Amavo le sue danze barbare, il suo canto un po' rauco e insieme dolce, il suo odore d'incenso, il suo vivere trasognato. La seguivo dovunque. Mi confondevo alla vile ciurmaglia dei soldati, dei saltimbanchi e dei pubblicani da cui era circondata. Un giorno disparve, e non la rividi più. La cercai lungamente nei vicoli malfamati e nelle taverne. Era più difficile fare a meno di lei che del vino greco. Qualche mese dopo che l'avevo perduta, seppi, per caso, che si era unita a un piccolo gruppo di uomini e di donne che seguivano un giovane taumaturgo della Galilea. Si faceva chiamare Gesù il Nazareno, e fu crocefisso non ricordo per quale delitto. Ponzio, ti ricordi di quest'uomo?
(Da Il procuratore della Giudea di Anatole France, traduzione di Leonardo Sciascia, ed. Sellerio).
"Nel blog l'altro può firmare nel tuo testo, esiste uno spazio per chiunque decida di arrivare"
lunedì 21 settembre 2009
lunedì 14 settembre 2009
Uomini e fiumi
Gli uomini sono come i fiumi: l'acqua è in tutti uguale ed è dovunque la stessa, ma ogni fiume è ora stretto, ora rapido, ora ampio, ora quieto, ora pulito, ora freddo, ora torbido, ora caldo. Così gli uomini. Ogni uomo ha in sé i germi di tutte le caratteristiche umane e talvolta ne manifesta alcune, talvolta altre, e spesso non è affatto simile a se stesso, pur continuando a rimanere sempre e solo se stesso.
(Da Resurrezione di Lev Tolstòj)
(Da Resurrezione di Lev Tolstòj)
Un testo
Un testo è un testo solo se nasconde al primo sguardo, al primo venuto, la legge della sua composizione e la regola del suo gioco.
(da La Farmacia di Platone di Jacques Derrida)
(da La Farmacia di Platone di Jacques Derrida)
sabato 12 settembre 2009
Roulette russa
Ogni giorno in Italia muoiono 14 persone vittime di incidenti stradali. Mettersi alla guida di un'auto è una roulette russa.
mercoledì 9 settembre 2009
Qualunque cosa succeda
Alzi la mano chi sentendo il nome Ambrosoli non pensa al miele. "Qualunque cosa succeda" (ed.Sironi) è il libro dedicato dal figlio Umberto Ambrosoli al padre Giorgio liquidatore della Banca Privata di Sindona e ucciso a Milano da un killer l'11 luglio 1979. In un articolo Marco Vitale scrive:"L'assassinio di Ambrosoli è il culmine di un certo modo di fare politica, di un certo modo di fare economia. I magistrati inseguono esecutori e mandanti del delitto, ma dietro ci sono i responsabili , i responsabili politici". Il titolo è tratto da una lettera scritta da Ambrosoli alla moglie quattro anni prima di essere ucciso: "Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare tu i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto..."
Una vicenda che ne fa venire in mente altre, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, D'Antona, Biagi. Brividi e la sensazione che le cose non siano cambiate: c'è una parte della società che ogni mattina si alza e lavora onestamente e un'altra parte che agisce illegalmente e all'ombra di facciate perbene.
Una vicenda che ne fa venire in mente altre, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, D'Antona, Biagi. Brividi e la sensazione che le cose non siano cambiate: c'è una parte della società che ogni mattina si alza e lavora onestamente e un'altra parte che agisce illegalmente e all'ombra di facciate perbene.
domenica 6 settembre 2009
Gatti e vulcani
Kircher si era immaginato un'orchestra di gatti (bastava tirargli le code) e una macchina per pulire i vulcani. Si faceva calare in una grande cesta in mezzo ai fumi del Vesuvio, sostenuto da un esercito di piccoli gesuiti. Athanasius Kircher fu un gesuita tedesco del XVII secolo vissuto a Roma, un erudito universale considerato anche il padre dell'egittologia.
(La citazione sui gatti e sui vulcani è tratta da: Non sperate di liberarvi dei libri di Jean-Claude Carrière e Umberto Eco).
(La citazione sui gatti e sui vulcani è tratta da: Non sperate di liberarvi dei libri di Jean-Claude Carrière e Umberto Eco).
sabato 5 settembre 2009
La cura Schopenhauer
Un romanzo di Irvin Yalom (ed. Neri Pozza) che mescola psicanalisi e filosofia. Julius Hertzfeld (in tedesco Herz significa cuore e Feld campo) guida un gruppo di psicoterapia a San Francisco quando gli viene diagnosticato un tumore alla pelle. Non gli resta che un anno di vita. Nel suo studio riguardando le cartelle dei pazienti si imbatte nel fascicolo di Philip Slate (to slate in inglese=criticare): tre anni di duro lavoro coronati da un insuccesso. È passato molto tempo e Julius è curioso di sapere come sta oggi Philip. Lo chiama e scopre che è diventato un terapeuta anche lui e che è guarito grazie alla filosofia di Arthur Schopenhauer. I due si incontrano e prendono un accordo: Philip si sottoporrà a sei mesi di terapia di gruppo al termine dei quali Julius garantirà per la sua iscrizione ad un prestigioso albo di terapeuti.
Le pagine del romanzo sono infarcite di citazioni e aforismi di Schopenhauer, ma anche Shakespeare, Kant, Nietzsche, Heidegger. Scena finale: la seduta di un gruppo di terapia condotto da Philip. Appesantito dai resoconti degli incontri il libro è reso interessane dalla ricostruzione della vita di Schopenhauer di cui si è invogliati a leggere l’opera.
“Prima di tutto: nessuno è felice, ma per tutta la vita aspira a una presunta felicità, che di rado raggiunge e, se la raggiunge, è solo per esserne deluso: ma la regola è che alla fine ognuno giunga al porto avendo fatto naufragio, e senza più alberi. Ma allora è indifferente che egli sia stato felice o infelice, in una vita fatta solo di presente privo di durata e che ora ha una fine.”
“Con un po’ di cortesia e amorevolezza si possono rendere compiacenti e gentili persino gli uomini caparbi e ostili. La cortesia è quindi per l’uomo ciò che il calore è per al cera.”
"Questo fu la vita? Orsù? Da capo!" (Nietzsche)
Le pagine del romanzo sono infarcite di citazioni e aforismi di Schopenhauer, ma anche Shakespeare, Kant, Nietzsche, Heidegger. Scena finale: la seduta di un gruppo di terapia condotto da Philip. Appesantito dai resoconti degli incontri il libro è reso interessane dalla ricostruzione della vita di Schopenhauer di cui si è invogliati a leggere l’opera.
“Prima di tutto: nessuno è felice, ma per tutta la vita aspira a una presunta felicità, che di rado raggiunge e, se la raggiunge, è solo per esserne deluso: ma la regola è che alla fine ognuno giunga al porto avendo fatto naufragio, e senza più alberi. Ma allora è indifferente che egli sia stato felice o infelice, in una vita fatta solo di presente privo di durata e che ora ha una fine.”
“Con un po’ di cortesia e amorevolezza si possono rendere compiacenti e gentili persino gli uomini caparbi e ostili. La cortesia è quindi per l’uomo ciò che il calore è per al cera.”
