mercoledì 3 luglio 2013

Ogni cosa ne era un'altra


“Da circa mezzo secolo si serviva della mente come di un cuneo per allargare, meglio che poteva, gli interstizi  del muro che da ogni parte ci stringe. Le fessure si dilatavano, o piuttosto sembrava che il muro perdesse da sé la propria compattezza, senza tuttavia cessare d’essere denso, quasi muraglia di fumo anziché di pietra. Gli oggetti non adempivano più alla funzione di accessori utili. Come un materasso perde il crine , lasciavano sfuggire la loro sostanza. Una foresta riempiva la camera; lo sgabello, misurato sulla distanza che separa dal suolo il culo di un uomo, il tavolo che serve a scrivere o a mangiare, questa porta che fa comunicare un cubo d’aria tra pareti con un cubo  d’aria attiguo, perdevano la ragion d’essere che un artigiano aveva dato loro per ridivenire tronchi o rami scorticati come i San Bartolomei dei quadri di chiesa, carichi di foglie spettrali e d’uccelli invisibili, ancora scricchiolanti per tempeste da lungo tempo placate e su cui la pialla aveva lasciato qua e là il grumo della linfa. La coperta e quell’abito smesso appeso a un chiodo mandavano odore di unto, di latte e di sangue. Le scarpe che sbadigliavano  sull’orlo del letto si erano mosse al respiro di un bue disteso sull’erba, e un maiale dissanguato urlava nel grasso di cui il ciabattino le aveva spalmate. La morte violenta era dappertutto, come in una macelleria o in un recinto patibolare. Un’oca sgozzata schiamazzava nella penna che sarebbe servita a tracciare su vecchi cenci idee credute degne di durare per sempre. Ogni cosa ne era un’altra: la camicia che gli lavavano le suore Bernardine era un campo di lino  più azzurro del cielo e insieme un mucchio di fibre in macerazione  sul fondo d’un canale. I fiorini che teneva in tasca con l’effige del defunto imperatore Carlo erano stati scambiati, dati e rubati, pesati e consumati mille volte prima che per un momento li avesse creduti suoi, ma quelle giravolte tra le mani avare o prodighe erano brevi se paragonate all’inerte durata del metallo stesso, istillato nelle vene della terra prima che Adamo fosse vissuto. I muri di mattoni si dissolvevano nel fango che sarebbero tornati ad essere un giorno...”
Marguerite Yourcenar, L’opera al nero, Feltrinelli, Milano, 1986

domenica 30 giugno 2013

Una volta credevo che il mondo


"Una volta credevo che il mondo
Sarebbe diventato, ogni giorno un po' di più,
Un luogo di pace e di serenità.
Non lo è diventato.
E tu, Clara, credevi come me
Che il mondo stesse per diventare,
Ogni giorno un po’ di più,
Un luogo di saggezza...
Non lo è diventato.


giovedì 27 giugno 2013

Verona Porta Futuro



Guardano in modo diverso alle persone, ai luoghi, ai prodotti. Non sono politici, no, i politici italiani, si sa, sono impegnati in affarucci che poco hanno a che fare con il futuro del paese. Sono giovani intorno ai trent’anni che a Verona creano valori e nuovi modelli di collaborazione fra generazioni, esempi di sostenibilità, di rilancio dell’economia, della cultura, delle professioni, del design. Al 2 di Vicoletto Valle, dalle parti del Teatro Ristori, appena si entra si resta affascinati da una vecchia macchina tipografica, una Original Heidelberg Cylinder del 1962, nera con manopole rosse e manovelle cromate. Sul muro, appesa come un quadro, l’insegna azzurra  Tipografia Borgo Roma. Cosa c’entra la tipografia con il web? Nicola Zago e Stefano Schiavo di Sharazad da mesi parlano con gli artigiani, offrono loro una visione nuova della professione e del mercato, intrecciano relazioni, raccontano storie che rischiavano di restare prigioniere di una serranda chiusa. Lino, il tipografo di Borgo Roma ora è in pensione e trasmette il suo sapere ai giovani che frequentano i workshop organizzati al 2 di Vicoletto Valle da The Fab, lo spazio dove convivono Sharazad, Slow Media di Marco Anderle, Amplificatore culturale di Matteo Zamboni, Uncomagazine di Alessio Sartore.                                                                                                          “Gli stampati artigianali sono un prodotto di nicchia e nello stesso tempo l’arte tipografica è una delle identità territoriali di Verona che conta circa 320 tipografie. La nostra scommessa è quella di aprire le porte del laboratorio al pubblico, non solo nel web ma dal vivo. Solo imparando, vedendo, toccando è possibile comprendere le qualità di un prodotto, vivere delle esperienze e consocere persone. Crediamo molto in nuove logiche economiche che sono un mix di relazioni, arte, design, storytelling e serendipity, perchè le intuizioni migliori a volte nascono per caso”,

domenica 23 giugno 2013

Innovazione Perpetua



Come tutti gli innovatori Susanna Martucci pensa in modo laterale, asimmetrico, non convenzionale. La sua storia inizia nel 1994 a Bologna con Alisea Arte & Object Design e prosegue dal 2007 a Cavazzale in provincia di Vicenza con www.alisea.it. La migliore dimostrazione di un famoso aforisma di Bernard Shaw, che sosteneva che se due si scambiano una mela al termine del baratto avranno una mela ciascuno, se invece si scambiano un’idea ne avranno due a testa. O della legge del Lavoiser per cui “tutto si trasforma”. Era ancora all’Università quando in treno ascoltò una conversazione fra due professori universitari che discutevano del problema del futuro: i rifiuti. Da allora cominciò a pensarci e, dopo un’esperienza in Mondadori, iniziò a lavorare sugli scarti, ma per lei non erano scarti, era materia pronta a comunicare una storia diversa:

