domenica 24 maggio 2015

Le calli di Venezia

"Le calli anche le più larghe di Venezia sono ancor esse così strette, che pur senza ombra di volontà da parte mia, anzi con una vergogna da non si dire, le mie mani penzoloni vengono a contatto con le mani delle passanti. Provo a tenerle ferme, ma non giova. Provo a lasciarle libere  nel loro movimento a bilanciere, ma siamo alle solite. E ogni volta è una scossa, un brivido, un diavoleto che mi corre giù per il filo della schiena. Mani fresche e mani calde, mani sudate e mani diacce, mani grasse e mani magre, mani di burro e mani di avorio, mani morbide e mani dure, mani magiche e mani morte come scaloppe crude, mani che danno la scossa come il cordone della lampada a spina quando la tela isolante è logora e il filo conduttore a nudo, e mani il cui attoccamento non fa più effetto di un ferro da stiro freddo. Quali strane reazioni anche i mezzi anche più tenui dell'amore esercitano su me? C'è in questi contatti un che d'illecito. Ho l'impressione di rubare. Provo a mettermi le mani dietro la schiena, come Napoleone, ma non basta. Allora, piano piano, m'infilo i guanti."
Alberto Savinio, Ascolto il tuo cuore città

lunedì 18 maggio 2015

Palabra en el mundo


Un sitar e un raga della pace sono l’introduzione migliore a una giornata di parole, di poesie, di storie. Chi lo suona è Paolo Avanzo nella tranquilla cornice dell’auditorium Santa Margherita di Venezia, che si trova di fronte alla sede dell’associazione Italia Cuba che in questa domenica di maggio ha organizzato  il IX festival internazionale di poesia Palabra en el mundo, direzione artistica Anna Lombardo. Salgono sul palco i poeti e, fra loro, un poeta speciale che si chiama Antonio Guerrero Rodriguez. Il 12 settembre del 1998 l’FBI  lo arresta insieme a quattro compagni con l’accusa di attentare alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti: la condanna sarà l'ergastolo. Il 17 dicembre del 2014, in seguito all’apertura delle relazioni diplomatiche promossa da Obama, lui e i suoi amici sono tornati a essere uomini liberi. “I poeti sono un po’ sognatori - ha detto Guerreo - per fare versi bisogna essere un po’ pazzi. Un giorno la mia vita cambiò e mi ritrovai in prigione. La poesia è stata per me un grido di libertà, un modo per collegarmi al mondo. Noi cinque non ci siamo mai sentiti soli, dovevamo resistere per difendere la verità: un principio giusto dal fondo di una grotta puo fare  più di un esercito.” In una sua poesia scrive : “Faremo vedere che siamo una strada che attraversa le ombre, che siamo un massiccio e una stella con tratti e concetti definiti”.

mercoledì 13 maggio 2015

Dal manoscritto alla rete


Un’arca di Noè dei libri antichi, una nave carica di manoscritti, codici, incunaboli,  riviste, ricordi, cartoline, tweet, progetti per il terzo millennio; un bastimento che ogni giorno dalla laguna di Venezia raggiunge studiosi, collezionisti, appassionati in Italia e nel mondo; un equipaggio che organizza corsi dedicati alla conoscenza del libro antico e moderno.
La casa editrice Novacharta diretta da Vittoria de Buzzaccarini, con sedi a Padova e all’isola della Giudecca, sarebbe piaciuta a Borges perché assomiglia a una biblioteca infinita. “A luglio uscirà il cinquantesimo numero di Alumina, la nostra rivista dedicata agli antichi codici miniati.

mercoledì 15 aprile 2015

Rac-Contare


I numeri hanno il loro fascino: sono precisi, sintetici, veri (almeno sembrano), rassicuranti(premiata ditta  Polo dal 1774 ), appassionano (100 metri in 9’’58).
Non è possibile raccontare una storia senza numeri, né trovare un libro in biblioteca.
E anche  Le Mille e una notte sarebbero un’altra cosa senza quel Mille.
Raccontare è contare, fare una lista, un elenco, una statistica, una mappa, ma di cosa? Di milioni di attimi, di milioni di numeri. È contare su qualcuno informato dei fatti e su qualcuno che ascolti.
Il medico John Snow nel 1854, con l’aiuto di un sacerdote, costruì una mappa dei casi di colera verificatisi a Londra e notò che il maggior numero di decessi era avvenuto intorno alla pompa d’acqua di Broad Street nel quartiere di Soho. Da ciò dedusse che era infetta, la fece chiudere e i casi di colera diminuirono. La mappa di Snow si trova in rete e rappresenta il modello di quello che si chiama data driven journalism, ovvero il giornalismo basato sui dati, sui numeri, sulle percentuali, sulle statistiche. Ne ha parlato ieri a Venezia Mirko Lorenz dell’European Journalism Center nell’ambito dell’incontro Raccontare storie con i dati organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto.