"Questo fu la vita? Orsù? Da capo!" (Nietzsche)
lunedì 31 agosto 2009
Lisboa
La crema de leche spolverata di cannella, il canto dei gabbiani che la sera entra dai lucernari dei tetti, una donna alla finestra illuminata nel palazzo alto del Beco do Caldeira, una stella cadente tra i vicoli del Bairro Alto, la frittata con i gamberi e la mousse alla pesca di Natercia, il caffè gustoso della Brasileira, uno dei locali preferiti da Pessoa, il sapore dolce e seducente della ginja, lo sferragliare dei tram gialli lungo le ruas, la capoeira nella notte dell’Alfama, la magia della torre di Belem da cui Magellano e Vasco da Gama partirono alla scoperta di nuovi mondi, il chiostro di Los Jeronimos, un succo fresco di mango, poi un paio di cose comprate alla Feira da ladra: una vecchia scatola di tè con la foto di Joseph Tetley, un portagioie in rame con palme e uccelli incisi su smalti verdi e azzurri, un foglio di disegni per ricamo degli anni Venti, cinque cartoline vecchie e degli azulejos, uno blu con un passerotto poggiato sul ramo, uno nero con una barca a vela, uno azzurro con i fiori e un altro con il tram giallo tra i vicoli. Queste sono cose, ma dietro ad ognuna di queste cose si cela un rapporto umano, il sollievo di un sorriso, il piacere di una domanda, la curiosità di conoscere l’altro. A Lisbona i portoghesi mescolano il rispetto per la forma ereditato dagli inglesi, di cui sono i più vecchi alleati, al calore della gente latina. Se a questo aggiungiamo la dolcezza e la musicalità della lingua si comprende perché Lisbona conquista il cuore di chi la visita.
Riguardo queste vecchie cartoline e la scatola di tè qui sull’Oceano, a Praia das Machas (la spiaggia delle mele) a quaranta chilometri da Lisbona. La pensione nella quale siamo alloggiati si chiama Residencial Real, ma una volta il suo nome era Royal, e prima ancora fu colonia die profughi olandesi della Seconda guerra mondiale, lungo la stradina in salita che costeggia la pensione la gente si sofferma alla balaustra bianca e azzurra. Alcuni sono soli e guardano il grande mare come in attesa di una risposta, altri a gruppi di due o tre “filano, filar in portoghese vuol dire conversare mi ha spiegato Maria Teresa che da venticinque anni conduce questa pensione in riva all’Atlantico, è bassa e rotonda, ha i capelli bianchi e due occhi azzurri. Sul muretto bianco e azzurro c’è anche chi appoggia il giornale e legge. La spiaggia si va popolando di bambini che giocano, di signore di mezza età che fanno ginnastica. C’è bassa marea e gli appassionati di surf devono andare al largo per trovare le onde. Alcune persone salgono in lontananza i sentieri del promontorio mentre nelle pozze d’acqua verso riva altri raccolgono conchiglie. Questa mattina, quando il sole era nascosto dalle nuvole, verso le sei e mezza, un uomo e una donna “filavano” fitto fitto. Lei era vestita di nero con i capelli raccolti a coda, lui era più alto, grosso e con i capelli sale e pepe. Dalle loro teste ogni tanto spuntava sbuffi bianchi di sigaretta. Dopo due ore, quando mi sono alzato per la colazione erano ancora lì, filavano e fumavano. Sembrava che lui stesse ad ascoltare lei, che tentasse di aiutarla con la pazienza e l’affetto di un amico. Chissà quante storie d’amore hanno visto passare quella balaustra e Maria Teresa nella sua pensione. Immagino questo hotel d’inverno, immerso nell’atmosfera unica del vento e della nebbia che sa di mare, o delle nuvole che corrono veloci nel cielo blu, immagino un amore fra un lui e una lei, li immagino qui per una settimana nell’infinito.
The “crema de leche” dust of cinnamon, the voice of sea-gull that at night came in from the roofs, a woman staring out of a window near Beco do Caldeira, a falling star appearing in the narrow streets of Bairro Alto, the omelette with shrimsp and the peach mousse made by Natercia, the tasteful coffee at Brasileira, one of Pessoa’s favourites spots, the sweet and tempting Ginja, the Capoeira in the night of Alfama, the charm of Belem Tower, from which Magellano and Vasco da Gama left to discover new worlds, the cloister of Los Jeronimos, a fresh mango juice and a few things bought at the “Feira da ladra” (the thief market): a tea tin with a picture of Sir Joseph Tetley, a jewel box of brass decorated with palms and birds on green and blue enamels, a sheet of embroiderie drawings in the 20s, five old postcards and some azulejos, a blue one with a sparrow on the branch, a black one with a ship, another one blue with a bunch of flowers and a white one with a yellow tram between the ruas. These are things, but every object has in itself a legacy, the relief of a smile, the pleasure of questioning, the curiosity to know the other. In Lisbon Portuguese people mixed the formality inherited from the English, of whom they were the earliest allies, to the warm Latin character. If on top of that we add the sweetness and the harmony of the language, you could understand why Lisbon conquer the heart of the visitors.
I’m staring at these old postcards and the tea tin here on the Ocean, at Praia das Machas (the beach of apples), forty kilometers far from Lisbon. Our Hotel is called Residencial Real , but once its name was Royal and earlier it was a colony for Dutch refugees in the Second World War. Along the street that goes up near the hotel, just in front of the Ocean, people rely on a white and blue railing. Some of them are alone ad are loocking at the sea as if they were waiting for an answer, others, gathered in little groups of two or three persons “filano”, “filar” in Portugues means talking, discussing, so explained to me Maria Teresa, who has run this hotel from 25 years, she is short and round, her hair is white and her eyes are blue. Meanwhile on the white and blue railing there is also someone who is reading a newspaper and the beach is going to get crowded with children that are playing, with middle age women that are doing some exercise. Someone is walking along the distant paths of the promontory, while a few are picking up shells in the calm water between the rocks. There is low tide and the surfers have to swim on their boards far away to take the waves.
This morning, when the sun was still hidden behind the clouds, at about 6 o’clock, a man and a woman “filavan”, were discussing. She was dressed in black and her hair was made in a tail, he was taller and big, with black and white hair. Sometime cigarette’s smoke was caming in white whipps above their heads. After two hours, when I woke up for breakfast, they were still there, “discussing” and smoking. It semeed to me that the man was listening, trying to help her like a friend, with love and patience. Who knows how many love stories had been seen along this railing or by Maria Teresa in her hotel. I imagine this hotel in the Winter, surrounded by clouds running in the blue sky, I imagine a love story between a man and a woman staying here for a week in the infinite.
Riguardo queste vecchie cartoline e la scatola di tè qui sull’Oceano, a Praia das Machas (la spiaggia delle mele) a quaranta chilometri da Lisbona. La pensione nella quale siamo alloggiati si chiama Residencial Real, ma una volta il suo nome era Royal, e prima ancora fu colonia die profughi olandesi della Seconda guerra mondiale, lungo la stradina in salita che costeggia la pensione la gente si sofferma alla balaustra bianca e azzurra. Alcuni sono soli e guardano il grande mare come in attesa di una risposta, altri a gruppi di due o tre “filano, filar in portoghese vuol dire conversare mi ha spiegato Maria Teresa che da venticinque anni conduce questa pensione in riva all’Atlantico, è bassa e rotonda, ha i capelli bianchi e due occhi azzurri. Sul muretto bianco e azzurro c’è anche chi appoggia il giornale e legge. La spiaggia si va popolando di bambini che giocano, di signore di mezza età che fanno ginnastica. C’è bassa marea e gli appassionati di surf devono andare al largo per trovare le onde. Alcune persone salgono in lontananza i sentieri del promontorio mentre nelle pozze d’acqua verso riva altri raccolgono conchiglie. Questa mattina, quando il sole era nascosto dalle nuvole, verso le sei e mezza, un uomo e una donna “filavano” fitto fitto. Lei era vestita di nero con i capelli raccolti a coda, lui era più alto, grosso e con i capelli sale e pepe. Dalle loro teste ogni tanto spuntava sbuffi bianchi di sigaretta. Dopo due ore, quando mi sono alzato per la colazione erano ancora lì, filavano e fumavano. Sembrava che lui stesse ad ascoltare lei, che tentasse di aiutarla con la pazienza e l’affetto di un amico. Chissà quante storie d’amore hanno visto passare quella balaustra e Maria Teresa nella sua pensione. Immagino questo hotel d’inverno, immerso nell’atmosfera unica del vento e della nebbia che sa di mare, o delle nuvole che corrono veloci nel cielo blu, immagino un amore fra un lui e una lei, li immagino qui per una settimana nell’infinito.