venerdì 14 giugno 2013

Manildo, sindaco smart


Un sindaco smart. Giovanni Manildo primo sindaco "rosso" di una città che dal dopoguerra si è prima affidata alla balena bianca e poi al celodurismo leghista, comincia con una conferenza stampa in un orario insolito: alle 16.30. Entra con una Lacoste marrone e un sorriso alla Hugh Grant, poi annuncia subito un ritiro spirituale sulle colline del Montello "per fare squadra", domenica 22 giugno. Non in una abbazia come Letta, ma in un agriturismo con tanto di biciclettata e partita a calcio. Leggera anche la giunta che sarà annunciata in questi giorni con un assessore in meno: tre donne e tre uomini. Domani,invece, sotto la Loggia dei Cavalieri in centro a Treviso incontrerà Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, e Ivo Rossi, sindaco di Padova, per discutere della PaTreVe, una grande area metropolitana che mescola e interconnette luoghi e persone.
Vuole portare nuovi colori e nuove idee: di Reggio Emilia copierebbe le iniziative in tema di partecipazione e sostenibilità, di Vicenza l’ordinanza che permette agli artisti di strada di esibirsi in veri e propri eventi negli spazi cittadini, di Genova la capacità di diventare una smart city per i giovani. Intanto ha già annunciato il registro delle unioni civili: "Una questione di civiltà giuridica per le coppie eterosessuali ed omosessuali. Riparte in scooter, beige, in tinta con la maglietta. A motore acceso ancora una domanda: A Treviso è successo quello che non è avvenuto a livello nazionale. Cos’è mancato al PD?
"Forse è mancato il coraggio di cambiare, di essere portatori del cambiamento. A Treviso questa convinzione non è mai venuta meno e siamo riusciti a trasmetterla alle persone". Sindaco, e Renzi? "Lo ammiro molto, ha dato una visione di futuro alla sua città, è questo che un sindaco deve fare."
Anche un Governo.

sabato 8 giugno 2013

La sinagoga degli iconoclasti


 Alle volte i libri, come le persone, s’incontrano per caso, sfogliando vecchi giornali da consegnare alla lucrosa società di smaltimento rifiuti, che a giorni alterni sfrutta il nostro lavoro di temporary street cleaner. Con le mani inaridite dalla carta e dall’inchiostro, con il tappeto cosparso di pagine strappate, fogli destinati ad un archivio senza indice, può capitare di leggere che La sinagoga degli iconoclasti di Rodolfo Wilcock  è uno dei libri più importanti del XX secolo, e anche che in Italia non ha praticamente pubblico. Stampato da Adelphi nel 1972 e poi nel 1990, è rimasto un tomo per aficionados.  La Sinagoga degli iconoclasti ci mette di fronte a una compagnia di trentacinque geni bizzarri: Juan Valdés y Prom, noto per le crisi di glossolalia che provocò ai relatori di un congresso alla Sorbona, Theodor Gheorghescu che conservò sotto sale 227 negri con un’aringa fra i denti rivolti verso Gerusalemme, Yves de Lalande, primo produttore  di romanzi su scala mondiale (più sotto un breve estratto), Socrates Scholfield, che brevettò un apparecchio per dimostrare l’esistenza di dio (più sotto un breve estratto), Félicien Raegge teorico della natura invertibile del tempo (più sotto un breve estratto), André Lebran inventore del pentaciclo ... Alcuni assaggi della prosa surreale ed enciclopedistica di Wilkock: “L’ufficio Destini era di carattere combinatorio; la titolare si serviva di una roulette e per ogni personaggio tirava tre numeri corrispondenti a tre schede dell’archivio doi Incidenti-Base, con le quali veniva rapidamente composto a ciascuno il suo destino. Nell’ufficio Concordanze si concordavano tra loro i destini individuali, in modo da evitare che un personaggio sposasse suo figlio o nascesse prima di suo padre o anomalie del genere, La vicenda ormai composta e concordata passava all’esperta in Stili-Base che assegnava al romanzo lo stile più adatto tra quelli in voga in quel momento; infine la ragazza addetta ai Titoli proponeva da sei a otto titoli da scegliersi a lavoro ultimato. Questa prima fase preparativa richiedeva tutt’al più una mattinata di lavoro; subito dopo il romanzo passava allo stadio di Lavorazione vera e propria”.  “La sua esistenza ha sempre sollevato dubbi. Del problema si sono occupati san Tommaso, sant’Anselmo, Cartesio, Kant, Hume, Alvin Plantinga. Non ultimo Socrates  Scholfield, titolare del brevetto registrato  presso l’U.S. Patent Office nel 1914 col numero 1.087.186. L’apparecchio di sua invenzione consiste in due eliche di ottone incastrate in modo che, lentamente girando ciascuna intorno all’altra e dentro l’altra, dimostrano l’esistenza di Dio. Delle cinque prove classiche questa è detta prova meccanica.” “Anche Félicien Raegge compose il suo libro, prevedibilmente intitolato La fléche du temps, meno prevedibilmente stampato a Grenoble nel1934. Consapevole, però, converrà ribadire, di stare abrogando in maniera irrevocabile la migliore spiegazione fino a quel giorno esistente del carattere retrogrado del tempo. Lo confortava, insinua, l’idea che tutte le idee siano destinate a scomparire: basta aspettare il momento del loro insorgere; un attimo dopo, nel flusso indietreggiante dei secoli, l’idea sfuma. L’uomo divenat davvero antico, raggiunge stadi di banale magia, e un giorno infine si scopre muto, forse ringhioso.”
Vengono in mente altre finzioni e personaggi fantastici, quelli di Borges, Swift, Bacone (La nuova Atlantide), Rabelais, Cervantes, Calvino, Schwob, Hrabal, Keret. E scienziati in carne ed ossa come Otto Overbeck che nel 1924 brevettò il Rejuvenator, un apparecchio elettrico che garantiva eterna giovinezza; il  chirurgo franco-russo Serge Voronoff che impiantava tessuto estratto  da testicoli di scimmia in uomini anziani; Werner Forsssman che davanti allo specchio s’infilò un sottile catetere nella vena del braccio e lo spinse fino a raggiungere il cuore. 
“L'autore, Rodolfo Wilcock, è uno scrittore leggendario – scrive Roberto Bolano. Nato a Buenos Aires nel 1919 e morto a Lubriano, in Italia, nel 1978, fu amico di Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares. I suoi primi libri furono di poesie: Libro de poemas y canciones(1940), Los hermosos días (1946), Paseo sentimental (1946). A trentanove anni si stabilì in Italia e cominciò a scrivere in italiano. Del suo periodo italiano, il più ricco, vanno ricordati soprattutto il romanzo Il tempio etrusco (1973), le prose dello Stereoscopio dei solitari (1972), Il caos (1960) e Il libro dei mostri (1978), oltre a vari libri di poesie e teatro”.