mercoledì 8 aprile 2015

Sepulveda: Raccontare è sempre resistere


La voce ti porta a Santiago del Cile, o in un giardino dalle parti di Lucca, nel deserto di Atacama, alla stazione di Ginevra dove un vecchio amico libraio racconta di quella volta che vinse la borsa di studio per frequentare l’università a Mosca e poi finì in Uzbekistan. Siamo rimasti in silenzio ad ascoltarlo il vecchio amico di Pepe Mujica, l’autore della Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, il marito di Carmen che insieme a Marzia è uscita con il sorriso dalla villa dei torturatori.
La voce di Luis Sepulveda ti cattura nelle pause, punge nei cambi di tono, rotola sui verbi italianizzati, ha il colore rosso della sua camicia.
"Ho avuto la fortuna di crescere in un quartiere proletario a Santiago del Cile.

martedì 31 marzo 2015

Mira Cuba!


Cono! Donde le buscaste? Estas cosas son cosas muy raras! (Cavoli! Ma dove li hai trovati? Sono pezzi molto rari!). Quando gli chiesero dove aveva trovato quei manifesti, che anche per loro era difficilissimo trovare, Luigino Bardellotto, cinquant’anni appena compiuti, una vita fra Veneto e Friuli, capì di essere diventato per metà cubano.
“La prima volta ci sono andato nel 1998. In quel periodo leggevo molto Hemingway, che a pochi chilometri dall’Avana negli anni Quaranta comprò la Finca Vigia, la casa in cui scrisse Per chi suona la campana e Il vecchio e il mare. È un posto straordinario con quella torretta che guarda il mare ... Quella volta girai dappertutto e mi accorsi che mancava tutto, in particolare le medicine. Fu così che iniziai a collaborare con l’ospedale pediatrico di Remedios portando valigie di farmaci dall’Italia.

venerdì 27 marzo 2015

Parole da evitare

Dopodiché
Accaventiquattro
Come lei mi insegna
Wowismo
Pazzesco
Lol
Quant’altro

Ti lovvo
Geniale
Location
Apericena
Basito
Laicato
Non so se mi spiego
Mi consenta
Verosimilmente
Grazie davvero

Giocoforza
Vivaddio
Grande (usato a pioggia per ciò che non lo è)



martedì 24 marzo 2015

Il Libro del Sarto


Un fashion magazine del Rinascimento, un catalogo di moda, un “atelier portatile”. Il libro del Sarto è un codex dei  primi anni Quaranta del Cinquecento conservato nella biblioteca della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Fu lo storico dell’arte austriaco Fritz Saxl, agli inizi del Novecento, a sottolinearne l’importanza.
Il voluminoso quaderno di fogli acquerellati raccoglie, tra gli altri, i costumi preparati dal sarto Ioanne Iacomo per una famiglia nobile in occasione dell’entrata a Milano di Filippo II nel 1548. Nelle sue pagine s’incontra una suggestiva sfilata di personaggi che indossano costumi da giostra o da parata, alla turca o all’ungaresca, costumi a righe verticali con ampie maniche, braghe rigonfie e rimborsanti al ginocchio, scarpe a punta schiacciata, berretti piatti e piumati d’influenza germanica, o a soufflé all’italiana, comode toghe, sopravvesti, turbanti, splendide zimarre in damascho, nobildonne ricoperte di rasi o velluti color morello, porpora, verde, decorati da tagli verticali, impreziositi da bottoni dorati e candidi sbuffi, o operati a motivi geometrici bianco-neri, rosso-neri con rosetta o