The “crema de leche” dust of cinnamon, the voice of sea-gull that at night came in from the roofs, a woman staring out of a window near Beco do Caldeira, a falling star appearing in the narrow streets of Bairro Alto, the omelette with shrimsp and the peach mousse made by Natercia, the tasteful coffee at Brasileira, one of Pessoa’s favourites spots, the sweet and tempting Ginja, the Capoeira in the night of Alfama, the charm of Belem Tower, from which Magellano and Vasco da Gama left to discover new worlds, the cloister of Los Jeronimos, a fresh mango juice and a few things bought at the “Feira da ladra” (the thief market): a tea tin with a picture of Sir Joseph Tetley, a jewel box of brass decorated with palms and birds on green and blue enamels, a sheet of embroiderie drawings in the 20s, five old postcards and some azulejos, a blue one with a sparrow on the branch, a black one with a ship, another one blue with a bunch of flowers and a white one with a yellow tram between the ruas. These are things, but every object has in itself a legacy, the relief of a smile, the pleasure of questioning, the curiosity to know the other. In Lisbon Portuguese people mixed the formality inherited from the English, of whom they were the earliest allies, to the warm Latin character. If on top of that we add the sweetness and the harmony of the language, you could understand why Lisbon conquer the heart of the visitors.
I’m staring at these old postcards and the tea tin here on the Ocean, at Praia das Machas (the beach of apples), forty kilometers far from Lisbon. Our Hotel is called Residencial Real , but once its name was Royal and earlier it was a colony for Dutch refugees in the Second World War. Along the street that goes up near the hotel, just in front of the Ocean, people rely on a white and blue railing. Some of them are alone ad are loocking at the sea as if they were waiting for an answer, others, gathered in little groups of two or three persons “filano”, “filar” in Portugues means talking, discussing, so explained to me Maria Teresa, who has run this hotel from 25 years, she is short and round, her hair is white and her eyes are blue. Meanwhile on the white and blue railing there is also someone who is reading a newspaper and the beach is going to get crowded with children that are playing, with middle age women that are doing some exercise. Someone is walking along the distant paths of the promontory, while a few are picking up shells in the calm water between the rocks. There is low tide and the surfers have to swim on their boards far away to take the waves.
This morning, when the sun was still hidden behind the clouds, at about 6 o’clock, a man and a woman “filavan”, were discussing. She was dressed in black and her hair was made in a tail, he was taller and big, with black and white hair. Sometime cigarette’s smoke was caming in white whipps above their heads. After two hours, when I woke up for breakfast, they were still there, “discussing” and smoking. It semeed to me that the man was listening, trying to help her like a friend, with love and patience. Who knows how many love stories had been seen along this railing or by Maria Teresa in her hotel. I imagine this hotel in the Winter, surrounded by clouds running in the blue sky, I imagine a love story between a man and a woman staying here for a week in the infinite.
Para ser grande
Para ser grande, sê inteiro: nada Teu exagera ou exclui. Sê todo em cada coisa. Põe quanto és No mínimo que fazes. Assim em cada lago a lua toda Brilha, porque alta vive
Per essere grande sii completo, niente di te esagera o escludi. Sii tutto te stesso in ogni cosa. Metti quello che sei nelle minime cose che fai.
Così in ogni lago la luna tutta brilla perché alta vive.
(Ricardo Reis 14-2-1933)
Per essere grande sii completo, niente di te esagera o escludi. Sii tutto te stesso in ogni cosa. Metti quello che sei nelle minime cose che fai.
Così in ogni lago la luna tutta brilla perché alta vive.
(Ricardo Reis 14-2-1933)
venerdì 28 agosto 2009
martedì 18 agosto 2009
La lettera rubata
Uno straordinario racconto di Poe sul quale Lacan ha tenuto un seminario che a sua volta è stato oggetto del saggio di Derrida "Il fattore della verità". La lettera rubata non è stata nascosta ma lasciata in un luogo dove tutti potevano vederla e proprio per questo non la vedevano.
Lisbona
Scrive Fernando Pessoa in Lisbon Revisited:
Una volta ancora ti rivedo, Lisbona, e Tago e tutto,
viandante inutile di te e di me,
straniero qui come dappertutto,
casuale nella vita come nell'animo,
fantasma errante in sale di ricordi,
al rumore dei topi e delle tavole che scricchiolano
nel castello maledetto del dover vivere...
Una volta ancora ti rivedo, Lisbona, e Tago e tutto,
viandante inutile di te e di me,
straniero qui come dappertutto,
casuale nella vita come nell'animo,
fantasma errante in sale di ricordi,
al rumore dei topi e delle tavole che scricchiolano
nel castello maledetto del dover vivere...
Incipit
Ti ho lasciato dov’eri, prigioniero del groviglio delle parole non dette, dei peccati inconfessati, delle certezze smarrite. Ho cercato di non vederti, nonostante la luce che fuggiva dall’intrico dei rami intrecciati e sovrapposti a comporre null’altro che la vita, l’albero ormai grande, alto abbastanza da sentire la brezza, lassù.
Mi fa ombra, questa pianta contorta, a volte mi protegge ma altre, molte altre, mi soffoca.
Restare quaggiù, forse, al riparo dalle sorprese.
Provare a salire e sfidare il vento.
Cercare il coraggio per guardare oltre e affrontare la vertigine sapendo che, in un gioco affascinante ma un po’ crudele, tornare giù sarà quasi impossibile.
Oppure, beffa suprema, scoprire che sotto, nel frattempo, tutto è mutato e ormai sconosciuto.
Il futuro non aspetta nessuno e quando diventa passato il presente di prima non esiste più.
Mi cullo un po’ nel consapevole autoinganno, fingendo che la soluzione non ci sia, che tra rimanere immobile e ritrovarsi lassù, in balìa dell’inconosciuto, non ci sia una via di mezzo.
Potrei forse salire con un unico balzo, ma le ultime fronde sono troppo in alto, rischierei solo la delusione della sconfitta.
Potrei fare un po’ di strada e poi ridiscendere, risalire ancora percorrendo un tratto più lungo, poi tornare e così via, per non perdere del tutto il contatto con il mio terreno e verificare via via le differenze. Molto faticoso ma istruttivo.
Oppure potrei soltanto salire, con tappe più lunghe o più brevi, ma senza mai guardare giù. Una volta in cima sarebbe comunque troppo tardi per ogni ritorno: le fronde ormai folte impedirebbero di vedere più giù.
Written by Isabella Gianelloni
Mi fa ombra, questa pianta contorta, a volte mi protegge ma altre, molte altre, mi soffoca.
Restare quaggiù, forse, al riparo dalle sorprese.
Provare a salire e sfidare il vento.
Cercare il coraggio per guardare oltre e affrontare la vertigine sapendo che, in un gioco affascinante ma un po’ crudele, tornare giù sarà quasi impossibile.
Oppure, beffa suprema, scoprire che sotto, nel frattempo, tutto è mutato e ormai sconosciuto.
Il futuro non aspetta nessuno e quando diventa passato il presente di prima non esiste più.
Mi cullo un po’ nel consapevole autoinganno, fingendo che la soluzione non ci sia, che tra rimanere immobile e ritrovarsi lassù, in balìa dell’inconosciuto, non ci sia una via di mezzo.
Potrei forse salire con un unico balzo, ma le ultime fronde sono troppo in alto, rischierei solo la delusione della sconfitta.
Potrei fare un po’ di strada e poi ridiscendere, risalire ancora percorrendo un tratto più lungo, poi tornare e così via, per non perdere del tutto il contatto con il mio terreno e verificare via via le differenze. Molto faticoso ma istruttivo.
Oppure potrei soltanto salire, con tappe più lunghe o più brevi, ma senza mai guardare giù. Una volta in cima sarebbe comunque troppo tardi per ogni ritorno: le fronde ormai folte impedirebbero di vedere più giù.
Written by Isabella Gianelloni
domenica 9 agosto 2009
Le nozze di Cana
Una visione di Peter Greenaway al refettorio palladiano di San Giorgio Maggiore (Venezia)
giovedì 6 agosto 2009
Always wonderful
Se corre fa in tempo
Guardavo le fermate
Ce n'è un altro alle 20 e 24
Grazie
Always wonderful scritto accanto a tre cuori rossi sul bianco, gli occhi azzurri come il cielo d'estate, le labbra pronunciate, capelli oro raccolti a coda, due orecchini tondi a fiori e foglie, un orsetto con tante chiavi, la grande borsa argento, pantaloni e scarpe nere, uno shopper Stefanel con la giacca piegata. Sulla schiena girl's rules: drive him crazy, smile and shine.
