato da due bobbies, in pochi minuti 20 bobbies circondano il malcapitato e lo portano via. C’è paura che nell’ultima notte dell’anno possa esserci un attentato. Nella lista dei consigli dati ai cittadini si raccomanda di segnalare le persone sospette alle forze dell’ordine.
Verso la fine di Charing Cross Road un tabellone luminoso avverte che “Trafalgare Squame is Full”. Per fortuna i fuochi si vedono anche da qui oltre il campanile con l’orologio blu di St Martin in the Fields. Dieci minuti veramente spettacolari, Happy New Year per tutti, anche se non con il calore delle piazze italiane. C’è da dire che la temperatura vicina allo zero non aiuta e forse la presenza dei bobbies se da un lato rassicura dall’altro risveglia la preoccupazione. Non si curano della temperatura i giovani in giacca o abitino leggero in fila al Club, un locale trendy di Leicester Square. Tornando verso l’albergo notiamo che ci sono diversi ciclotaxi che nell’affollata notte di Capodanno fanno affari d’oro raccogliendo gli stanchi festeggiatori. Dalle parti del British, fuori dalla Museum Tavern, un signore in frack e tuba fuma una sigaretta. Happy New Year.
1 GENNAIO 2009
La mattina “full english breackfast” servito da Brigitte, una signora tedesca originaria della Baviera che ha vissuto in Belgio e che parla un inglese e un tedesco impeccabili. Ha un grembiule bianco su un vestito grigio, una Mary Poppins d’antan con i capelli corti e gli occhi azzurri. Il “full english breakfast” consiste in uova all’occhio di bue, piselli, una salsiccia e funghi. Naturalmente non mancano la marmalade (che è solo d’arance) , la jam di prugne, burro, pane, o meglio mixed toasts bianchi e integrali, orange juice, caffè e latte e il mitico porridge. Bridgitte consiglia a tutti il porridge perché “start the day with a plenty of energy”. Ma cos’è il porridge? Una farinata d’avena cotta con il latte e spruzzata di brown sugar. Ottima. Ed ecco Mrs. Marazzi che ci viene a salutare: è più piccola di Bridgitte, con i capelli a caschetto neri, un viso piccolo e un sorriso che mette subito a proprio agio gli ospiti. Si informa sui programmi, dà consigli, se c’è bisogno di prenotare un ristorante o un taxi ci pensa lei. Ogni anno torna due volte in Italia a Forlì dov’è nata e che si capisce un po’ le manca.
Oggi prima andremo a vedere la London Parade lungo le vie del centro e poi da Harrods, i grandi magazzini più chic di Londra con le commesse più glamour del Regno Unito.
I lampioni delle strade sono stati dipinti con “anti climb paint”, una speciale pittura che scoraggia tentativi di arrampicata per vedere meglio la sfilata. Fa un freddo cane ma a Elena e Alessandra piace. In circa tre ore sfilano bande e pennacchi, carrozze e vecchie biciclette, associazioni di reduci e di beneficenza, pagliacci e artisti di strada. La presenza di delegazioni della California, della Georgia della Carolina e di altri stati americani conferma il forte legame che l’America ha con l’Inghilterra, suo genitore storico e culturale se così possiamo dire. Temperatura intorno allo zero, manca qualcuno che distribuisca dei tè caldi: ahiaiai Londoners c’è una pecca nell’organizzazione. Riesco a procurare del latte bollente alla vaniglia e una brioche bruciacchiata con ham (prosciutto) e cheese (formaggio). Alle tre finalmente prendiamo la metro, pardon la tube, questo spazio di nessuno in cui tutti si incontrano e subito si perdono di vista, un tragitto al buio verso un punto sulla mappa: Knightsbridge Road. Anche Harrods, come il Russel Hotel è pavesato per le feste con luci gialle e bandiere rosse: l’imponente palazzo ottocentesco ha delle tende verdi lungo la strada che fungono da portici, al centro un timpano e una cupola di sapore palladiano. Dentro merce ovunque, e cibo, tanto cibo nel reparto delle specialità gastronomiche, collegato al salone del tè e del cioccolato. È possibile sedersi lungo i banconi o ai tavoli per gustare le specialità del mondo cotte al momento davanti a voi. Insieme all’eleganza dei bagni e degli ascensori, altre due cose stupiscono da Harrods: la statua a grandezza naturale di Mohamed Al Fayed multimilionario proprietario di Harrods, e il cenotafio allestito per ricordare Dodi e Diana: i due seguono a mani giunte una colomba, una targa ricorda che “furono assassinati”.