lunedì 3 giugno 2013

La grande bellezza e l’ombelicopatia


Alcune scene a memoria: un colpo di cannone, feste tristi sulle terrazze Roma, una ragazzina che si perde nel tempietto del Bramante, la mostra di un artista che espone migliaia di autiritratti, uno per ogni giorno della sua vita, l’arresto di un mafioso che dice Siamo noi che governiamo questo paese, una bambina che dipinge un grande quadro astratto lanciando  barattoli di vernice e piangendo, una donna nuda che prende la rincorsa e sbatte la testa contro il muro, un mago che fa sparire una giraffa, il funerale di un artista suicida.

sabato 1 giugno 2013

Il potere di ferire gli altri


“L’incapacità di abbandonare il potere sembra sia connessa a una carenza di identità dovuta a scarsi riconoscimenti nell’infanzia, accompagnati da soverchianti richieste genitoriali che generano un senso di inadeguatezza a cui i più si rassegnano, mentre gli uomini di potere non cessano  di cercare nel riconoscimento esterno. Questa teoria, formulata da Manfred Kets De Vries, della Harvard Business School, trova conferma nel fatto che per compensare il bisogno di attenzione, riconoscimento e affetto non riscosso da bambino, l’uomo di potere ha una sorta di coazione a comparire, a farsi vedere, riscuotere approvazione

domenica 26 maggio 2013

Capri



Il colore della guida è azzurro, un azzurro schiarito dagli anni, Capri storia e monumenti. Anche il cielo è indeciso, nuvole color fumo e campi blu. Tra le pagine il quadro romantico di Weichardt, una ricostruzione di Villa Jovis strapiombante sul mare, immagine del "cupo e chiuso carattere di Tiberio, dell’amara voluttà di solitudine e di distacco dal comune consorzio degli uomini".  Spira un vento freddo in questa giornata di maggio. Saliamo con la funicolare da Marina grande alla Piazzetta in un’aria di resine e oleandri, in una luce di libertà. Qui tutto è belvedere lungo i confini della meraviglia. Dalle parti della certosa si cammina fra limoni, ginestre, rose. 
Più in là il sentiero Krupp, verticale fra roccia e mare, scende come un serpente verso Marina piccola. Sullo sfondo i Faraglioni, i guardiani di pietra dell’isola. Oltre ancora la villa di Curzio Malaparte, battezzata dallo scrittore Casa come me. Un siluro appoggiato sullo scoglio di Punta Masullo. Residenza che bordeggia i dirupi, simbolo di denari e amicizie importanti. 
 A Marina piccola, accanto allo scoglio delle Sirene, incontriamo il sapore del mare, delle chiacchiere, delle ore che non si dimenticano. 
Capri è anche kasba di vicoli medievali, labirinto di ville e giardini, regno di gatti, tessuto di lunghi sentieri. Una via sale nel bianco e nell’azzurro, muri candidi e pini marittimi. Sopra una mattonella la scritta: In questa casarella visse nel 1938 Marguerite Yourcenar, autrice delle Memorie di Adriano, e qui scrisse il romanzo Coup de Grace." 
C’imbarchiamo sull’ultima nave alle otto di sera, con i capelli scompigliati dal vento, nell'abbraccio di un irreale e vulcanico tramonto.
Capri, 11 maggio 2013

mercoledì 8 maggio 2013

Sui libri




“Ci sono libri che ci accompagnano per una vita intera, che sono entrati nella nostra pelle e nei nostri pensieri. Libri di cui ricordiamo una sola frase , una riga, un verso soltanto. Libri che abbandoniamo dopo le prime pagine o che giacciono per anni sui nostri comodini. Libri che abbiamo letto da bambini e di cui ricordiamo ancora la copertina, l’odore, i colori. Libri che abbiamo letto e riletto decine di volte e conosciamo quasi a memoria. Libri che abbiamo letto ai nostri figli e poi ai nostri nipoti.
Ci sono libri che la scuola ci ha insegnato ad amare e libri che la scuola ci ha fatto odiare. Libri che abbiamo ricevuto in regalo da persone amate che custodiamo tra le cose  più preziose. Libri che abbiamo regalato o prestato  e non sono più tornati indietro. Libri famosi che leggiamo per dovere e libri sconosciuti che leggiamo per il gusto della scoperta di terre in esplorate. Libri che ci hanno dischiuso una lingua straniera. Libri che avremmo voluto leggere e non abbiamo mai trovato occasione per farlo.
ci sono libri che abbiamo comprato perchè avevano un bel titolo e una bella copertina e ci hanno tradito lungo i capitoli e libri che ci hanno regalato l’incanto di viaggi, di incontri, di emozioni indimenticabili. Libri sottolineati  a matita e libri con le orecchie sugli angoli, che quando li teniamo tra le mani si aprono sulle pagine delle nostre notti insonni.

martedì 23 aprile 2013

Corpo e spirito


“E la cosa non sembrerà per niente strana a chi sapendo quanti diversi automi o macchine semoventi può costruire l’industria umana, impiegandovi solo pochissimi pezzi  in confronto alla gran quantità di ossa, muscoli, nervi, arterie, vene, e di tutte le altre parti che sono nel corpo di ogni animale, consideri questo corpo come una macchina che, essendo opera delle mani di Dio, è incomparabilmente meglio regolata e porta in sé movimenti più degni di ammirazione di tutte quelle che gli uomini possono inventare.”