venerdì 13 marzo 2015

Una biblioteca per il mondo

"(...) Prometto agli studiosi che in pochi anni tutto quanto è stato scritto dai valenti autori in quattro lingue, latina, greca, ebraica e caldaica, anche in ogni genere di discipline, lo potranno avere tra le mani intero ed emendato per l’opera di questo solo uomo (Aldo Manuzio ndr), e nessuno desidererà più altre opere letterarie. Non appena ciò accadrà, allora sarà manifesto quanti eccellenti codici sono ancora nascosti, o tenuti in disparte per negligenza, o soppressi per l’ambizione di alcuni che hanno a cuore soltanto una cosa: apparire i soli sapienti. Allora sarà chiaro da quanti incredibili errori siano corrotte le opere, anche queste che ora sembrano abbastanza corrette. Se a chiunque sarà gradito, come in un assaggio, farsi un’idea di tutto ciò, confronti con gli esemplari già pubblicati le epistole di Plinio, che tra poco verranno alla luce dall’officina di Aldo, e ciò che avrà scoperto lì, se lo aspetti anche negli altri autori. È un’impresa erculea, per Ercole! E degna di un animo regale, restituire al mondo una cosa talmente sacra crollata dalle fondamenta, cercare quello che si nasconde, tirare fuori quello che è messo in disparte, richiamare ciò che è scomparso, ricostituire ciò che è mutilo, correggere ciò che in così tanti modi è stato corrotto, soprattutto per colpa di questi volgari stampatori, per i quali è più importante il guadagno di una sola moneta d’oro piuttosto che l’intera letteratura. (...)
Anche se la sua biblioteca  è chiusa dalle anguste pareti della casa, Aldo ha intenzione di costituire una biblioteca la quale non abbia altro confine  che il mondo stesso."
Erasmo da Rotterdam, Adagia 

martedì 3 marzo 2015

De nive sexangula

Alla fine del 1610,  poco prima di essere costretto a lasciare Praga, Keplero dedica a Wacker von Wackenfels, suo protettore, la descrizione di un fiocco di neve.  Nella prefazione del De nive sexangula Keplero  scrive: "Vogliate dunque ricevere in tutta serenità questa approssimazione del Nulla e, se Voi l’apprezzate, trattenete il fiato, per paura di ritrovarVi con  Nulla (in tedesco la parola Nichts, che in dialetto si pronuncia Nix, richiama il latino nix, neve ndr).
A dire il vero, si fa dissertare Socrate sul salto di una pulce. Ecco allora perché esaminare il motivo per cui le nevi, alla loro prima caduta, prima di  aggrovigliarsi  in fiocchi più grossi, sono sempre esagonali, e hanno, ogni volta,  sei raggi vellutati come piccole piume." 
Foto di Mufson Beckett


martedì 24 febbraio 2015

Sulle tracce di Aldo - I


La prima immagine di una tipografia è del 18 febbraio 1499, s’incontra a metà dell’incunabolo (1) della Grant danse macabre des hommes et des femmes, edita a Lione dallo stampatore tedesco Martin Husz. La Danse macabre era un best seller dell’epoca, conteneva diversi racconti sul tema della brevità della vita e quindi sulla necessità di darle un senso etico, religioso.
Nel disegno il compositore ha davanti a sé il foglio del manoscritto che sarà riprodotto: i codici provenienti dai conventi venivano smontati per rendere possibile questa operazione e poi raramente rimontati. Con la mano sinistra tiene la cassetta dei caratteri e con la destra li allinea nella forma. In realtà, essendo la collocazione dei caratteri speculare, essi venivano montati alla rovescia e da destra verso sinistra, a esclusione dell’arabo e dell’ebraico per i quali si procedeva da sinistra a destra; quindi sarebbe stato più logico che egli tenesse la cassetta con la destra e li disponesse con la sinistra.

sabato 7 febbraio 2015

Storie utili

A un rabbi (...) fu chiesto di raccontare una storia. "Una storia" disse egli "va raccontata in modo che sia essa stessa un aiuto". E raccontò:
"Mio nonno era storpio. Una volta gli chiesero di raccontare una storia del suo maestro. Allora raccontò come il santo Baalshem solesse saltellare e danzare mentre pregava. Mio nonno si alzò e raccontò, e il racconto lo trascinò tanto che ebbe bisogno di mostrare saltellando e danzando , come faceva il maestro. Da quel momento guarì. Così vanno raccontate le storie."
Martin Buber, I racconti dei Hassidim
Immagine: Pina Bausch, Wuppertal