All’angolo di Harrods, la pasticceria Valerie e le limousine delle signore multiliardarie dell’India, dei paesi arabi, ma anche di molti paesi occidentali con un codazzo di tate e maggiordomi. E una fila dei famosi
taxi neri anni trenta, detti black cabs , a volte ricoperti di vistose scritte pubblicitarie. Uscendo dai grandi magazzini ci imbattiamo in un traffic jam, un ingorgo, per di più hanno chiuso la stazione della tube per una manutenzione. Autobus a rilento fino aPiccadilly Circus, da dove con la Piccadilly line in pochi minuti raggiungiamo Russel Square che è just behind, giusto alle spalle del nostro albergo e del caratteristico pub Friend at hand.
La serata trascorre ridendo, leggicchiando “Altri colori” Pamuk e “I sogni di mio padre” di Barack Obama, e programmando l’indomani. Dobbiamo assolutamente assistere al cambio della guardia a Buckingham Palace , che quest’inverno di tiene alle 11.30 nei giorni pari. E dopo Natural History Museum con i dinosauri e la blu whale, la grande balena blu.
2 GENNAIO
Fuori dalla fermata di Green Park, verso le dieci e mezza, molta gente gente già si incammina verso il palazzo reale attraversando il parco, sul quale fa capolino l’Hotel Ritz. Folla e bobbies : le persone che hanno scelto come punto di vista la fontana di fronte al palazzo, il Queen Victoria Memorial, devono stare con entrambi i piedi all’interno dell’ultimo gradino; chi sgarra viene richiamato o, se insiste, accompagnato in un’altra zona. I soldati dalle uniformi rosse e grigie e dai i lunghi colbacchi di pelo d’orso marciano e urlano dandosi ordini nel cortile del palazzo. La cerimonia si conclude con una banda militare che suona pezzi di Michael Jackson, la colonna sonora di Rocky, insomma la solita cosa da turisti, ma almeno una volta nella vita devi vederla. Riattraversando il Green Park notiamo il Canada Memorial, dello scultore canadese Pierre Granche. Dedicato al milione di canadesi che morirono tra la prima e la seconda guerra mondiale, è formato da due piastre di granito leggermente inclinate in cui sono inserite delle foglie in bronzo sulle quali corre un sottile flusso d’acqua. A Kensington, quartiere del Natural History Museum, ma anche del Science Museum e del Victoria Albert Museum, ci stupisce l’eleganza delle case davanti a cui sono parcheggiate macchine lussuose. Alle finestre piccoli cespugli di bosso a forma di sfera o di cono, agli ingressi dei leoncini in pietra con il fiocco rosso. Sul parabrezza di una Mercedes un volantino invita al party di fine d’anno della discoteca Studio Valbonne: è richiesto un abbigliamento “superglamorous” e 50 pound d’ingresso. Per uno spuntino non abbiamo che l’imbarazzo della scelta: un ristorante indiano, una baguetteria francese, l’italiano Pasta e pizza e il fast food cinese Choosi. Scegliamo il cinese perché la clientela sembra del posto e i piatti sono preparati a vista dietro il banco e serviti in delle pratiche vaschette di cartone usa e getta. Menu: spaghetti di soia, pollo immerso in una caramellosa salsa rossa, riso alla cantonese e involtini primavera.
Natural History Museum: questo non è un museo è un luogo. Quando entri nel grande atrio ti vengono in mente Peter Pan, Capitan Nemo, Indiana Jones, Henry Potter, fiaba e avventura, ma anche il tuo lontano passato ti guarda. Dopo aver fatto una piccola coda che ti ha consentito di guardare con attenzione la facciata di questo edificio neogotico progettato da Alfred Waterhouse nel 1880, ti trovi faccia a faccia con un gigantesco scheletro di dinosauro Diplodocus; alle sue spalle la gradinata che sale al piano superiore e che si divide in due rampe sopra gli archi abbelliti da terracotte blu, lasciando spazio ad una quinta di bifore con vetrate liberty. Ai lati dell’atrio le grandi finestre e le colonne salgono verso le volte, mentre dei gargoyles dall’aspetto extraterrestre scalano le modanature. In alto, sopra il Diploducus, un ponte unisce le due ali dell’edificio. Coda per vedere il modello animato del Tyrannosaurus Rex e anche davanti alla balena azzurra, lunga più di dieci metri si sta stretti. Mi siedo nell’atrio, guardo i contrafforti, le arcate, il ponte che unisce le due ali dell’edificio, la gente che passa e la teca di plexiglas di fronte a me che contiene un … un animale strano, con un corpo a forma d’uovo e la testa e le zampe da tartaruga. Provo a immaginarlo senza gente, il Natural History Museum, silenzioso con i suoi misteriosi animali del passato e la luce della luna che entra attraverso le vetrate color argento.