 “...Infatti anche lo spirito dipende tanto strettamente dal temperamento e dalla disposizione degli organi del corpo che, se è possibile trovare un modo di rendere  gli uomini in genere più assennati ed efficienti di quanto non lo siano stati finora, credo si debba cercarlo nella medicina. È vero che, come la si pratica oggi, contiene poche cose di rilevante utilità; ma pur non proponendomi affatto di denigrarla, sono certo che nessuno, neanche tra quelli che la esercitano professionalmente, negherebbe che tutte le cognizioni che ne hanno sono pressoché nulla in confronto con quanto resta da scoprire, e che si potrebbe evitare un’infinità di malattie, del corpo come dello spirito, e persino, forse, il decadimento senile, se si conoscessero abbastanza a fondo le loro cause e tutti i rimedi di cui ci ha fornito la natura.”
Cartesio, Discorso sul metodo

martedì 16 aprile 2013

Sapere è un verbo all’infinito


“Scrivere un libro sul sapere a partire dalla nostra esperienza è stata una specie di necessità, nata da una profonda insofferenza. Insofferenza verso un’idea convenzionale di sapere che ignora le relazioni e le comunanze tra i suoi vari campi, e si trincera dietro codici e discipline. “Ah, ma anche i pedagogisti fanno ricerca?”, “Ma tu sei architetto o ingegnere?”, “Se sei musicista perché hai studiato anche filosofia?”, amenità che rivelano schemi precostituiti e ben consolidati nel nostro contesto culturale.” 
“Il primo passo per eseguire correttamente la musica da camera è imparare a non mettersi in luce, a tirarsi indietro. L’insieme non si realizza con l’autoaffermazione imperioso delle singole parti che produrrebbe un barbarico caos, ma riflettendo su se stessi e ponendosi dei limiti.” 

lunedì 8 aprile 2013

Il Rejuvenator


Otto Overbeck fu un chimico inglese che nel 1924 brevettò il Rejuvenator, un apparecchio elettrico che garantiva eterna giovinezza. Consisteva in una scatolina  ricoperta di finta pelle, con all’interno una batteria che permetteva di erogare corrente a basso voltaggio, dai 4 ai 12,5 volt; collegati alla batteria quattro applicatori-elettrodi di forma diversa, tubolari, a pettine e a piastra. Quello a pettine andava sistemato sulla testa, gli altri sulla schiena o in altre parti del corpo. Poi veniva fatta passare la corrente che dava un leggero formicolio. Overbeck sosteneva che l’elettricità avrebbe restituito il vigore giovanile, eliminata la stanchezza dell’età, il mal di schiena, il mal di testa e perfino risolti la calvizie e i capelli bianchi. Fu un successo mondiale, in appena tre anni Overbeck si arricchì e, per contrastare le critiche degli ambienti medici, pubblicò un trattato di circa 250 pagine dal titolo Una nuova teoria elettronica della vita, nel quale sostenne che noi

giovedì 4 aprile 2013

Elogio della fuga


Henri Laborit è stato uno dei maggiori biologi e filosofi del comportamento umano. Nel 1976 su richiesta del suo editore scrive Eloge de la fuite, Elogio della fuga, un libro che propone di sottrarsi alla logica che regola i rapporti umani ben illustrata dalla vignetta qui a fianco: essere dominati o dominare. Uscire da questa impasse non sembra possibile, ma esserne consapevoli può aiutarci a trovare nuove strade. “Nel nostro mondo – scrive Laborit - molto spesso non si incontrano uomini, ma agenti di produzione, professionisti che non vedono più in noi l’Uomo, ma il concorrente, e appena il nostro spazio gratificante interagisce con il loro  cercano di prendere il sopravvento, di sottometterci. Allora se non siamo disposti a trasformarci in hippies o in drogati dobbiamo fuggire, rifiutare, se possibile, la lotta, perché quegli avversari non ci affronteranno mai da soli ma si appoggeranno sempre ad un gruppo, ad un’istituzione.

domenica 24 marzo 2013

Lego Serious Play: se includi innovi




Robert Rasmussen, piscologo, educatore, consulente per la Nasa ed eBay, è un signore danese che a una certa età si è messo a giocare con i Lego, i mattoncini colorati della nostra infanzia. I Lego li ha inventati un suo connazionale negli anni Venti, si chiamava Ole Kirk Christiansen e il suo motto era leg godt che in danese significa gioca bene. Rasmussen ha giocato talmente bene con i Lego che li ha trasformati in un metodo di formazione e motivazione dei gruppi di lavoro (organization design, team building and management), il Lego Serious Play. La sua società oggi ha sedi negli Stati Uniti, in Danimarca, a Tokyo, Singapore, in Francia e a Buenos Aires. Ieri, per la prima volta, Rasmussen è venuto in Italia, alla Fiera del Restauro di Ferrara, invitato dal professor Marcello Balzani, responsabile del polo Teknehub dell’Università di Ferrara e direttore del Diaprem, hub di riferimento per il restauro e la valorizzazione dei beni culturali.  Due innovatori sulla stessa scena.

venerdì 22 marzo 2013

Ritratto d'artista


Pellerin leggeva tutti i libri di estetica per scoprire la vera teoria del Bello, convinto che, dopo che l’avesse trovata, avrebbe fatto dei capolavori. Si circondava di tutti gli ausili immaginabili: disegni, gessi, modelli, incisioni; e cercava, si rodeva, accusava il tempo, i nervi, lo studio, usciva nella strada per trovare l’ispirazione, trasaliva di gioia perché gli pareva  di averla afferrata, poi abbandonava l’opera e ne sognava un’altra che doveva essere più bella. Così, tormentato da bramosie di gloria, sprecava le giornate in discussioni, e prestando fede a mille scempiaggini, ai sistemi, alle critiche, all’importanza di un ordine o di una riforma in materia d’arte, a cinquant’anni non aveva creato altro che abbozzi.
Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale

domenica 17 marzo 2013

Gocce di pioggia


...gocce di pioggia, sempre tornando, due sigarette accese, non si dovrebbe è vero, Libertango di Piazzolla , e A house is not a home , chi è Javier Cercas, non lo so nemmeno io, non ho letto niente di lui, ma il nome suona bene suona lontano, e tutto ciò che è lontano o non interessa o affascina, a me affascina, non credo si vada ai festival letterari per gli autori ma perché, come in altre occasioni, ti senti parte di qualcosa di più grande, lui comunque ha scritto una cosa su cui si può essere d'accordo, la scrittura è ricerca  di verità, che non è verità storica, ma soltanto poetica, morale in questo senso, ma solo in questo senso più universale, se tutto ciò non ha un senso, ma c'è qualcosa che non ha senso?, è solo perché scritto  a l'una di notte, quindi d'un fiato, senza riflettere, senza proteggersi, come l'onda di Tagore, che non si nasconde e non raggiungerà mai la rosa, l'onda non riesce a prendere il fiore che galleggia: quando cerca di raggiungerlo lo allontana...bisognerebbe forse essere artisti come suggerisce Rilke: non calcolare o contare; maturare come l'albero, che non incalza i suoi succhi e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l'ansia che dopo possa non giungere l'estate. L'estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l'eternità gli stesse innanzi, così sereno e spensierato e vasto...