venerdì 30 gennaio 2015

Si salva la vita con Google


Si salva la vita con Google, al pronto soccorso non si accorgono che rischiava l'infarto. Cinquantadue anni, appassionato di vela, ingegnere e imprenditore, sposato con un figlio, Fabio Brisolin è un nome conosciuto a Conegliano:  suo padre fu a lungo primario del reparto di otorinolaringoiatria. Oggi è vivo non grazie al pronto soccorso  della sua città ma perché ha avuto un’immensa fortuna e perché si è autodiagnosticato un’angina pectoris con Google.
A metà febbraio dello scorso anno Fabio si sta allenando in palestra sul tapis roulant quando sente un dolorino, un fastidio al centro del torace. Si ferma e gli passa. Da qualche giorno  ha anche una tracheite, il suo otorino prescrive del cortisone. Il disturbo si ripresenta ma lo specialista lo rassicura: "Può essere un effetto collaterale del farmaco".
Trascorrono le settimane. A intervalli e in momenti diversi il sintomo persiste, dura una quindicina di minuti: senso di oppressione al petto, sudorazione alle mani, pallore. A mezzogiorno del  7 maggio ne parla con il suo medico di base: la diagnosi è riflusso gastroesofageo (in assenza di bruciori di stomaco), la prescrizione Lansoprazolo. "Ma siamo sicuri, dice Fabio, perchè fra pochi giorni dovrei partecipare a due regate piuttosto impegnative e non vorrei..."


giovedì 15 gennaio 2015

Discorso


Discorso
Non devi mai lasciare quel vuoto nel discorso
Sei bravo, lo sai fare, ci puoi girare intorno
Lo puoi dimenticare, ma poi arriva un giorno
Che quel vuoto ti torna e non c’è più ricorso.

lunedì 5 gennaio 2015

Quello che non ti aspetti è:

- chiamare l’ultimo dell’anno un albergo del centro di Torino e trovare una camera libera;
- che la camera abbia le pareti arancioni e verdi strisciate di nero, muri screpolati, il climatizzatore che non funziona, il lavandino otturato, il bagno cieco e il box doccia che non si chiude;
- che l’addetta alla reception, giovane e pagata pochissimo, mamma sarda e papà pugliese, sia così gentile e innamorata del proprio lavoro da continuare a scusarsi, prestarti la sua stufetta e regalarti delle caramelle;
- che in un ristorante di lusso i più felici non siano i clienti seduti ai tavoli, ma i giovani cuochi e cuoche di diverse nazionalità che con entusiasmo preparano i raffinati piatti del menu;
- che in piazza nessun petardo  sia scoppiato a due metri da te;

venerdì 19 dicembre 2014

Salomon Resnik: Un dialogo insolito


Un foglio bianco, essenziale, piegato in quattro, il carattere delle scritte è un  Comic Sans, l’indirizzo 8 kislev 5775, Sala Montefiore, Centro di studi ebraici, Venezia.
La sua voce compone un tessuto multiforme di lingue, italiano, francese, tedesco, yiddish, spagnolo, i suoi racconti un arazzo di volti, libri, viaggi, città:
"Sono nato nel 1920 a Buenos Aires, in un quartiere di immigrati, figlio di ebrei russi ucraini di tradizione askenazita originari di Odessa. Da piccolo andavo nella sinagoga per ascoltare mio padre che cantava nel coro, avevo circa dieci anni, e mi ricordo che tutti, arrivati a un certo punto, chiudevano  gli occhi, e la persona vicino a me diceva che sarei diventato cieco se avessi guardato ... guardai lo stesso, vidi le mani del celebrante che si levavano verso l’alto simili a quelle ossute dei disegni di Egon Schiele".

domenica 30 novembre 2014

Storytelling: come raccontare una storia



Milano in una giornata di pioggia sembra avere meno fretta, come l'assonnata ragazza del bar all’angolo di via Crespi che mi chiede: Cappuccino normale o vegano?
Oltre i vetri appannati la facciata del Nuovo Teatro Ariberto è un foglio a righe bianche.
Narrare forse è una competenza, una narrability, forse anche un dono, una necessità, un lavoro, di sicuro è mettere in fila le cose, mettere ordine, ma non troppo, a volte è svelare e nello stesso tempo dissimulare, rinviare, variare, impastare, scartare, meravigliare.
Scrivere:

sabato 29 novembre 2014

Come vogliamo essere?