Guardavo le fermate
Ce n'è un altro alle 20 e 24
Grazie
Always wonderful scritto accanto a tre cuori rossi sul bianco, gli occhi azzurri come il cielo d'estate, le labbra pronunciate, capelli oro raccolti a coda, due orecchini tondi a fiori e foglie, un orsetto con tante chiavi, la grande borsa argento, pantaloni e scarpe nere, uno shopper Stefanel con la giacca piegata. Sulla schiena girl's rules: drive him crazy, smile and shine.
domenica 2 agosto 2009
mercoledì 29 luglio 2009
Difficoltà
La difficoltà nell'essere un grande scrittore nasce dal fatto che che nella vita spirituale si agisce commercialmente e, secondo un'antica tradizione, si parla idealisticamente, e questo collegamento di commercio e idealismo era anche ciò che aveva un ruolo decisivo nelle faccende quotidiane (Lebensbemühungen) di Arnheim.
Da Der Mann ohne Eigenschaften di Robert Musil
Da Der Mann ohne Eigenschaften di Robert Musil
lunedì 27 luglio 2009
Una spirale di liquorizia
Una spirale di liquorizia, la prova microfono, quella strana piazza in discesa. Come una strega Tiziano Scarpa mormora formule per amori impossibili: luna puella pallidula, phiala e coscienza delle tenebre... Legge illuminato da un faro traverso, la mano sinistra arpeggia nell’aria accanto al foglio bianco, il suo volto diventa una pagina, un libro e sopra spunta la fronte lucida accanto al molinello delle dita. In sottofondo il brusio di bar ignari. Racconta di un giorno non restituito che può valere una vita, di una solitudine troppo rumorosa. Nel cielo un aereo, una stella, poi il cambiamento di luci e un invito: non languire nelle lente mascelle del tempo, ama. Dalla piazza in discesa gli applausi rotolano verso il palco nell'aria eremitica della luna.
giovedì 23 luglio 2009
Ospiti
Non si sopravvive se non si impara a essere ospiti. Siamo ospiti della vita, senza sapere perché siamo nati. Siamo ospiti del pianeta al quale facciamo cose orribili. E essere ospiti richiede di dare il meglio dovunque si è, pur rimanendo pronti a muoversi per ricominciare, se è necessario. Credo che vivere l'ospitalità in maniera esemplare sia la missione, la funzione, il privilegio e l'arte degli ebrei.
Written by George Steiner
Written by George Steiner
Sul filo
Ce ne stiamo qui sul limite, sul filo delle nostre vite, tra speranze e attese, con il fiato sospeso mentre attorno a noi qualcuno d'improvviso cade e altri nasce a nuovi sentieri.
martedì 21 luglio 2009
Schweppes
Una donna con il classico tubino nero e borsa Teablu, una cameriera in jeans e maglia verde chiaro, un suono insistente di campane, due spritz, una Schweppes tonica, una famiglia che mangia il gelato su una panchina rossa all'ombra di un albero, due turisti con panama e trolley Louis Vuitton, una coppia sui sessanta vestita di lino, lui con borsello e granita alla menta, lei in salopette e granita al limone, due bambini su un monopattino, una mamma che grida: Basta, un africano con la scritta Start sulla maglietta, un signore con borsa della libreria antiquaria Porte d'acqua, una vecchia insegna: Lampade Osram, il sole negli occhi.
lunedì 20 luglio 2009
Porcospini
Schopenhauer racconta di una compagnia di porcospini che in una giornata d'inverno si avvicinano l'uno all'altro per scaldarsi ma si pungono con le spine; allora si allontanano e sentono freddo, quindi si riavvicinano e si pungono di nuovo, la storia si ripete fino a che non trovano la giusta distanza. Un'acuta parabola dei rapporti interpersonali.
(Da Parerga e Paralipomena)
(Da Parerga e Paralipomena)
venerdì 17 luglio 2009
L’arte di far pagare l’arte
Cominciamo dal costo del biglietto che per una famiglia di tre persone è di 40 euro + 5 per una audioguida, proseguiamo dicendo di scortesi e occhiute guardie in nero che fanno sentire anche il più mite visitatore un vandalo d’arte o uno sfregiatore di pareti (vietato appoggiarsi ai mattoni …ma che sono di sabbia?), continuiamo dicendo dei giovani e preparati “mediatori culturali” - studenti di Ca’ Foscari che non prendono una lira (è uno stage of course) e che si sfiancano per ore in tentativi di spiegazione-giustificazione delle opere, soffermiamoci quindi sulle inutili e pesanti muraglie in cemento armato di Tadao Ando che poteva benissimo usare dei leggeri e giapponesi listelli in legno invece di una firma così pesante da causare, secondo voci, l’impercettibile inabissamento di Punta della Dogana, e concludiamo con un con un belvedere chiuso alla vista del pubblico (ma che belvedere è?) e con uno shop dove una matita di bassa qualità costa 3 euro, una biro di 4 centimetri 6 euro e una scatola di pastelli 29, volendo ci sono anche gioielli da 500 euro e oltre, ma non esiste una miniguida né un depliant omaggio con piccole spiegazioni e immagini delle opere più significative. Benevenuti a Venezia alla Punta della Dogana della Francois Pinault Foundation.
Non ci siamo, questo non è un luogo ospitale, è una macchina che allunga la mano per chiedere soldi. Sarà allora un tempio dell’arte? Vediamo. Il viaggio comincia passando attraverso la tenda di perline rosse (il sangue) e bianche (l’infezione dell’Aids) di Felix Gonzalez Torres, seguono in ordine sparso: il cavallo vero-imbalsamato di quel “genio” di Cattelan , poiché solo un genio riesce a vendere a suon di milioni delle “sole”; il cavallo, spiega l’audioguida, rappresenta il nostro (o il suo?) tentativo impossibile di uscire dal reale; Fucking Hell di Jake & Dinos Chapman: numerose teche in vetro rriempite da centinaia di soldatini nazisti sottoposti a diverse pene per i loro crimini; Takashi Muratami mostra due manichini manga, un uomo e una donna con superattributi; in una stanza buia, sculture in plexiglas e vetro illuminate e di diversi colori rappresentano diverse architetture della città di Superman, l’opera è Kandors Full Set di Mike Kelley; nel torrino del belvedere, al quale non si può accedere, Man in the Moon di Mark Handforth mostra una falce di luna grigia e squagliata; A football match of June 14th 2002 di Huang Yong Ping è il plastico di un campo da calcio con calciatori di diverse nazionalità sovrastato da un metorite e richiama l’attenzione sui pericoli di un’integrazione basata sull’imposizione di modelli occidentali; in Sonne, Mond und Sterne Fischli & Weiss raccontano attraverso 800 pagine di campagne pubblicitarie elementi della nostra vita: cibo, oggetti, piaceri, sentimenti… Rudolf Stingel propone la sua foto tessera formato gigante che lo ritrae alpino e con gli occhi chiusi, e tre quadri grigi con una rete; spiega la mediatrice culturale che la rete segna l’impossibilità ad andare verso l’infinito che però si può raggiungere chiudendo gli occhi; Jeff Koons con Bourgeois Bust si immortala con Cicciolina in un canoviano doppio busto bianco. Usciti dalla galleria, il ricordo più sorprendente sono le vedute mozzafiato sulla Giudecca, San Giorgio e San Marco che si godono dalle finestre del primo piano e che non sono opera di Tadao Ando né di Pinault. Infine una riflessione: l’arte è arte perché alcuni dicono che è tale o perché in molti ne percepiscono la grandezza. L’artista è chi vuol dire qualcosa o chi sa dirla in modo unico e impareggiabile? Arte è uno stile di vita, la frequentazione di un circolo o formidabile maestria creativa?