mercoledì 13 marzo 2013

Gli spostati



La sala della biblioteca con le pareti in mattoni rossi si riempie. Tra pochi minuti comincia la serata letteraria. Le sedie sono tre: sulla prima una signora bionda, sulla seconda la sua giacca. Prendo posto sulla terza. Arriva un amico della signora, grugno antipatico, chili di troppo, cappotto in cashmere e cappello da pioggia neri. Guarda verso di me con insistenza, credo sia incuriosito dallo schermo dell’iPhone sul quale controllo la posta. A un certo punto dice: Scusi si potrebbe spostare che ci serve la sedia per mettere i cappotti. Mi volto e rispondo: Mi sembra una richiesta inusuale, comunque... Comunque non mi piace sedere accanto agli stronzi (questo lo penso), e mi sposto nella fila vicino. Racconto l’aneddoto alla spettatrice alla mia destra. Ridiamo. E quelli che ti fanno spostare sugli Eurostar? Arrivano sicuri con il loro biglietto in mano: Quello è il mio posto. Tu guardi lo scompartimento mezzo vuoto ma loro continuano a fissarti, il messaggio è Spòstati, e allora ti sposti. Il biglietto non dà diritto a un bene insostituibile, ma solo a un posto uguale a tanti altri. Come la sedia dei cappotti non è che una delle tante disponibili. Cos’è in gioco nello spostamento? Una lotta per la proprietà, un’affermazione d’onnipotenza, un’inconscia ricerca del proprio posto nel mondo? Non lo so, ma gli spostàti (dal territorio del buon senso e dell’educazione) non siamo noi sono loro.

lunedì 11 marzo 2013

Le strade dell’inferno


Quando leggi Le Città invisibili di Calvino t’inoltri fra vicoli tortuosi, vie pensili, torri fumanti, ponti sospesi sul vuoto, piazze a spirale, bifore moresche, cupole a cipolla, nascondigli acquatici, porti avvolti dalla nebbia, boschi d’ebano, scale oltre le nubi, per arrivare nell’ultima pagina in un luogo che non ti saresti immaginato, avresti voluto restare lì sospeso fra i segni e le metafore, le interpretazioni e le fantasie, e invece ti ritrovi all’inferno con un'accurata indicazione sulla strada da seguire: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione, apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
Italo Calvino, Le città invisibili

venerdì 8 marzo 2013

Don Chisciotte e gli occhiali


Gli occhiali sono quelli di Cesare Segre, filologo e critico letterario, e di Javier Cercas, scrittore, che in questi giorni hanno scritto del prode hidalgo creato da Cervantes. Per Segre: “Il cavaliere della Mancia è pazzo, perché crede di vivere ancora nel mondo dei romanzi, tra sfide e duelli, salvataggio di damigelle indifese e fama gloriosa; ma per il resto è una persona di alti sentimenti, quasi un maestro. È dunque una delle molte vittime che fa la letteratura, quando non si è capaci di distinguerla dalla realtà (tra i discendenti più famosi di don Chisciotte c’è Madame Bovary). Scrive Cercas:”Cervantes ha creato il romanzo moderno (e l’ha quasi esaurito) dotandolo di due regoli fondamentali. La prima è che il romanzo è un genere privo di regole, vale a dire: è il genere della libertà totale. La seconda è che è il paradiso dell’ironia, intesa come strumento di conoscenza: Don Chisciotte è un matto da legare, ma è anche pieno di assennatezza e di saggezza;  Don Chisciotte è un personaggio ridicolo, ma è anche il cavaliere più nobile e più coraggioso, "il re degli hidalgos/signore dei tristi" di Ruben Dario.È questo, l’ironia: la chiave che apre le porte della verità, facendoci scoprire che essa è quasi sempre poliedrica, che le cose possono non essere una cosa sola ma una cosa e il suo contrario. Questo i fanatici  non lo capiranno mai, e perciò i fanatici hanno sempre destestato il romanzo.”
Don Chisciotte è forse il ritratto di ognuno di noi che nell’affrontare la vita è un po’ sognatore, un po’ ridicolo, un po’ pazzo, un po’ triste, un po’ ironico. Le vite delle persone che incontriamo ogni giorno non sono meno bizzarre della sua. E molte non leggono romanzi.
foto: Don Chisciotte e Ronzinante, dipinto di Honoré Daumier