Usciamo e ci fermiamo ai bordi dell’Ice Rink, la pista di pattinaggio nel parco del museo, circondata dagli alberi con le lucine, famiglie e coppie girano in tondo e sembra una scena di Serendipity, in cui i protagonisti pattinano al Central Park di New York. Siamo a due passi dal Science Museum (anche questo gratuito) e continuiamo il nostro viaggio passando dall’evoluzione della natura all’evoluzione della tecnica. Nell’atrio non un Diploducus ma l’Energy Ring, il gigantesco anello in alluminio percorso da luci. Al piano terra l’esposizione è una viaggio nel tempo dalle macchine a vapore di fine Ottocento, alle prime radio, agli elettrodomestici, fino ad arrivare alle spedizioni sulla Luna e su Marte. Nell’interrato grandi spazi dedicati ai laboratori per i bambini, al terzo piano un simulatore di volo e delle sale per proiezioni tridimensionali. Un’intera area è dedicata a delle postazioni interattive che spiegano fenomeni fisici e biologici; sono rivestite di metallo e hanno la sagoma curvilinea di due o tre cellule che si aggregano. Un’altra sezione è dedicata alla genetica ed è intitolata Who am? (Chi sono?).
Si torna a casa un po’ nei tipici bus rossi un po’ in tube. Per la cena resteremo in albergo. Piccola spesa da Waitrose, al Brunswick Centre, vicinissimo a Russell Square. Che si fa domani? La City non attira le ragazze, noi l’abbiamo già vista, e allora come perdersi uno degli hotspot di Londra: il meridiano di Greenwich, un luogo che offre anche uno dei panorami più completi sulla città. Stasera passeggiata a Soho per bere qualcosa da Ronnie Scotts, il tempio del jazz, ma, stranamente, è chiuso. Potremmo tornare, domani sera è in programma il concerto di Gill Manly con un omaggio a Nina Simone.
3 GENNAIO
L’ autobus 188 ferma a Russel Square e porta dritto dritto (si fa per dire) a Greenwich: ci vuole circa un’ora. La giornata è fredda ma serena dopo il cielo grigio dei giorni scorsi. Non prenderemo solo il 188, non costeggia i punti più famosi della riva sud del Tamigi. Superato il ponte di Waterloo, scendiamo a Elephant & Castle, uno degli snodi viari più importanti di Londra: il nome deriva dalla leggendaria visione settecentesca di un elefante che trasportava sulla groppa il plastico di un castello. Saliamo sul bus RV1 che tocca London Eye, Oxo Tower Tate Modern, Globe Theatre, City Hall, Tower Bridge. Breve passeggiata nei giardini della City Hall (sede del Municipio) lungo la riva sud del Tamigi. La creazione di Norman Foster in acciaio e vetro, soprannominata “l’uovo”, guarda la City, il cuore finanziario di Londra, sulla quale svetta un altro progetto di Foster, il grattacielo verde e blu St Mary Axe soprannominato il cetriolo , “the gherkin” (il quale è vicinissimo ai famosi Lloyd’s opera di Richard Rogers). Sull’altra riva anche la Tower of London, la cittadella medievale voluta da Guglielmo il Conquistatore: è uno dei quattro monumenti di Londra dichiarati di interesse mondiale insieme a Westminster Abbey, Kew Gardens e Greenwich. Accanto alla City Hall un chiosco interamente in legno costruito a strati come le falesie. Circondati da cotante meraviglie decidiamo che è il momento della foto di gruppo. Camminiamo fin sotto il Tower Bridge e poi chiediamo informazioni per il 188 che ferma da quelle parti. Cullati dal bus riscaldato attraversiamo una zona di Londra anonima, con grandi magazzini, giardini poco curati , una zona che potremmo definire “sgarrupata”. Greenwich, invece, è un elegante borgo in riva al Tamigi. Dalla sua riva si guarda quartiere più recente: Canary Wharf, un nugolo di grattacieli sorti sulla malandato Isle of Dogs (isola dei cani). All’ingresso del tunnel sotterraneo e pedonale che si congiunge alla riva opposta un’atleta salta la corda. Ma il meridiano dov’è? Un cicloturista inglese ci spiega la strada, ma a un certo punto dice “gretpòk” e non capisco, allora gli chiedo che cos’è un Gretpòk, lui pronuncia così great park, un grande parco. Il problema con i londinesi non è fare le domande, è capire le risposte, tenendo presente che l’inglese ha 21 suoni vocalici diversi, un’infinità di accenti e spesso chi parla contrae tre parole in una. Il