lunedì 13 luglio 2009
Dodici libri
Dodici libri presi a casa a caso, dieci libri da mettere in ordine, da sfogliare, ricordare, leggere, dimenticare e poi riordinare un giorno di nuovo. Il primo uomo di Albert Camus, una guida dell’India, Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, Giù in fondo di Leonora Carrington, Il fattore della verità di Jacques Derrida, Journal di Matilde Manzoni, il volume Teatro di Harold Pinter, La favola pitagorica di Giorgio Manganelli, Una scrittura femminile azzurro pallido di Franz Werfel, È quel che è di Erich Fried, Non dire notte di Amos Oz, Venezia viaggi d’autore con varie citazioni in copertina fra cui una da Fondamenta degli incurabili di Iosif Brodskij: Non c’è miglior fondale per un’estasi, per una passione che sfuma…
martedì 7 luglio 2009
eccomi
...fra lunghe finestre piegato in quattro cercando voci estranee alla mia ma non riconosco il tuo profilo stanco che avrei voluto incontrare. mi volto ancora senza motivo attraversando viali spogli e rumorosi che tu hai abbandonato da tempo ormai. ed è mattino e anche sera forse e non voglio più essere qua. trattenere il respiro sull'ultima vocale e poi scendere velocemente quella scala attraversando stanze vuote e piene, indifferentemente come assente, noncurante...
Written by Aldo Aliprandi
Written by Aldo Aliprandi
lunedì 6 luglio 2009
Distrazioni


La Sketch Gallery di Londra è un posto bizzarro e di lusso in Conduit Street, a due passi da Oxford Circus. Un raffinato ed eclettico intreccio di art déco, stili etnici, contaminazioni artistiche. Occupa quella che una volta era la maison di Christian Dior e oggi è del franco algerino Are Mazouz creatore del Momo. Al suo interno, oltre alla galleria d’arte, ci sono una discoteca, diversi ambienti per feste e esposizioni, tre ristoranti. Nella caffetteria i dolci sono esposti come fossero gioielli, i divani corrono sotto una Monna Lisa con la scritta Total, dal soffitto scendono dei lampadari sfera in vetro carta da zucchero, in un altro ambiente, in cui domina il rosso, le luci sono invece costruite come rami d’albero in acciaio e rame, fiori dappertutto, i gabinetti sono all’interno di uova in acciao laccato bianco Alla Sketch Gallery il lusso e la malizia vengono suggeriti dagli arredi e dalle invenzioni dei designer Marc Newson, Duchaufour-Lawrence, Gabhan O'Keefe.
Ma parliamo della mostra Distractions, anzi dell’installazione di Michael Nyman in un grande salotto con divani bianchi in pelle: lungo la parte alta delle pareti scorrono i video a immagine multipla realizzati dal compositore durante i suoi viaggi. Apre la serie Love Train, una geniale metafora dell’amore: Nyman inquadra una coppia di respingenti del treno che si avvicinano-baciano e che si allontanano-respingono sullo sfondo di una musica emozionante. Segue Tea Factory, sette minuti di riprese in una fabbrica di tè delle Azzorre punteggiati dal rumore incessante della macchina che vaglia le foglie della pianta. Cranial Mood Swings riprende delle immense gru che si muovono nel cielo di Berlino e che roteando sembrano insidiare l’altissima torre della televisione tedesca, in sottofondo uno swing suonato alla pianola in una birreria. In Ice Tango Nyman accosta a un tango le inquadrature delle persone che pattinano su una grande pista da pattinaggio ; l’idea nasce mentre Nyman sta provando con dei musicisti iraniani nella Schoenberg Saal di Vienna; attraverso i vetri vede tutte quelle persone scivolare romanticamente sul bianco. Metal Bangers è girato in Iran nel mercato di Isfahan dove i fabbri battono incessantemente sui recipienti di rame per decorarli e plasmarli, ai colpi degli artigiani il musicista alterna i battiti di un concerto per campane da lui eseguito nella cattedrale di Anton Bruckner a St. Florian in Austria vicino Linz. L’ultimo filmato si intitola Witness1, è in bianco e nero e mostra in dissolvenza le foto di zingari internati in un campo di concentramento nel sud della Francia durante la Seconda guerra mondiale, i volti appaiono tra ombra e luce sulla superficie bianca di una tenda illuminata dal sole all’Arles Photographic Festival. (Per "distrarsi" con i trailer di Nyman www.michaelnyman.com/film)
Prima di uscire chiedo qualche informazione su questo posto a David e a Natasha, che ogni tanto interrompono il discorso per accogliere la blasonata clientela. David dispensa battute e sorrisi a destra e a manca, è allampanato e ha i modi effeminati, è il classico cortigiano, Natasha invece è la classica bellezza del nord: bionda, occhi chiari, alta. “Have a nice day”, saluto e ringrazio per il caffè e proseguo verso Oxford Circus imbattendomi in una variopinta fioreria su due piani, esterno nero e la scritta “Liberty".
sabato 4 luglio 2009
giovedì 2 luglio 2009
L'arte di esistere
Il cinismo e lo scetticismo sono stati due modi di porre il problema dell'etica della verità. La loro fusione nel nichilismo mette in luce una questione essenziale per la cultura occidentale, che può essere formulata in questo modo: quando la verità è rimessa continuamente in discussione dallo stesso amore per la verità, qual è la forma di esistenza che meglio si accorda con questo continuo interrogarsi? Qual è la vita necessaria quando la verità non lo è più? Il vero principio del nichilismo non è: Dio non esiste , tutto è permesso. La sua formula è piuttosto una domanda: se devo confrontarmi con il pensiero che "niente è vero", come devo vivere? La difficoltà di definire il legame tra l'amore della verità e l'estetica dell'esistenza è al centro della cultura occidentale. Ma non mi preme tanto definire la storia della dottrina cinica, quanto quella dell'arte di esistere. In un Occidente che ha inventato tante verità diverse e che ha plasmato tante differenti arti di esistere, il cinismo serve a ricordarci che ben poca verità è indispensabile per chi voglia vivere veramente, e che ben poca vita è necessaria quando si tenga veramente alla verità.
(Michel Foucault, in Lettera internazionale n. 100)
(Michel Foucault, in Lettera internazionale n. 100)
La biblioteca delle idee
Calvino sostiene che i racconti sono idee archetipali - come una biblioteca lì pronta. Uno va e si prende una storia. Poi è possibile che arrivi un altro e prenda la stessa storia per sé.
A fishless desert
But none of these scars were fresh. They were as old as erosions in a fishless desert.
Ma nessuna di queste cicatrici era recente. Erano simili a rocce erose in un deserto senza pesci.
Ernest Hemingway, The Old Man and the Sea
Ma nessuna di queste cicatrici era recente. Erano simili a rocce erose in un deserto senza pesci.
Ernest Hemingway, The Old Man and the Sea
martedì 30 giugno 2009
Plagiario
Un cantore di storie è per natura un plagiario. Ogni cosa in cui si imbatte, ogni avvenimento, libro, romanzo, fatto della vita, persona, notizia di cronaca è un chicco di caffè che sarà pressato, macinato, mescolato a una punta di cardamono, insaporito con un pizzico di sale, caramellato con lo zucchero e servito sotto forma di racconto succulento.
Written by Rabih Alameddine
Written by Rabih Alameddine
Voglio l'America
Il titolo è bello, il libro un po' meno. Enrico Franceschini, in questo libro pubblicato per i tipi di Feltrinelli, ricorda i suoi primi anni da inviato a New York. Le difficoltà con l'inglese e quelle economiche, l'assunzione all'Espresso, la vita privilegiata del giornalista all'estero e le donne ... verso le quali il racconto ha diverse cadute di stile. Peccato, meglio leggersi qualche suo meno corrivo articolo da Londra.
lunedì 29 giugno 2009
La carte postale 3
Alla fine si può non capire del tutto che cosa la cartolina trasmette, anticipa, ripropone, cita, scrive di quello che uno voleva dire. E nel tragitto tra chi la spedisce e chi la riceve quanti la leggeranno?