martedì 5 marzo 2013

Messa a fuoco


Due rettangoli bianchi, mare blu profondo, una donna in abito nero guarda le onde, due ragazze nei bagni si lavano le mani, gambe e tacchi rossi su scala in alluminio appoggiata a mille scatole (Guy Bourdin). Come guardiamo le cose, qual è la distanza giusta tra noi e loro, tra noi e le nostre fantasie? Più che la distanza è il vetro che conta, dev’essere smerigliato e regolabile come nell’apparecchio di campagna Lamperti e Garbagnati con soffietto a cono e chassis doppi a mezza persiana, è un cubo di legno, l’obiettivo un cilindro in ottone, sulla parte posteriore il vetro smerigliato, si osserva l'immagine trasmessa dall’obiettivo, se si sostituisce il vetro smerigliato con una lastra sensibile alla luce l’’immagine è negativa, cioè a toni invertiti, successivi trattamenti la trasformano in positiva, le lastre sono negli chassis, le due parti sono collegate da un manicotto estensibile a tenuta luce, il soffietto è regolato da un meccanismo a doppia cremagliera che permette di variare la distanza fra l’obiettivo e il vetro smerigliato, dalla variazione dipende la nitidezza dell’immagine, ovvero la messa a fuoco di un naturalista con alambicchi, 1854, una natura morta con gufo, il maniscalco con il vestito di festa, 1850, ritratto d'uomo con strabismo, Cavour con ufficiale francese, donna defunta, 1850, donna con macchina da cucire, nudo femminile, 1880, Vienna Esposizione universale Galleria delle belle arti, giovane donna che aiuta l’amica a tirare i lacci di un corsetto, 1902, il grande mercato della verdura a Mosca, Flatiron New York, due uominini e una donna con sullo sfondo l’Aiguille du Drou Chamonix, donne in camera da letto, ricamatrici a Ceylon, tempio di Badrimat Himalaya, la torre di David Gerusalemme, scalata del Monte Bianco, donna giapponese che si trucca, Peggy Guggenheim, Budapest ottobre 1956, domatore di cavalli, albina mangiatrice di spade, morte di un miliziano lealista, Spagna 1936, Luchino Visconti, gioco indiano: uno dei 35.000 scatti Sheriff Curtis raccolti dal 1896 al 1930 tra un centinaio di tribu del Nordamerica, fabbrica italiana delle cerate di Moncalieri, Eleonora Duse, donna con teschio, Mussolini arrestato durante un comizio interventista nel 1914, una coppia di contadini di spalle su una strada sterrata: lui abbraccia lei, il rastrello e la falce sulla spalla come due bandiere dopo la battaglia, sul lato destro un mulino, Inghilterra 1890, famiglia di marinai a Napoli, il pallone aerostatico di Nadar, un foglio con qualche appunto: la Jumelle di Guido Sigriste, 1898, inventata per fotografare i cavalli in corsa, una Stirn per lastre tonde, 1886, una Goerz stereo: binocolo e apparecchio fotografico, Berlino 1899, una beach camera per foto formato cartolina con consegna in pochi minuti, usata da fotografi itineranti nei luoghi di vacanza, poi l’ultima immagine: lui guarda oltre il vetro un profumo sconosciuto, capelli neri e luceMuseo nazionale Alinari, Firenze 2 marzo 2012

domenica 3 marzo 2013

20 tweet per scrivere in Rete ... e non solo



1) Il difficile è il messaggio, cercatelo.

2) Scrivere è unire delle parole, non parole.

3) Un verbo ha più forza di un sostantivo.
4) Il segreto è nei dettagli.
 5) Non perdere il filo del discorso: l’intreccio affascina, il garbuglio no.
6) Frasi subordinate con molto giudizio.
7) Scegliere un’immagine coerente.
8) Metafora o metonimia: sale e pepe della scrittura.
9) Le parole necessarie non hanno aggettivi né, naturalmente, avverbi.
10) I neologismi efficaci sono strarari.
11) Foreign words grab your attention.
12) Ogni sinonimo ha altri sinonimi.
13) Semplice è diverso da banale.
14) La punteggiatura costruisce il ritmo.
15) Leggero, barocco, complesso, questioni di stile.
16) Rime, ripetizioni, allitterazioni in minime porzioni.
17) I numeri garantiscono l’effetto “wow”, anche i nomi famosi.
18) Strano piace e l’ironia conquista.
19) Curate il carattere, il corpo e l’interlinea.
20) Rileggete ad alta voce e anche oirartnoc la; salvate e rileggete dopo
       quarantott’ore.





martedì 26 febbraio 2013

Chiacchiere, datteri e the


Nei libri a volte accade di prendere un biglietto per due viaggi, uno è quello della propria fantasia, tutto quello che ci sarebbe accaduto se i protagonisti fossimo noi, l’altro è quello delle immagini associate alle parole dell’autore, cosa ci vuol dire, qual è il suo mondo. Questo secondo viaggio in Chiacchiere Datteri e The, ultimo libro della giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni, pubblicato dalla giovane e dinamica casa editrice Albeggi, è un carnet  de voyage d’incontri e riflessioni che procedono con piacevole rapidità ed esattezza fra librerie, redazioni di giornali, gallerie d’arte, quartieri popolari, grandi alberghi, pasticcerie. Il lettore respira l’aria di una capitale che non ha ancora capito se sta vivendo una rivoluzione o una restaurazione con l’ascesa al potere del partito islamico Ennadha a scapito dei movimenti laici.

sabato 23 febbraio 2013

Leggere il futuro



Un portico accogliente, una volta luminosa che poggia su colonne di libri, enigmi palladiani e borgesiani m’inseguono su per le scale mute, e tutt’intorno l’acqua frenetica di barche e vaporetti, e chissà perché penso a Brodskij, mi fermo per un attimo prima d’entrare. Dietro un vetro la xilografia dell’astrolabio sferico del libro Opusculum de sphaera clarissimi Ioannes de Sacrobosco (Vienna 1518), le armille e il cerchio con i segni zodiacali riproducono la sfera celeste inventata da Eratostene. Ora sono di fronte a un cielo stellato e il sole, due galeoni in mezzo al mare, un monaco che scrive chino sopra un mappamondo e ai lati Mercurio, una bussola, un compasso, Marte, Venere, uno spartito musicale (Sphera volgare Venezia 1537) e poi insieme a quattro astronomi, uno con il quadrante in mano misura il cammino della luna (Bernardus de Granollachs, Summario de la Luna, Vienna 1518). Le stelle in queste antiche effemeridi sono asterischi e la luna poco più di una parentesi, gli sguardi e gli indici sono sempre puntati verso l’alto (Giovanni Agostino Panteo, Lunario perpetuo, Venezia 1535). Nel Kalendarium del Regiomontano (Venezia 1476) la giornata è divisa in 12 ore di giorno-chiaro e 12 della notte: d’estate le ore hanno 75 minuti e d’inverno 45.
Astronomi, alchimisti, filosofi e profeti guardano il cielo non solo per misurare il tempo ma anche per prevedere il futuro: incerto era il gioco della vita e forte la paura della fine del mondo. Tommaso Rangoni pronostica con un anno di anticipo un diluvio veramente avvenuto: De la vera prognostication del diluvio del 1524, Venezia 1523.