meridiano è in cima al grande parco di Greenwich, una collina verde in cui si incontrano cani che portano a spasso i loro padroni, amanti del jogging, coppie e famiglie in passeggiata, e soprattutto si incontrano tanti scoiattoli che si arrampicano sulle querce del parco e che hanno tale dimestichezza con l’uomo da farsi quasi accarezzare. Volteggiano e saltellano da un ramo all’altro come le bertucce, poi scendono a terra, si avvicinano, ma se non avete niente da mangiare risalgono in fretta verso i rami più alti. Probabilmente ognuno di noi si sente più attirato da uno scoiattolo che zampetta che dal Gherkin, e questo ci dovrebbe insegnare tante cose, ma non è così.
Anyway, arriviamo in cima rinfrancati da questa immersione nella natura. Il belvedere della collina offre, credo, il più completo e bel panorama di Londra. Lungo il prato in discesa uno spaniel inglese (una coincidenza?) bianco e marrone rincorre la palla da tennis lanciata dal suo padrone, poi torna su di corsa, è un cane buffo e ci fa ridere. A due passi, il meridiano: una linea metallica di circa quattro metri sulla quale camminano gruppi di turisti e si fanno fotografare nelle pose più incredibili. Alle loro spalle l’orologio del meridiano detta l’ora a tutto il mondo. Siamo ancora in tempo per la proiezione del planetarium. Ci distendiamo nelle poltrone e ci gustiamo il filmato in 3D che ci porta tra i canyon e le nubi di Marte. Torniamo in paese, tappa da “George, delicatessen and fine wines”, quiche Lorraine, panini ham and cheese e una soup con troppo curry. Dessert attraversata la strada: al Greenwich market assaggiamo il Lokum turco e il churro brasiliano, una pasta di cocco fritta e servita con crema di cioccolato o caramello. Quando risaliamo sul 188 sono le quattro. Pensavamo di visitare il British ma ci siamo lasciati avvolgere dall’atmosfera rilassante di Greenwich, e allora cambiamo programma: Oxford Street. Lungo la via del ritorno sonnecchiamo, ma sul Waterloo Bridge ci risveglia la vista di Londra, del Parlamento e del Big Ben illuminati dalle luci della sera. Prima di scendere a Holborn scatto la foto più bella di questo viaggio: le sorelle sono sedute quattro file davanti a noi, molta gente è scesa, le chiamo, sorridono e “click” tra il giallo dell’autobus e le scritte luminose alle loro spalle oltre i vetri. Il loro sorriso è il commento migliore a questa vacanza.
A Holborn altro autobus, risaliamo una parte di Oxford Street - ormai ci abbiamo preso gusto . Seduti al caldo ci godiamo lo spettacolo della gente che sciama sui marciapiedi: corrono, sono tanti e di tutte le razze, ci sono le svendite, le luci delle feste e soprattutto è sabato. L’autobus procede lentissimo, nella nostra direzione c’è un ingorgo, allora scendiamo ed entriamo nel flusso elettrico, ci divertiamo a scansare chi cammina in fretta davanti a noi o alle nostre spalle, sorry, sorry e ti superano come come dei podisti. A Oxford Street dominano i megastore di musica, di libri, di abbigliamento. Difficile sottrarsi, e poi ci sono le svendite. Alla libreria Borders notiamo London through a lens, un curioso libro che è anche il catalogo della mostra che si tiene in questi giorni alla Getty Images Gallery. Una raccolta di 230 curiose immagini fra le quali due giovani che in costume da bagno nel maggio del 130 si tuffano nel Tamigi con sullo sfondo il Parlamento, un ferroviere che appende il cartello: “a causa della nebbia i treni non partono”, Stanley Green in Oxford Street, un eccentrico signore che per 25 anni ha passeggiato in Oxford Street. Pubblicizzava il libro che aveva scritto ed edito in proprio per sostenere che una dieta povera di proteine contribuiva ad evitare l’incremento del desiderio sessuale. La rivista Time Out propone, invece, 50 pagine di eventi, spettacoli, appuntamenti.