Ore dodici del 22 novembre 2014, arriva l’autobus della Linea 21, fermata di fronte alla fiera di Verona, è l’ultimo giorno della fiera Job e Orienta. Una cinquantina di studenti si accalcano lungo il marciapiede, sulla strada una grande pozza d’acqua. L’autista invece che accostare si ferma a un metro del marciapiede, costringendo tutti a bagnarsi i piedi o  a impegnarsi in prove di salto in lungo per raggiungere l’autobus. Non risponde a chi gli chiede  il motivo di  questa piccola, insensata, cattiveria, pietrificato fissa il parabrezza;
23 ottobre 2014, Corriere della Sera, in un editoriale intitolato L’ultima frontiera del narcisismo beota, Claudio Magris scrive dell’infermiera che si faceva ritrarre su Facebook sorridente accanto ai cadaveri dei pazienti e poi, per associazione, offende tutti gli utilizzatori dei social media: "Ipodotati innocui, che sentono il bisogno di comunicare sulla rete a conoscenti e sconosciuti cos’hanno mangiato la sera prima( ...) Trionfa l’aspirazione  a un’eternità da cesso (...) ognuno chiede l’eternità per il proprio calzino (...) Cani, diceva Federico II ai suoi soldati che fuggivano, volete vivere in eterno?"

sabato 15 novembre 2014

L'autismo raccontato da Lucio Moderato


“Che Le mamme frigorifero, fredde, anaffettive, generino autismo è una balla colossale." Parte in quarta Lucio Moderato uno dei maggiori esperti internazionali di autismo e responsabile del comitato tecnico e scientifico della fondazione Oltre il labirinto. “Non è colpa neppure dei papà lavastoviglie, quelli che se ne lavano le mani e vanno via, l’autismo è una condizione, non una malattia, è come avere le gambe corte, i capelli rossi, la statura bassa. E siccome non è una malattia non puoi guarirla.”
Nella storia della medicina il termine autismo (dal greco autos, che significa stesso) fu usato per la prima volta dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler  per definire la perdita di contatto con la realtà, "il pensiero circolare che si chiude in se stesso" nei pazienti schizofrenici. Ma a descrivere e a riconoscere questa sindrome negli anni Quaranta furono il viennese Hans Asperger e l’austriaco naturalizzato statunitense Leo Kanner, e solo negli anni Novanta si cominciò a escludere che l’autismo avesse delle cause psicologiche.

mercoledì 22 ottobre 2014

La malafede

Il vero problema non è la menzogna
Quella è la cosa bella che si sogna
Il vero problema è la malafede 
Che uccide davvero chi non la vede.

venerdì 17 ottobre 2014

A che mi serve un libro?

(...) A che mi serve un libro?
Gli alberi li sfoglia il vento:
e le parole lì io le conosco,
e le ripeto sommessamente a volte.
E la morte, che spezza gli occhi come fiori,
i miei occhi non sa dove trovarli...
Rainer Maria Rilke, Die Blinde, La ragazza cieca, trad. Riccardo Held

sabato 11 ottobre 2014

Un libro è una stretta di mano


La conversazione con Gilberto scorre senza accelerare, pause misurate, pronuncia impeccabile degli autori stranieri. Intorno il vociare indistinto dei visitatori, la luce del sole riempie le stanze del castello. Racconta della giornata mondiale mondiale lentezza, della rivista satirica Corvo Rosso, di cui indossa la maglietta su cui campeggia la scritta Se leggere non è il tuo forte, fanne il tuo debole, ma soprattutto racconta di libri, di viaggi, di incontri, della piccola casa editrice Edizioni del Foglio Clanestino, con sede a Sesto San Giovanni, a pochi chilometri da Milano.
Peter Russel l’ha incontrato diverse volte a Pian di Sco, in provincia di Arezzo. Finita la strada, si scendeva in un viottolo e si raggiungeva il suo mondo diroccato, un vecchio mulino biblioteca chiamato La turbina, anche se la ruota era ferma da decenni.