(liberamente da La Carte Postale di Jacques Derrida)
(liberamente da La Carte Postale di Jacques Derrida)
domenica 28 giugno 2009
Destino
Questo si chiama destino: essere di fronte: nient'altro che questo continuo esser di fronte.
(Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi)
(Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi)
Eufemismi e reticenze
State in guardia quando sentite le parole lavoretto, bellino, caldino, freschino, difficiletto, momentino, doloretto, velocino. Non sono dei diminutivi, ma dei superlativi o dei peggiorativi mascherati, le figure retoriche sono l'eufemismo e la reticenza.
venerdì 26 giugno 2009
La mosca
Qual è il tuo scopo in filosofia? Indicare alla mosca la via d'uscita dalla trappola.
(L. Wittgenstein)
(L. Wittgenstein)
giovedì 25 giugno 2009
George Gray
Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perchè l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.
(Dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters
trad. Fernanda Pivano)
I have studied many times
The marble which was chiseled for me –
A boat with a furled sail at rest in harbour.
in truth it pictures not my destinations
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one's life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire –
It is a boat longing for the sea and yet afraid.
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perchè l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.
(Dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters
trad. Fernanda Pivano)
I have studied many times
The marble which was chiseled for me –
A boat with a furled sail at rest in harbour.
in truth it pictures not my destinations
But my life.
For love was offered me and I shrank from its disillusionment;
Sorrow knocked at my door, but I was afraid;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
Yet all the while I hungered for meaning in my life.
And now I know that must lift the sail
And catch the winds of destiny
Wherever they drive the boat.
To put meaning in one's life may end in madness,
But life without meaning is the torture
Of restlessness and vague desire –
It is a boat longing for the sea and yet afraid.
mercoledì 24 giugno 2009
Bahm!
Mi trovo per terra, sono cosciente, mi guardo intorno e vedo qualche casa e riconosco la mia città.
No, sono in piedi e allora cos’era quel rumore?
Guardo le altre persone e nessuno si è fermato, tutti corrono verso i programmi, gli impegni inderogabili e verso quel gioco per cui ogni cosa è importante. Forse lo è di più fermarsi, sedersi su una panchina ed osservare la vita e quello che ci sta attorno. Indubbiamente parlare con le persone, scambiarsi sensazioni. Forse è meglio scendere da questa giostra impazzita, forse non è possibile. Ma allora lo ho sentito solo io quel rumore sembrava una fucilata, ma anche un mezzo che cadeva pesantemente.
Sono agitato, non sono sereno e mi pare che lo sono stato anni fa, o chissà vivevo in una specie di coma vigile farmacologicamente indotto.
Mi guardo attorno e percepisco una solitudine che è propria dell’uomo, ma che diventa quasi straziante quando ce ne rendiamo conto. La mia solitudine sembra più grande di quella degli altri, la mia sensibilità me lo ricorda spesso.
L’assenza di coraggio è in lotta con il cuore, con la mente e con la carne.
Di lontano due persone anziane passeggiano lentamente e tra di loro un’aura di amicizia, di amore, di sostegno l’un l’altro. Mi commuove vedere una scena così dolce e mi voglio convincere, sempre da lontano, che la vita ha riservato loro anche difficoltà, ma senza scalfire il patto giurato e sottoscritto nella gioventù.
Non ho l’orologio, non ho il cellulare, sono leggero, ma lontano, troppo lontano dalla realtà.
...to be continued
Written by Lucas
No, sono in piedi e allora cos’era quel rumore?
Guardo le altre persone e nessuno si è fermato, tutti corrono verso i programmi, gli impegni inderogabili e verso quel gioco per cui ogni cosa è importante. Forse lo è di più fermarsi, sedersi su una panchina ed osservare la vita e quello che ci sta attorno. Indubbiamente parlare con le persone, scambiarsi sensazioni. Forse è meglio scendere da questa giostra impazzita, forse non è possibile. Ma allora lo ho sentito solo io quel rumore sembrava una fucilata, ma anche un mezzo che cadeva pesantemente.
Sono agitato, non sono sereno e mi pare che lo sono stato anni fa, o chissà vivevo in una specie di coma vigile farmacologicamente indotto.
Mi guardo attorno e percepisco una solitudine che è propria dell’uomo, ma che diventa quasi straziante quando ce ne rendiamo conto. La mia solitudine sembra più grande di quella degli altri, la mia sensibilità me lo ricorda spesso.
L’assenza di coraggio è in lotta con il cuore, con la mente e con la carne.
Di lontano due persone anziane passeggiano lentamente e tra di loro un’aura di amicizia, di amore, di sostegno l’un l’altro. Mi commuove vedere una scena così dolce e mi voglio convincere, sempre da lontano, che la vita ha riservato loro anche difficoltà, ma senza scalfire il patto giurato e sottoscritto nella gioventù.
Non ho l’orologio, non ho il cellulare, sono leggero, ma lontano, troppo lontano dalla realtà.
...to be continued
Written by Lucas
martedì 23 giugno 2009
giovedì 18 giugno 2009
La mano dell'altro
L'affermazione di Heidegger che Derrida trova particolarmente problematica è la seguente: "Le api, per esempio, hanno organi che possono afferrare ma non hanno la mano". Derrida ritiene che la mano di cui parla Heidegger non è una mano intesa in senso biologico, ma piuttosto il simbolo che distingue il genere umano dall'animale. Per Heidegger la mano incarna l'incontro con la diversità (alterità). L'etica della diversità è quella che esclude l'incontro con l'animale altro. La mano di Heidegger "raggiunge e porge, riceve e accoglie...si protende e riceve il proprio benvenuto nella mano dell'altro", ma questa mano dell'altro non può mai essere la mano di un animale perché per Heidegger gli animali non hanno mano.
(Riprendendo l'intervento di Luke Korzun Martin a Mindful of Otherness)
(Riprendendo l'intervento di Luke Korzun Martin a Mindful of Otherness)
martedì 16 giugno 2009
Mindful of Otherness

"Per rispondere alla domanda dell'opera letteraria come domanda dell'altro bisogna considerarla come un evento unico il cui senso è un richiamo, una sfida, un obbligo: capire quanto poco tu capisci me." (Derek Attridge)
"Ogni discorso etico basato sul riconscimento dell'altro dovrebbe essere puramente e semplicemente abbandonato". (Alain Badiou)
La concezione dell'etica come "responsabilità nei confronti dell'alterità" ha dominato la critica letteraria degli ultimi quarant'anni. Con questo tipo di approccio l'attenzione verso l'indeterminatezza del significato di un testo determina il rispetto verso quello che risulta non conosciuto dell'altra persona. Questa concezione etica è basata sulla categoria dell'altro , una categoria che comincia a essere trattata con una nuova forma di resistenza.
Voci importanti hanno cominciato a contestare "l'etica dell'alterità" in nome dell'etica basata su verità e identità universali. Una volta si affermava la dissoluzione della soggettività, oggi si sostiene la stabilità del soggetto. Una volta era di moda la "particolarità", oggi "l'universale" è la parola di moda. "L'impossibilità della verità" sta gradualmente scomparendo dietro a slogan-Verità.
Che ripercussione ha tutto questo per l'etica de letteraria? Che cosa sta prendendo il suo posto? Come cambierà il modo in cui leggiamo i testi letterari?
La conferenza cerca di capire come le recenti critiche all'alterità abbiano influenzato sia il leggere che lo scrivere di letteratura. Ascolteremo contributi riguardanti entrambi gli aspetti: quelli attenti all'alterità della letteratura nel senso "che cercano di proteggerla" e quelli che mostrano una "diffidenzialità" nei confronti dell'alterità (wariness of otherness). Alcuni temi sono davvero stimolanti: Rachel Bower dell’università di Cambridge parlerà dello “Scambio epistolare come attenzione verso l’alterità in Coetzee e John Berger, Catherine Humble della Goldsmiths interverrà su “Lo spazio etico dell’ospitalità in Raymond Carter”, Rok Bencin dell’Università di Nova Gorica: “Il punto di non ritorno: ridefinire l’universalità nella teoria letteraria francese contemporanea”, Sean Roberts Birkbeck: “Comprendere l’alterità in Beckett e Levinas, Michael O’ Brien dell’Università di Glasgow: “Le origini della narrativa sull’Aids e la riconcettualizzazione testuale dell’altro”, Luke Martin Korzun dell’Università di York: “Joyce, Derrida e l’etica dell’animale altro”, Edward Quipp dell’Università di Edinburgo: “”Ecfrasi ed etica nel Musée des beaux arts di Auden”.
