domenica 30 giugno 2013

Una volta credevo che il mondo


"Una volta credevo che il mondo
Sarebbe diventato, ogni giorno un po' di più,
Un luogo di pace e di serenità.
Non lo è diventato.
E tu, Clara, credevi come me
Che il mondo stesse per diventare,
Ogni giorno un po’ di più,
Un luogo di saggezza...
Non lo è diventato.


Il mondo ha seppellito i nostri sogni
In una terra consacrata,
Il mondo non ci appartiene più, Clara, 
Appartiene ai violenti.
E Lui, mi dirai?
Lui che sta in cielo?
Gli uomini lo prendono a testimone perché
benedica il loro odio.
Lo invocano da tutte le parti, ma Lui non
vuole più ascoltarli.
Forse gli uomini credono davvero in Lui,
Ma lui non crede più in loro.
In un secolo come questo, Adamo ed Eva
hanno meritato di nuovo
Di essere cacciati dal paradiso terrestre.
E noi, Clara? E noi due, tu e io?
Quale Paradiso ci resta?
Riusciremo ancora ad amarci?
Forse, mi dirai con voce tremante,
Forse perché l’Eden è in noi,
L’Eden intimo e clandestino dei nemici che
si amano...
Da questo Eden, Clara,
Nessuno potrà cacciarci.
Il presente è per noi un territorio ostile,
Ma domani sarà il territorio della saggezza
ritrovata.
Domani, dalle nostre due tristezze, nascerà
una speranza...
Tu lo credi?
Forse...
Io lo credo?
Forse, non so più...
Dammi la mano, Clara!
Lascia che mi avvolga nelle nostre dolci
bugie di amanti!
Le nostre bugie, Clara,
Questa sera le preferisco a tutte le loro
verità."

"Credo che questa poesia sia il richiamo a guardare nella propria e relativa capacità di amare, contro le utopie globali, che sostituiscono i sogni di armonia con la tirannia dell’unicità."
Amin Maalouf, I disorientati, Bompiani, traduzione di Sergio Arecco


Nessun commento:

Posta un commento