domenica 28 settembre 2014

La chiave di Sophia e lo stigma


In una villa del Trecento, in provincia di Treviso, Villa Tassoni, lungo la Postumia, ex via consolare romana che ora congiunge distese di capannoni e centri commerciali, si è presentata al pubblico ieri sera La chiave di Sophia (sophia in greco significa abilità, sapienza, conoscenza), un’associazione di studenti dell'Università Ca' Foscari di Venezia, un network filosofico informativo con base all’indirizzo lachiavedisophia.com e in Facebook e Twitter.
L’intento è pragmatico: agire sui modi d’agire attraverso la riflessione filosofica. Così è stato per l’incontro di apertura: “Se non esistesse la malattia mentale?”, con Francesco Codato, autore di Storia della nascita del movimento di critica alla psichiatria, e Mario Galzigna, autore di Rivolte del pensiero. Dopo Foucault , per riaprire il tempo.

giovedì 25 settembre 2014

Vivere, istruzioni per l'uso

Autori celebri e autori sconosciuti conversano nelle pagine del libro con un pensiero, una certezza, un tweet, un dubbio, un sogno, un’idea, un sorriso, un verso.
Piccole luci nella misteriosa danza dei giorni, nell’imprevedibile incrocio dei destini, in questo mare battuto dal vento.
Ma ognuno si senta (creda) libero di sbagliare da solo, di lavorare duro al suo prossimo errore. Vivere si trova su Google Books

La vigna

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti la terra rossa è dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo. Tutto ciò è familiare e remoto, infantile a dirla in breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo. La visione s'accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che né il ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa di inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro."
(...)
"La vigna è fatta anche di questo, un miele dell'anima, e qualcosa nel suo orizzonte apre plausibili vedute di nostalgia e di speranza. Insoliti eventi vi possono accadere che la sola fantasia suscita, ma non l'evento che soggiace a tutti quanti e tutti abolisce: la scomparsa del tempo. Questo non accade, è; anzi è la vigna stessa.
Cesare Pavese
, Racconti, vol. II, La vigna, Einaudi, Torino, 1960

mercoledì 10 settembre 2014

Quando il cuore si ferma - incontro




Articolo di Renato Piva, Corriere del Veneto, 10 settembre 2014

Ora per ora

"Devo aggiornare il mio racconto ora per ora. Da un istante all'altro potrebbero cambiare non solo la mia condizione, ma anche i miei intenti. Il mio è un registro di accadimenti disparati e mutevoli, e di pensieri cangianti e talora contraddittori: sia perché sono sempre diverso da me stesso, sia perché colgo gli oggetti in circostanze e da angolazioni diverse." Montaigne, 1562

martedì 19 agosto 2014

Il faggio Patriarca



Era un bambino quando allungava il braccio per indicare i ciliegi, i peri, i meli, i peschi in lontananza sulla collina. Per un’illusione prospettica sembrava che quegli alberi così piccoli crescessero sulla mano aperta verso il cielo. Le vacanze estive e pasquali dal nonno a Reseretta, a Tarzo, erano una continua scoperta: una nuova pianta, un insetto, un sentiero, una nuvola dalla forma strana.
Classe 1935, Armando Dal Col viveva a Longarone, dove mamma e papà avevano un negozio di frutta e verdura molto prima che l’ingegner Carlo Semenza progettasse la diga del Vajont. La tragedia andrà in scena alle 22.39 del 9 ottobre 1963. Quella sera Armando ritorna dalla Val Zoldana ed è diretto a Belluno dove abita con la famiglia e dove da qualche tempo per hobby coltiva degli alberi in miniatura. Passa a salutare i genitori intorno alle 21.