Londra, 13 giugno 2009
lunedì 15 giugno 2009
And this long letter
And this long letter-I say it now-is a call into the night, into the north- west, for you to come back to me.
(da The Age of Iron di J.M Coetzee)
(da The Age of Iron di J.M Coetzee)
mercoledì 10 giugno 2009
Mr. Pamuk n.2
I capelli sale e pepe lunghi sulla fronte come un Bobtail, Pamuk questa mattina entra nella veneziana Ca' Dolfin sorridendo, accompagnato dall'immancabile Marco Ansaldo e dall suo traduttore Giampiero Bellingeri, quando comincia a parlare si capisce che questo incontro non ha niente a che vedere con quello che lo ha preceduto. Come Calvino e Borges (che insieme a Proust considera i suoi maestri) racconta che sta preparando le famose Norton Lectures per Harvard. Parlerà del romanzo, di questa forma d'arte popolare che ha tanto successo perché non è elitaria, è una struttura democratica, una forma di beginner culture non richiede conoscenze speciali come la filosofia, non richiede una fede come la religione, ma semplicemente richiede l'interesse del lettore per la sua vita e per quella degli altri. Parla del romanzo come una via che può condurre alla verità, che però non si trova mai, è un centro altro. Crede che lo scrittore non debba esprimere la sua idea della verità, ma essa emergerà da un racconto ricco di dettagli e dall'incontro due caratteri contrapposti, di due voci, che creando conflitto e cambiando suscitano interesse, due voci principali che si moltiplicano e possono diventare otto, docidici ... La mente del lettore è catturata da diversi aspetti, egli fantastica sul legame che esiste fra il racconto e la vita reale del lettore, si chiede se se quello che sta leggendo sia frutto d'invenzione o sia autobiografico, inoltre la sua mente è impegnata a visualizzare le immagini descritte, tant'è che Pamuk ha intenzione di dedicare una delle sue Norton Lectures alla pittura, alla visualizzazione del romanzo. Ma perché si legge? Si legge anche per scappare, per cercare un'altra vita, Pamuk ricorda Kierkegaard quando definisce felice l'uomo che sa vivere nel presente, chi vive non legge. Subito dopo parla dell'infelicità di Anna Karenina descritta nel viaggio in treno mentre tenta di evadere dalle sue preoccupazioni leggendo un libro, ma ogni volta che si accinge a proseguire nella storia una selva di pensieri le affollano la mente, Tolstoj procede nel suo romanzo descrivendo la donna che legge un romanzo e per Pamuk le parole, il romanzo, sia dalla parte dello scrittore che del lettore, sono un modo per trovare il nostro posto nel mondo.
lunedì 8 giugno 2009
La lavatrice
Ho sentito un parroco paragonare il sacramento della confessione a una lavatrice: l'una lava le macchie dell'anima, l'altra le magliette.
Mr. Pamuk n.1
Il premio Nobel per la letteratura entra a Ca’ Dolfin in una veneziana mattina di giugno. Pur essendo un Nobel, studenti e professori restano seduti al suo ingresso: sarà un nuovo modo di accogliere le persone importanti. Pamuk è alto e ha la faccia di un monello supponente. Parla un inglese veloce e quando può legge in turco alcune pagine di “Neve”. La sala ascolta in religioso silenzio mentre spiega che il romanzo è l’orchestrazione di diversi punti di vista, mentre glissa sulla questione del linguaggio o approfondisce quella dello scrittore implicito.
In “Altri colori” Pamuk scrive: "…Partiamo alla ricerca di quell’”altro” in grado di completarci: un viaggio verso ciò che sta più in profondità, in posizione più riposta e arretrata. Più centrale. In qualche luogo lontano lontano c’è la verità. Qualcuno ce l’ha detto, l’abbiamo sentito da qualche parte: noi ci incamminiamo a cercarla. La letteratura è il racconto di questo viaggio, almeno così penso”. Si potrebbe anche dire che la vita, forse, è questo viaggio, in ogni caso gli scrittori non dovrebbero mai tenere lezioni, perché sono molto meno interessanti dei loro libri.
In “Altri colori” Pamuk scrive: "…Partiamo alla ricerca di quell’”altro” in grado di completarci: un viaggio verso ciò che sta più in profondità, in posizione più riposta e arretrata. Più centrale. In qualche luogo lontano lontano c’è la verità. Qualcuno ce l’ha detto, l’abbiamo sentito da qualche parte: noi ci incamminiamo a cercarla. La letteratura è il racconto di questo viaggio, almeno così penso”. Si potrebbe anche dire che la vita, forse, è questo viaggio, in ogni caso gli scrittori non dovrebbero mai tenere lezioni, perché sono molto meno interessanti dei loro libri.
mercoledì 3 giugno 2009
martedì 2 giugno 2009
Pensieri veloci
...trattenere il respiro masticando pensieri veloci, troppo veloci, correre, scappare, negandosi alla propria urgenza, già verso l'infinito termine...poi improvvisamente sentire, essere costretti ad ascoltarsi, abbattuto l'argine di un improbabile pudore lasciarsi attraversare, spettatori di quel sÈ dimenticato, respirare affannosamente l'inaspettato affiorare del tutto, il suo farsi verbo.
Written by Aldo Aliprandi
Written by Aldo Aliprandi
Ti scrivo domani
Non mi sono ancora ripreso da questa catastrofe rivelatoria. Platone alle spalle di Socrate. Alle sue spalle lo è sempre stato, penso, ma non in questo modo. Io l'ho sempre saputo e anche loro, quei due, intendo dire, che coppia. Socrate volta la schiena a Platone che gli ha fatto scrivere qualsiasi cosa volesse pretendendo di riceverla da lui. Questa riproduzione è venduta qui come una cartolina postale, l'avrete notato, con lo spazio per i saluti e indirizzo.
Lo scrivere di Socrate, capite, su una cartolina. Io non so molto di più di quello che dice la didascalia: l'immagine è stata tratta da un fortune telling book: un libro di astrologia, di predizioni, il libro dei destini, del fato, della sorte, dell'incontro, della possibilità, non lo so, verificherò, ma mi piace questa idea.
Io volevo inviarla a te che sei davvero lontano. Come una sorta di novità, un'avventura, una possibilità contemporaneamente anodina, aneddotica e opprimente, la più antica e l'ultima. Quasi un messaggio personale, un segreto tra noi, il segreto della riproduzione. (...)
Quello che mi piace della cartoline è che anche se contenute in una busta esse sono fatte per circolare come una lettera aperta ma illeggibile.
Ti scrivo domani ma senza dubbio ancora una volta arriverò prima della mia lettera. In caso contrario, se non ti raggiungerò più, tu sai quello che sempre io ti chiedo, di dimenticare per conservarlo nell'amnesia.
(Da La Carte postale di Jacques Derrida)
Lo scrivere di Socrate, capite, su una cartolina. Io non so molto di più di quello che dice la didascalia: l'immagine è stata tratta da un fortune telling book: un libro di astrologia, di predizioni, il libro dei destini, del fato, della sorte, dell'incontro, della possibilità, non lo so, verificherò, ma mi piace questa idea.
Io volevo inviarla a te che sei davvero lontano. Come una sorta di novità, un'avventura, una possibilità contemporaneamente anodina, aneddotica e opprimente, la più antica e l'ultima. Quasi un messaggio personale, un segreto tra noi, il segreto della riproduzione. (...)
Quello che mi piace della cartoline è che anche se contenute in una busta esse sono fatte per circolare come una lettera aperta ma illeggibile.