In un megastore di musica che si chiama Hmv ci troviamo per caso spalla a spalla con i nostri simpatici parenti bolognesi Paola e Nevio, decidiamo così di festeggiare l’evento andando a cena insieme. Nevio consiglia il pub Porter’s a Covent Garden. Ok. Trascorriamo una piacevole serata, parlando di musica, politica, tipi di birre (sapete la differenza tra una lager, una bitter e una guinness? Neppure io la sapevo) e gustando alcuni piatti tipici della cucina inglese: un Honey roast chicken, un pollo condito con miele e cidro di mele, la Sheperd’s pie, ragù di vitello immerso in purè di patate, Salmon fillet with dill and lemon cream sauce, filetto di salmone grigliato e accompagnato da una salsa di aneto e limone, il Porter’s Wellington burger, un hamburger con salsa di cipolla e funghi, Pork and roast onion sausage, carne di maiale in una salsa di cipolla agrodolce. Per dolce un hot pudding, lo Sticky toffee pudding, un compatto pan di Spagna con l’uvetta accompagnato da crema alla vaniglia. Quando torniamo verso casa nella piazza semideserta, ma soprattutto fredda, di Covent Garden c’è uno che suona il sax (non lo stesso di Wardour street). Lungo le scale che portano agli ascensori di Russel Square il vento improvviso della tube scompiglia i capelli e va volare i cappelli.
4 GENNAIO
Domenica multietnica. Diretti alla stazione di St. Pancras, camminiamo lungo Brunswick Street, dove la sede della Mccann Erickson, una delle più note agenzie di comunicazione del mondo, ha una curiosa vetrina: i Re Magi sono in viaggio non verso la cripta di Betlemme ma verso l’edificio della Mccann, un ex parcheggio multipiano. Ammiriamo dall’esterno la British Library che la domenica è chiusa. Oltre ai suoi 12milioni di volumi, la sua Treasures Gallery dà l’opportunità di vedere da vicino la Magna Charta, il Codex Sinaiticus, la bibbia di Gutenberg, le prime dizioni del Corano, i manoscritti di Beethoven, Mozart, Bach, Haendel, dei Beatles, etc. La statua di Isaac Newton (di Eduardo Paolozzi) luccica al di là della cancellata a lettere nere.
La domenica, almeno questa domenica, la linea della tube per Aldgate non funziona, e allora bus 205 piano superiore, che ci scarrozza per la City e poi, appena usciti da uno quartiere più moderni e ricchi della città, ci permette di scendere all’inizio di Brick Lane. Sono circa le undici del mattino e i camini di alcune case in legno sbuffano nell’aria gelata mischiandosi all’odore del curry. Gli ambulanti bengalesi, cinesi, giamaicani, turchi, stanno sistemando le loro bancarelle. In fondo è domenica. Brick Lane è una tavolozza variopinta di suoni, odori, popoli, ma anche di writer (quelli che dipingono i muri), nelle vie laterali sopra una bottega che vende mobili una dentiera rosa; una saracinesca nera spruzzata di bianco e rosso è diventata un’ammiccante platea di donne anni Trenta; più in là un volto coperto dalla maschera antigas su fondo giallo. S’incontrano anche individui strani, come l’anziano con un cappello da cow boy calcato sopra un copricapo da baseball e che si arrabbia quando lo fotografo, o il giovane dall’aria un po’ fumata e abbigliamento anni Settanta. Diverse vetrine di barbieri: assomigliano a dei circoli, i clienti non si tagliano solo i capelli, ma fumano-chiacchierano-leggono. In fondo alla via: Beigel Bake, la panetteria aperta 24 or su 24 vende i beigel, ciambelle di pane kosher. È veramente squisito, tant’è che rientriamo e, siccome molta gente se lo mangia con la carne di manzo salata, proviamo anche noi: nauseabondo, molto meglio il beigel nature. Alla fine di Brick Lane proseguiamo per Columbia Road dove si svolge il Flowers Market, descritto dalla guida come il più colorato di tutta Londra. Alla fine del mercato la gastronomia Campania per chi avesse nostalgia di casa. Torniamo indietro, e raggiungiamo in dieci minuti Shoreditch da dove prenderemo l’autobus per Dalston, uno dei quartieri più africani della città. Ma prima, per combattere il freddo, beviamo qualcosa di caldo da Kick, un curioso bar con un piano interrato pieno di calcio balilla, sul soffitto bandiere e gagliardetti, alle pareti lavagne, poster, specchi. A Dalston non c’è molto da vedere, il mercato si tiene di sabato, le numerose bancarelle chiuse e le luci ci lasciano immaginare quanto debba essere colorato e vivace quando è frequentato. Allora tube e in dieci minuti arriviamo a Camden, un altro famoso mercato di Londra. Un altro?, vi chiederete. Ebbene sì, perché ogni mercato ha la sua concentrazione di creatività e atmosfera. Camden Market è una strada caotica disseminata di bancarelle e di uomini sandwich che vi invitano ad entrare negli shops, mentre Camden Loock, situato dopo la chiusa del canale, è più suggestivo. Si cammina all’interno di cantine e vecchi magazzini trasformati in piccole botteghe; sembra di perdersi in un dedalo di riflessi e di voci. In uno dei crocicchi un giamaicano con le treccine rasta manda a tutto volume musica technoelettronica, mixa i pezzi della compilation Flying hight (volando alto…non si sa grazie a cosa…) compiled by Vlado. La sua consolle si trova fra una vetrinetta di bomboloni, che sembrano di plastica, e un gazebo di vestiti usati.