lunedì 18 febbraio 2013

Metafore


- Cosa ti ha detto?
- Metafore
- Non ti ho mai sentito pronunciare una parola così lunga. Che “metafore ti ha detto?
- Mi ha detto... Mi ha detto che il mio sorriso si espande come una farfalla sul mio volto
- E poi
- Be’, quando mi ha detto così, io ho riso
- E allora?
- E allora ha detto una cosa del mio riso. Ha detto che il mio riso era una rosa, una lancia che si sfila, un’acqua che prorompe. Ha detto che il mio riso era un’onda d’argento repentina.
- Figlia mia, non dirmi altro. Siamo di fronte a un caso molto pericoloso. Tutti gli uomini che cominciano toccando con le parole, poi arrivano più lontano con le mani.
- Che cos’hanno di male le parole? domandò Beatriz abbracciando il cuscino.
- Non c’è peggior droga del bla-bla. Fa sì che una barista di paese si senta una principessa veneziana. E poi, quando viene il momento della verità e torni con i piedi per terra, ti rendi conto che le parole sono un assegno a vuoto. Preferisco mille volte che un ubriaco ti tocchi il culo al bar, ma non che ti dicano che un tuo sorriso vola più alto di una farfalla!
- Si espande  come una farfalla ! saltò su Beatriz
- Che voli o si espanda fa lo stesso! E sai perché? Perché dietro le parole non c’è niente. Sono fuochi d’artificio che si disfano nell’aria.
- Le parole che mi ha detto Mario non si sono disfatte nell’aria. Le so a memoria, e mi piace ripensarle quando lavoro.
- Me ne sono accorta, domani fa la valigia e vai per qualche giorno da tua zia a Santiago.
- Non voglio.
- La tua opinione non conta. La cosa è grave.
- Cosa c’è di male se un ragazzo ti parla? Succede a tutte!
- La madre si annodò lo scialle.
- Primo si vede lontano un miglio che le cose che ti dice le ha copiate da Neruda.
- Beatriz inclinò il collo e fissò la parete come se fosse l’orizzonte. No mamma! Mi guardava, e le parole gli uscivano di bocca come uccellini.
Il Postino di Neruda, Skarmeta

sabato 9 febbraio 2013

Morsi - La seduzione - assaggi letterari e ricette


Assaggi letterari e degustazioni in compagnia della cuoca dotta Madame Tiziana Tenenbaum Royal, dello scrittore austrovesuviano Mario Anton Orefice, della musa incantatrice Milady Daniela Castiglione, dell'oste funambolo Giuseppe Loıd. Sabato 16 febbraio 2013 h 20.45, iscrizioni 3293818280. Location: Casadesergio
Sedurre è portare con sé qualcuno ma anche portare sé stessi da qualche parte, lontano; sedurre è sguardo, bellezza, mani, odori, cuore, intelligenza, un tendere e un attendere sogni, scritture, parole, viaggi; sedurre è sorprendere e differire per continuare a desiderare. 
Vi sedurremo con il seducente menu di Tiziana "Tenenbaum Royal" Nuvoli: Compressione di fagioli e mazzancolle "alla maniera" di Bottura. Riso Venere in crema di zucca, taleggio e torbato. "Morsi" di pollo marsalati all'Arancia. Insalata di funghi con fonduta di Parmigiano Reggiano e Aceto Balsamico di Modena. Colata "Piccante" di cioccolato fondente. Prosecchi, Marzemini, Passiti. Vi sedurremo sedotti da Sherazade (Mille e una notte), Cyrano de Bergerac (Rostand), Don Giovanni (Molière), dal Professore di desiderio (Philip Roth), da Bohumil Hrabal (Ho servito il re d'Inghilterra), dal Postino di Neruda (Skármeta), e da...Voi. La prima edizione di Morsi si è tenuta nell'estate 2012.
Foto: Edward West, Nude, 1936

venerdì 1 febbraio 2013

Nuoto

"Gli piaceva paragonare il pensiero filosofico al nuoto: il corpo umano tende naturalmente ad affiorare alla superficie e occorre fare uno sforzo per andare a fondo;  la stessa cosa accade con il pensiero. Parlando di umana grandezza, egli disse una volta che secondo lui la grandezza dell'uomo è proporzionata alla fatica che il suo lavoro gli costa."
Norman Malcolm, Ludwig Wittgenstein

Angelus Novus


“C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente  nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta.”


Walter Benjamin,  Thesen über den Begriff der Geschichte

giovedì 31 gennaio 2013

Contesto Derrida


“Chiunque leggerà questi appunti senza avermi conosciuto, senza aver letto e capito le cose che ho scritto altrove, resterà cieco e sordo di fronte ad essi, anche se sarà convinto di averli compresi facilmente”, scrisse Derrida nel 1976 nei suoi diari. La facile comprensione era per Derrida un’illusione. Il linguaggio per lui dice sempre qualcosa di più di quello che vogliamo fargli dire; ha una tendenza a sabotarsi da solo, alle volte ad autoaggredirsi; chiarezza, trasparenza e comprensione restano un’utopia. Derrida scrisse continuamente di Sè, in quelle che Benoit Peteers chiama biografie che non sono biografie. La prima metà di La carte postale. De Socrate à Freud et au-delà, (1980) è una raccolta di lettere destinate a un’amante senza nome. il suo saggio del del 1991 Circumfession, scritto come uno stream of consciousness mentre sua madre era malata, si muove tra riflessioni sulla circoncisione, la morte, Sant’Agostino e ricordi dell’infanzia. La sua reale ambizione, suggerisce Peeters, forse era quella di essere un poeta o un romanziere; verso la fine  della sua vita  sembrava più preoccupato di lasciare una traccia nella storia della lingua francese che un’eredità filosofica. Nel disseminare i suoi scritti d’indizi ed evidenti confessioni, egli dà vita a un gioco sfuggente di aperture e occultamenti, suscita curiosità ma non si mostra limpidamente. Tuttora i suoi scritti sono una guida complessa alle cose che lo interessavano: il desiderio di trovare un rassicurante “centro” a cui legare i nostri pensieri; la tormentata relazione occidentale con l’ “altro coloniale”; i travagli dell’identità ebraica; il senso di eventi traumatici come l’Olocausto; il potere del segreto.