mercoledì 13 agosto 2014

La bibliospiaggia


 Ne parlavo con un amico l’altra sera. Una petizione, una proposta di legge, un comitato popolare, un partito. Il partito di quelli che al  mare vorrebbero leggere in santa pace.
Lottare per un’enclave ombrellonesca, un temenos sabbioso, una bibliospiaggia.
Nella bibliospiaggia il lettore di libri, giornali, kindle, non subirà frantumazioni dei biblici zebedei da parte di:
giocatori di bocce, palette, racchettoni, tamburelli, volano, freesby, volley, calcetto, palle magiche;
venditori di foulard indiani, occhiali, borse taroccate, aquiloni, catenine e anellini, ombrelli, sculture in legno;
massaggiatrici cinesi e tailandesi; tatuatrici di henné; dreadmaker; Coccobellooooo;
mamme che conversano animatamente di pappe, pannolini e pupù;
pensionati appartenenti a comunità spirituali, club di burraco,  università degli adulti e anziani che pontificano sui destini del mondo;
habitué del lido in grado di ricostruire senza errori vite, malattie e morti degli ultimi vent’anni;
adorabili infanti che si rincorrono sollevando tsunami di sabbia;
invasori di spazi altrui alla ricerca dell’ombra perduta;
appassionati di eventi sportivi armati di radiolina tascabile;
amici dell’uomo di varie taglie abbaianti e leccanti;
teleconversatori felici di esibire suonerie riproducenti musiche di ogni epoca, sirene, ragli, muggiti, e che dopo aver cercato a lungo lo smartphone nella sacca bombardano la quiete marina con  originali quesiti: Dove sei? Che fai? Fa caldo lì? Ti sento male. Aspetta ti richiamo...;
volonterosi, frenetici, rumorosi bagnini impegnati a chiudere ombrelloni e sistemare lettini;
altoparlanti che inondano la spiaggia con una valanga di scemenze musicali, pubblicitarie e informative;
diversi mezzi aerei e terrestri con scopi ludicopromozionali.
In somma: la richiesta al Governo, alle amministrazioni regionali, provinciali, comunali, turistiche e costiere, alle imprese e autorità balneari di ogni ordine e grado è una sola: Lasciateci leggere in pace, dateci la Bibliospiaggia!
L'immagine del libro è tratta da www.hotelrudy.it

lunedì 4 agosto 2014

La penna e la carta

"Così la penna va
sopra la carta liscia
di un quaderno e non sa
come finisce
ogni sua riga,
dove si mescolano
saggezza ed idiozia
ma si fida dei moti della mano,
nelle cui dita batte la parola
del tutto muta,
senza togliere polline dai fiori,
ma facendo più lieve il cuore."
Josif Brodskij  Poesie

venerdì 25 luglio 2014

Guardare

C'è una breve storia raccontata da Platone (IVa.C.) nel Teeteto che mostra come quel che ci sfugge, spesso, è davanti ai nostri occhi. Altre volte è alle nostre spalle come nella fiaba  La luna nel pozzo scritta nel 1284 da Nasreddin Hoca  oppure nascosto in bella vista come nella  Lettera rubata (1845) di Edgar Allan Poe.
"Successe a Talete che mentre osservava le stelle e guardava in alto cadde in un pozzo, ed una servetta tracia, piuttosto in gamba e carina, si burlò di lui: Come pretendi di osservare le cose del cielo quando non sai vedere quel che hai davanti ai piedi."
(L'opera ritratta nella foto è di Peter Fischli e David Weiss)

lunedì 21 luglio 2014

Imperfezione

Nel recente libro di Slavoj Zizek è ricordata una breve storiella sull'imperfezione di dio, tema collegato all'esistenza del male:
"Due amici giocano a colpire una lattina con la palla. Dopo ripetuti centri, uno di loro dice:
Per Dio l'ho mancata!
Il suo amico, molto credente, s'arrabbia: Come osi parlare così di nostro Signore, che Dio ti fulmini!
Ma dopo poco un fulmine lo ferisce a morte: Perché hai colpito me Signore e non chi ha pronunciato il tuo nome invano?
Una voce profonda risuona nel cielo: Per Dio, l'ho mancato!"

mercoledì 9 luglio 2014

Il teatro del mondo


La vita, il mondo, sarebbero un’opera lirica, e l’autore della musiche sarebbe Satana, scrive Machado de Assis nel romanzo Don Casmurro: “Satana supplicò ancora (di far rappresentare l’opera in cielo), ma senza fortuna, finché Dio stanco e pieno di misericordia, acconsentì che l’opera fosse eseguita, ma fuori dal cielo. Creò un teatro speciale, questo pianeta, e inventò un’intera compagnia, con tutte le sue parti, protagonisti e comprimari, cori e ballerini.
‘Ora assistete a qualche prova!’ disse Satana, e Dio rispose:
‘No, non voglio saperne di prove. Mi basta aver composto il libretto; sono pronto a dividere con te i diritti d’autore.’
Forse fu un male quel rifiuto; ne risultano alcune discordanze, che una previa audizione, un’amichevole collaborazione avrebbero evitato. In effetti vi sono certi punti in cui i versi vanno a destra e la musica a sinistra. C’è anche chi dice che proprio in questo sta la bellezza della composizione, che non rischia di diventar monotona, e così spiegano il terzetto dell’Eden, l’aria di Abele, i cori della ghigliottina e della schiavitù. Non è raro che le stesse situazioni si ripetano senza una ragione plausibile. Certi motivi stancano a forza d’esser ripetuti. Vi sono anche punti oscuri; il maestro abusa delle masse corali, coprendo molte volte il senso in maniera confusa." 