Cibo dai più diversi sapori, merce proposta in modo disordinato, gente di ogni tipo, è questo miscuglio casuale e sorprendente di stili e di sguardi a trasformare ogni mercato di Londra in qualcosa di più e di diverso da un megastore. Chissà come sarà il Brixton Market? Lo scopriremo la prossima volta, ora torniamo verso il nostro Celtic Hotel. In un Internet point ci colleghiamo per il check in, domani, purtroppo, si parte. La sera ceniamo da Porter’s, i quattro tavoli intorno a noi sono di italiani; ne abbiamo incontrati così tanti che non avevamo nemmeno voglia di conoscerli, così del resto loro con noi. Di solito all’estero quando s’incontra un connazionale ci si saluta per far due chiacchiere, ma se per ogni connazionale incontrato in questi giorni ci fossimo fermati non avremmo visto nulla. Parliamo anche dei personaggi dell’albergo: della misteriosa designer di New York, delle due maestre di danza di Vicenza, di Nurbek, il portiere di notte che ha ventidue anni ed è nato in Uzbekistan. Ci ha raccontato che è venuto in Inghilterra perché nel suo paese il lavoro è troppo condizionato da parentele e amicizie, i meriti contano meno. Gli ho detto che in Italia è la stessa cosa. La pensa così anche un altro ospite del Celtic, un ricercatore universitario italiano che da anni lavora in America e che in questi giorni è qui per completare la sua tesi di dottorato in neurobiologia. Quando usciamo da Porter’s il tipo che suona il sax è nella piazza semideserta: due pound se li merita per il coraggio.
5 GENNAIO
La mattinata comincia con un tempo fiabesco. Quando usciamo dal Celtic fiocca la neve e ogni tanto spunta il sole. Due brevi incontri in Mccann Erickson e in Dandad, due agenzie di comunicazione, una capatina al British Museum e poi salutiamo Mrs. Marazzi e Brigitte: “Grazie di tutto e arrivederci a presto”. Aspettiamo il taxi che arriva in ritardo, poi si perde per strada e arriva alla Victoria Station alle due e mezza invece che alle due, perché alcuni esemplari della species Cretinus Cretinus sono presenti ad ogni latitudine, anche a quella di Greenwich. Una volta scesi a Gatwick cominciamo a correre; il check-in e già chiuso, la hostess gentilmente ci dice che non c’è niente da fare; non è possibile, mancano ancora tre quarti d’ora e poi abbiamo le carte del check-in via Internet; allora è diverso, comincia a tamburellare sulla tastiera; ce l’abbiamo fatta, cinque minuti più tardi e saremmo rimasti a terra; però, chissà…un altro giorno a Londra…no scherzo! Ci consegna i biglietti e via, continuiamo a correre per superare il triplo controllo della dogana: documenti e biglietti, persona e bagagli, tacchi delle scarpe; e poi corriamo ancora; Vai su, no alla zona D, non alla B; ma stai andando al gate 64, il nostro è 54; entriamo alla zona del gate mezz’ora prima della partenza dell’aereo; respiriamo e ci diciamo che forse, superata la dogana, ce la potevamo prendere con più calma, anche perché l’aereo è in ritardo a causa delle nevicate della mattina.
In aereo sonnecchio leggendo Pamuk e pensando che abbiamo trascorso proprio una bella vacanza. Sulle ultime pagine del libro scrivo alcune note per la prossima visita. Quando atterriamo a Venezia ai bordi della pista c’è la neve.
Appunti per il prossimo viaggio londinese:
Quidam, lo spettacolo del Cirque du Soleil alla Royal Albert Hall
Pepsi Trocadero con il museo del Rock e il Guinnes World of Record
Ronnie Scotts locale culto del jazz londinese
Royal Academy of Arts
Tate Modern
National Gallery
Tempio indiano di Neasden
Sulemaniye Mosque di Kingsland Road
Freud Museum
British Museum
Vertigo 42, un lounge bar al 42° piano di un grattacielo della City
Reading Room, la famosa sala di lettura del British (riaprirà solo nel 2011)
Brixton Market
Dalì Universe
Borough Market
Hampstead
London Zoo
Light Railway di Canary Wharf
Locali di Shoreditch e Soho
Thames Barrier
Kew Gardens
Librerie di Charing Cross, in particolare: Borders, Foyles, Koenig Books, Shipley, Blackwell's.