sabato 19 gennaio 2013

Nella rete


"Da alcuni anni c’è una metafora che ha un certo successo, il concetto espresso con rete e sistema a rete che ha investito l’intero mondo vitale (Lebenswelt), sia che si tratti di criminalità o sport, di borsa o botanica. Ogni ambito è collegato sia al proprio interno che con gli altri. Si può addirittura dire che mai prima d’ora è esistito un concetto e uno strumento di conoscenza così universale. Lo si usa quotidianamente e sul piano di una ricerca ininterrotta. Un tassello essenziale del conoscere, senza il quale non sarebbe più possibile descrivere le nostre esperienze. Sembra impossibile che si possa parlare dell’attività del nostro cervello o delle azioni di un gruppo terroristico senza nominare il termine rete.

giovedì 10 gennaio 2013

La migliore offerta di Tornatore


Comincia con una torta alla crema bisbetica e alle mandorle acide, comincia con un telescopio a rifrazione appartenuto a Galilei e con un ritratto di donna che s’intitola La sete, comincia con uno strano esperto d’arte, Virgil, sui settant’anni che indossa  sempre i guanti e con una giovane  ereditiera, Claire,  che vive nascosta nella sua villa. Lei chiama lui per mettere all'asta  il suo patrimonio e durante le visite per la catalogazione dei mobili e dei dipinti si svilupperà la loro misteriosa conoscenza. È l’ultimo film di Giuseppe Tornatore: La migliore offerta. La migliore offerta è quella che ha reso interessante e ricca la vita di Virgil, le sue aste d’oggetti d’arte sono le più seguite dai collezionisti che non immaginano quanto l’integerrimo e  strano Virgil sia disonesto: grazie a expertise  fasulle e alla complicità di un vecchio amico, infatti, acquista a prezzi ridicoli ritratti di volti femminili che conserva gelosamente nel suo caveau.

mercoledì 2 gennaio 2013

La musica del corpo

È camminare che ti porta le parole, che ti permette di sentire il ritmo delle parole mentre le scrivi nella tua mente. Un piede avanti, poi l'altro piede, il doppio battito di tamburo del tuo cuore. Scrivere incomincia nel corpo, è la musica del corpo, e anche se le parole hanno significato, possono a volte avere significato, è nella musica delle parole che i significati hanno inizio. Siedi alla tua scrivania per scrivere le parole ma nella mente stai ancora camminando, sempre camminando, e quello che senti è il ritmo del tuo cuore, il battito del tuo cuore.
Paul Auster, Diario d'inverno

lunedì 31 dicembre 2012

Futuro-presente


L’incontro era senz’altro organizzato bene, sono gli appunti ad essere scarsi, un mosaico incompleto, con molte tessere che mancano, con molte lacune da immaginare, completare, evidenziare. La parola ubiquità avrà un peso nel 2013, la rete dei cellulari e dei social media, secondo alcuni, ci ha resi ubiqui, ma se siamo in rete non siamo ancor più di prima ognuno al proprio posto con la propria posta nei codici della rete?
La capacità di riscrivere le convenzioni si può apprendere dagli Hunza, un’antica, isolata e longeva popolazione pakistana, o dalla vittoria dell’Uruguay sul Brasile allo stadio Maracanà nel 1950.
Seguono pensieri lenti e veloci, parole turcheggianti come kadirga, nansoma, iktitaf, l’idea di montare e smontare velocemente approdi come gli americani con i porti mobili Mulberry in Normandia. A volte l'ultima parola potrebbe essere no per chi ha detto troppe volte di sí.

lunedì 17 dicembre 2012

Prosecco



Un cinema, le poltrone sprofondate nel buio, il film è Nudo di donna con Nino Manfredi che in una scena cita il Prosecco dell’amico Giuliano Bortolomiol. La libreria in cui si ricorda questa scena è illuminata al neon e attraversata dalla musica. Damiano Visentin scivola sulla fisarmonica come un'onda, al tavolo due scrittori e una manager: Ettore Gobbato autore di Giuliano Bortolomiol, il sogno del Prosecco, Fulvio Ervas con Finché c’è Prosecco c'è speranza, e Elvira Bortolomiol figlia di Giuliano. Due storie, una reale e fantastica, una fantastica e reale. "Un prosecco chiese l’ispettore avvicinandosi al banco. Come lo vuole, tranquillo? Frizzante. Fermentato in autoclave o bottiglia? È lo stesso. L’oste Secondo scosse la testa. L’ispettore appoggiato al bancone, osservava il fondo del flute, immaginando minuscoli esseri che respiravano. Le bollicine salivano formando una spuma, eccitante combinazione di materia." Il fantagiallo di Ervas porta l’ispettore Stucky ad indagare, tra le colline di Valdobbiadene, sullo strano suicidio del conte Ancillotto, ritrovato disteso su una tomba con una bottiglia di champagne tra le mani. Qualche pagina più in là il misterioso omicidio dell’ingegner Speggiorin, direttore del cementificio colpevole di inquinare la terra e le viti.

sabato 1 dicembre 2012

Non esistono delitti perfetti


- Soffro di vertigini, era proprio necessario questo viaggio.
- La tengo io architetto non abbia paura. Guardi, da qui si vedono bene le due anime di Vittorio Veneto, quella che a sud abbraccia la pianura è Ceneda, quella che serra la Val Lapisina a nord è Serravalle. L’ingegner Enrico Forlanini, colletto aperto e cravatta scozzese, teneva sottobraccio l’architetto Santos Dumont con la faccia seminascosta nel paletot nero. Affacciati ad una delle finestre della gondola in alluminio si tenevano i Panama incollati alla testa; Forlanini con la sinistra, Dumont con la destra. Il dirigibile era a circa trecento metri d’altezza, le valvole non segnalavano perdite di pressione, le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere, era una bella giornata di settembre del 1911.
- Sorvoliamo la zona di Sant’Andrea, vede quello è uno dei piloni della teleferica dell’Italcementi che collega lo stabilimento con la cava del monte Pizzoc.