martedì 8 luglio 2014

Che non sia

"Fa' che non venga l'ora del tramonto
l'angolo dei pensieri e della neve
quando togli la polvere alle cose
e sai che dovrai rendere conto.
Che non sia l'ora dei racconti strani,
a mezza voce, pieni di paure..."

"Come per noncuranza della foce
L'acqua conosce un complicato giro
Ha perso trasparenza la mia voce
Se per frontiera ha solo il tuo respiro."

"Sì, sì, anche noi,
nel nostro piccolo,
andiamo orgogliosi
delle nostre prestazioni!
Anche noi, anche noi come uno
di quegli irreprensibili,
congegni domestici,
anche noi, anche noi, nel nostro piccolo,
aspiriamo alla polvere!"
Riccardo Held, Otto frammenti e un requiem per Lukas, La Fenice, Venezia, 4 luglio 2014

lunedì 30 giugno 2014

Sull'altra sponda


È dell’altra sponda, diciamo, il più delle volte con un sorriso, per affermare che quella persona è un omosessuale o ha dei modi di fare che potrebbero farlo pensare. Noi, seduti sulla sponda giusta, ci sentiamo rassicurati: almeno quel difetto lì non ce l’abbiamo, o crediamo di non averlo (quel difetto, infatti, è solo una maggiore intensità della nostra componente maschile o femminile).
Sabato a Venezia le due sponde si sono mischiate per il Gay Pride,  e quando in campo San Polo qualcuno ha chiesto agli etero di alzare la mano  i "normali" si sono accorti di essere un’allegra minoranza.  Etero più intelligenti, più sensibili, più aperti di altri?

venerdì 13 giugno 2014

Una scuola del libro a Venezia



 Il suo santo protettore si chiama Aldo Manuzio: guarda dall’alto, con i capelli che arrivano alle spalle,  il berretto calato sulla fronte e il naso a punta. Paolo Olbi, stampatore e rilegatore, ha creduto fino all’ultimo nel suo santo e nel suo sogno: una scuola del libro a Venezia dove nel Cinquecento prosperavano circa duecento tipografie e dove Manuzio nel 1499 stampò l’ Hypnerotomachia Poliphili, uno dei massimi capolavorii dell’arte tipografica. Ci ha creduto fino all’anno scorso quando si è dovuto arrendere: distrutte le macchine sulle quali aveva lavorato per più di cinquant’anni, bruciati trecentomila euro.
Si è ritirato con un torchio e  una tranciatrice a caldo in un piccolo negozio nel sestiere di Dorsoduro: la vetrina guarda il ponte Ca’Foscari, ma gli studenti e i pochi turisti che scendono dal ponte non guardano la vetrina. C’è tempo per raccontare una storia incredibile.
Da giovane Paolo Olbi  impara il mestiere in una legatoria in campo Santa Maria Nova, poi all’ École Estienne di Parigi. Nei primi anni novanta il suo nome entra tra le pagine del romanzo La valle dei cavalieri di Raffaele Crovi, vincitore del Premio Campiello:

giovedì 12 giugno 2014

Il futuro tra le mani

"Quando troverai una mano che sia troppo corta rispetto al corpo, significa uomo cavilloso e che non sopporta critiche, e anche forte nelle braccia;
quando troverai una mano che sia lunga, sottile e ben proporzionata al corpo significa uomo di buoni costumi, dalla vita lunga, uomo che ama, onora e teme dio;
quando troverai un uomo che abbia la mano concava e salda ma non armoniosa, significa vita breve ma  ricca di denari;
quando troverai una mano solida, lunga di palma e dita proporzionate,  significa uomo ingegnoso in  cattive opere, alquanto ladro e vizioso;
quando troverai una donna che abbia la palma corta e le dita lunghe, significa che partorirà con gran difficoltà;
quando troverai una mano un po' lunghetta e le dita un  po’ grossette, significa uomo lento,  tardo, pigro, tuttavia di buon animo e perbene;