giovedì 8 gennaio 2009

Celtic Hotel

Ring Bell
la porta
apre un sorriso
la parola amica
dischiude l'anima
e vola
da un essere all'altro
come una farfalla
tra le stanze
del Celtic Hotel
Londra gennaio 2009

Ring Bell
the door
open a smile
the friendly word
discover the soul and
flight
from a person to an other
like a moth
through the rooms
of the Celtic Hotel
London January 2009

martedì 6 gennaio 2009

Trafalgar Square was full

Happy New Year, Trafalgar Square was full. Quando torni da Londra hai incontrato tutti i volti del mondo, gli odori e i sapori dalle Indie al Brasile, musica ovunque, il vento della Tube, le corse in taxi, i pensieri colorati come Brick Lane e un romantico appuntamento all'Ice Rink del Natural History Museum.






martedì 30 dicembre 2008

Radio Londra

Le trasmissioni in italiano di Radio Londra iniziarono il 27 settembre del 1938 e si intensificarono notevolmente dal 1939 al 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale. Si passò da trasmissioni di un quarto d’ora al giorno a punte di oltre quattro ore, con una ventina di messaggi, registrate nel 1943. Il governo inglese aveva affidato la sua propaganda alla Bbc e la rete inglese svolse l’incarico attenendosi sempre ai fatti, con obiettività, raccontando sia le vittorie che le sconfitte. Questo le valse una grande credibilità in tutt’Europa. La voce in italiano era del colonnello Stevens, inglese di origini napoletane, che ben presto diventò popolarissimo. Altri speakers italiani sono stati Ruggero Orlando e Umberto Colosso, che trasmetteva direttamente da Londra.
«Radio Londra faceva controinformazione- racconta Mario Mauri. Si creavano dei veri e propri centri di ascolto: ci si riuniva a casa di quei pochi che possedevano un apparecchio radio, di solito il farmacista, il notaio, il prete del paesino, e si ascoltavano le ultime notizie dal fronte. Poi si diffondevano, si comunicavano agli altri. Era pericoloso. Bisognava usare molta cautela, perché il regime aveva proibito l’ascolto di Radio Londra, imponendo pesanti sanzioni penali. Proprio per questo la radio la si nascondeva sotto al letto, nella stalla o nell’armadio per poi tirarla fuori, con circospezione e con il volume sempre basso, alla sera».
da: http://www2.unicatt.it/pls/catnews/

lunedì 29 dicembre 2008

Venice-Gatwick

Il programma è di trascorrere cinque giorni a London passando da Brick Lane tra gli odori della curcuma, del cumino e di altre spezie orientali, senza perderci il caffè pakistano, la cucina del Gujarat, i pides, l'anatra alla cantonese, gli scampi reali fritti con salsa chili dolce, gli squisiti bagel, il barracuda grigliato con zucchine e salsa di cocco, le torte giamaicane di bullah (pan di zenzero), i tahini, il bigosz, i pudding, la crème brulée con mango e banana...partenza il 31, volo Venice-Gatwick BA2583.

I libri



I libri che da tanto tempo hai in programma di leggere
i libri che da anni cercavi senza trovarli
i libri che riguardano qualcosa di cui ti occupi in questo momento
i libri che vuoi avere per tenerli a portata di mano in ogni evenienza
i libri che potresti mettere da parte per leggerli magari quest'estate
i libri che ti mancano per affiancarli ad altri libri nel tuo scaffale
i libri che ti ispirano una curiosità improvvisa, frenetica
e non chiaramente giustificabile
i libri che vorresti scrivere e che non hai ancora scritto.
Written by Italo Calvino

mercoledì 24 dicembre 2008

A chi




A
chi
ama la nebbia
perché
assomiglia ai sogni
A chi ride se la neve
fiocca morbida e silenziosa
A chi quando piove guarda
i riflessi dell’acqua e le gocce che
suonano sui tetti
A chi fissa le stelle di notte
e pensa che lassù c’è qualcuno che ci ama
A chi se vede un’ingiustizia
non si fa i fatti suoi ma quegli degli altri
A chi vuol bene agli amici
per quello che sono e non per quello che danno
A chi davanti allo specchio avrebbe tante cose da dirsi
e molte di più da migliorare
A chi non ha sicurezze ma sa dare serenità ai suoi cari
A chi a Natale fa ancora l’albero e il presepe perché ha trovato il tempo
A chi cerca
la poesia che
rende fantastica la vita
BUON NATALE E UN 2009 DOLCE E ZUCCHERATO

DEM, der den Nebel liebt, weil er dem Träumen ähnlich ist.
DEM, der lacht, wenn es schneit, weich und still.
DEM, der, wenn es regnet auf das Wiederspiegeln des Wassers und auf die Tropfen, die auf den Dächern spielen schaut.
DEM, der zu den Sternen in der Nacht starrt und denkt, dass dort oben uns irgendjemand liebt.
DEM, der, wenn es eine Ungerechtigkeit gibt, nicht nur an seine Sache, sondern auch an die Dinge der anderen denkt.
DEM, der die Freunde für das, was sie sind und nicht nur für das, was sie geben liebt.
DEM, der vor dem Spiegel viele Worte zu sich zu sagen hat, aber auch viele mehr um sich zu verbessern.
DEM, der keine Sicherheiten hat, aber seine Lieben zu beruhigen weiß.
sucht, weil sie das Leben phantastisch macht.
DEM, der für Weihnachten noch den Weihnachtsbaum und eine Krippe aufstellt, weil er sich Zeit dafür gefunden hat.
DEM, der die Poesie Frohe Weihnachten und ein süsses und gezuckertes Jahr 2009
(Uebersetzung:Christa Baier)

lunedì 22 dicembre 2008

Il caffè è una vacanza

Il caffè è una vacanza. Cos’altro scrivere. Evitiamo la noia. Il caffè è un sollievo in un mondo sbagliato. Forse qualcuno l’ha già detto. Il caffè è un attimo bello e dolce. Questo non è granché. Forse ci vuole un caffè. Tutto da scrivere ancora. Una storia di famiglia che attraversa il mondo e comincia a Pereira. Una storia di caffè e di viaggi. Di amori e di odori. Di energia e pensiero. Un nonno con i baffi, una piccola trattoria che era il centro del paese, lungo il fiume Real, che nome Real, un nome da società sportiva. Il nonno si chiamava Luis Argüello, il primogenito Esteban. Esteban aveva sposato ... , chi l’ha conosciuto diceva che era ... E poi quel viaggio in Europa e la festa a Pereira, dopo la liberazione. La prima bottega era in calle...

domenica 21 dicembre 2008

I racconti del caffè

Veronika Brecelj scrive che a Trieste “I racconti del caffè” rappresentarono una straordinaria combinazione di genio e talento, un viaggio con molte digressioni fantastiche tra mostre, libri e persone. “I racconti del caffè” furono pubblicati a cura della casa editrice Botemann tra il 1932 e il 1934. A quell’epoca l’azienda Illy finanziò interamente l’idea di un giovane scrittore che aveva già pubblicato “Le ore del tè” e “Chiacchiere del dopocena”. Si chiamava Federico Menis e discendeva dalla famiglia di Guglielmo Menis, autore nel 1848 di “Adriatico”. L’opera sta ora per essere ristampata per i tipi della casa editrice Illywords, venuta in possesso dell’unica raccolta completa de “I racconti del caffè”. La scoperta si deve ad Ariella Rischenwald, che li ha rinvenuti dopo anni di ricerche a Londra negli archivi della casa editrice Hodder & Stoughton.

sabato 20 dicembre 2008

Se non sai

Se non sai quello che vuoi devi prendere quello che viene.

Trois rendez-vous in Paris

Michaël, une profession fixé dans le magazine de l'aéroport,
Alexandre, un esprit parlant de la bibliothèque,
Emmanuelle, un’âme que frappe a la porte.
Paris, Rue Princesse
Sous nostalgie

giovedì 18 dicembre 2008

La palla che rimbalza

Nella mitologia greca Τύχη è figlia di Zeus, "a taluni concede i doni della sua cornucopia ad altri nega persino il necessario. Τύχη è irresponsabile delle sue decisioni e corre qua e là facendo rimbalzare una palla per dimostrare che la sorte è incerta. Ma se capita che un uomo, che essa abbia favorito, si vanti delle sue ricchezze né mai ne sacrifichi parte agli dei, né se ne serva per alleviare le pene dei suoi concittadini, ecco che l'antica dea Nemesi, figlia di Oceano, si fa avanti per umiliarlo"
da I Miti Greci di Robert Graves