Ti scrivo domani ma senza dubbio ancora una volta arriverò prima della mia lettera. In caso contrario, se non ti raggiungerò più, tu sai quello che sempre io ti chiedo, di dimenticare per conservarlo nell'amnesia.
(Da La Carte postale di Jacques Derrida)
lunedì 1 giugno 2009
Siamo tutti giornalisti?
Deontologia della professione e verità
Prologo
Cominciamo da un principio
L’albo dei giornalisti
L’etica del giornalista
L’Ordine dei giornalisti
Casi pratici
La Press Complaint Commission
La verità sostanziale dei fatti
PROLOGO
Qual è il primo dovere di un giornalista? Raccontare la verità, verrebbe spontaneo dire, ma appena si dice ciò si aprono davanti a noi una serie di problemi che hanno a che fare con il significato delle parole, con la loro definizione.
Innanzitutto quale verità e riguardo a che cosa? E quali le proprietà che portano a qualificare una persona con il nome di giornalista? Qual è il ruolo del giornalista? E perché ci sarebbe il bisogno di questa verità? È stato scritto che il cittadino ha un diritto all’informazione, ma la selezione delle notizie è effettuata da altri. In base a quali principi? Si parla di notizie di pubblico interesse, ma chi decide il pubblico interesse, chi lo definisce? E ancora: può il giornalista, che non è un libero professionista ma il dipendente di un’azienda, essere davvero libero, per esempio da esigenze di audience e di vendita, oppure dalla necessità di non dispiacere alle sue fonti, ai suoi informatori. Può essere davvero libero chi ha l’obbligo per contratto di riempire a mo’ di tappezzeria pagine e pagine di un quotidiano o di un periodico per fornire un buon supporto alle inserzioni pubblicitarie, oppure ore di un programma televisivo per attirare l’attenzione del pubblico “costretto” a sorbirsi le interruzioni pubblicitarie. E come si pone il giornalista nei confronti dei politici o dei gruppi che votano i finanziamenti all’editoria: 700 milioni ogni anno?.
E ancora che differenza c’è fra un signore di media cultura che decide di pubblicare delle notizie su un blog e il giornalista o il collaboratore di un quotidiano?
Il problema di definire una specificità professionale del giornalista è centrale per capire se la deontologia giornalistica è un insieme di principi che devono essere osservati da parte di tutti quelli che diffondono notizie siano essi o meno formalmente definiti giornalisti. Questo interrogativo ne contiene un altro. Ha senso parlare di deontologie specialistiche: giornalistica, forense, oppure la deontologia è una e regola per la vita e le attività dell’uomo che si interroga sul principio e sul significato della sua esistenza in relazione a determinati valori?
COMINCIAMO DA UN PRINCIPIO
L’articolo 21 della Costituzione stabilisce: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
All’interno di questa garanzia generale, la Costituzione nei pragrafi seguenti enuncia una serie di tutela per la stampa:
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Naturalmente ci si potrebbe soffermare almeno su due punti. Sul secondo paragrafo che stabilisce: La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, poiché non è stata ancora abrogata la legge del 20 febbraio 1948 che lo contraddice stabilendo “”Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del Tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”.
E sulle parole “tutti” e l’avverbio “liberamente” del primo paragrafo, ma quello che interessa in questo momento è la ricerca delle proprietà peculiari del giornalista, delle sue competenze talmente specifiche da rendere necessaria un’etica dedicata alla sua professione. Questione che a sua volta rimanda a un interrogativo più generale, se cioè abbiano senso le cosiddette etiche professionali o, se invece, è l’uomo in quanto uomo che a confronto della sua vita deve o è bene che si ispiri a dei principi regolatori.
L’ALBO DEI GIORNALISTI
Custode dell’etica professionale dei giornalisti è oggi l’Ordine dei Giornalisti, il cui albo venne istituito da Mussolini nel 1928 con Decreto Regio n.384. All’epoca si stabilì che per esercitare la professione di giornalista nei periodici del regno è necessaria l’iscrizione nell’albo professionale: “Presso ogni sindacato regionale fascista è istituito l’albo”. “La tenuta dell’albo professionale e la disciplina degli iscritti sono esercitate dall’associazione sindacale a mezzo di un comitato composto da cinque membri”.
“Il comitato è chiamato a reprimere d’ufficio o su richiesta del pubblico ministero gli abusi e le mancanze che gli iscritti abbiano commesso nell’esercizio della professione” (abusi e mancanze che però non vengono definiti ndr)
Le sanzioni disciplinari elencate dal decreto sono l’avvertimento, la sospensione dall’esercizio delle professione per un tempo non maggiore di sei mesi, la cancellazione dall’albo che deve essere pronunciata nei confronti di chi abbia riportato una condanna alla reclusione o alla detenzione per un tempo superiore ai cinque ai cinque anni, di chi abbia svolto un’attività pubblica in contraddizione con gli interessi della nazione.
L’ETICA DEL GIORNALISTA
Sarà la legge 1963 3 febbraio 1963 a modificare la legge del 1928 introducendo l’istituzione dell’Ordine die Giornalisti e delle regole etiche.
L’articolo 2 stabilisce. “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.
Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori.
Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori”.
I doveri possono essere sintetizzati quindi come segue: dovere di rispettare la verità, dovere di rettifica che è collegato al primo, il dovere del segreto professionale (cioè un dovere di non dire la verità in relazione alla fonte che racconta la “verità” al giornalista, e un generico dovere di collaborazione e di promozione della fiducia dei lettori, che probabilmente si dovrebbe conquistare dicendo la verità.
L’articolo due nel corso degli anni è stato affiancato da una
una dozzina di codici etici:
- Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi Decreto del Ministero delle Comunicazioni 21 gennaio 2008 n. 36 (in G.U. 8 marzo, n. 58).
- Carta di Roma Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.
- Informazione e malattia: "La Carta di Perugia" (Perugia 11 gennaio 1995)
- Carta Informazione e Pubblicità Protocollo d'intesa 14 aprile 1988
- Carta Informazioni e Sondaggi Protocollo d'intesa CNOG/ASSIRM 7 aprile 1995
- Carta dei doveri dell' informazione economica Decisione CNOG 28 marzo 2007 - Allegato: Testo Unico Finanza (Art.114 D.Lgs. n. 58/1998) e regolamento CONSOB n. 11971/1999 (Art. 69 octies)
- Minori Carta di Treviso (Documento CNOG-FNSI 5 ottobre 1990, testo aggiornato dal CNOG il 30 marzo 2006 con le osservazioni del Garante per la protezione dei dati personali con deliberazione n. 49/06);
- Vademecum ’95 (Documento CNOG-FNSI 25 novembre 1995);
- Codice di autoregolamentazione TV e minori (Decreto Ministero Comunicazioni 29 novembre 2002)
- Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell´attività giornalistica (Decisione CNOG 29 luglio 1998 )
- Allegato: Codice in materia di protezione dei dati personali (Titolo XII - Finalità giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero – artt. 136-138)
- Carta dei doveri del giornalista Documento CNOG – FNSI 8 luglio 1993.
Una sorta di furor eticus, che forse ha a che fare anche con la ricerca dell’identità di una professione che oggi deve fare i conti con la concorrenza di qualsiasi persona che possegga un videotelefonino, una fotocamera, che gestisca un blog.
Sintetizzando, da questa congerie di documenti si possono desumere i seguenti doveri:
- di diffondere le notizie di pubblico interesse.
- di rispettare la verità sostanziale dei fatti
- di difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini
- di rettificare notizie inesatte
- di rispettare la persona, la sua vita privata, in particolare se di minore età, malata o disabile.
- di ricostruire in modo completo e non ingannevole l’avvenimento
- di rispettare il principio della presunzione d’innocenza
- di rispettare il segreto professionale, quando è richiesto dal carattere fiduciario della fonte
- di essere autonomo e di non accettare remunerazioni, incarichi o regali che possano influenzarlo
- di favorire il dialogo con gli organi di informazione
- di verificare l’attendibilità delle fonti
- di distinguere messaggio giornalistico dal messaggio pubblicitario e di non prestare la sua immagine a iniziative pubblicitarie
- di non scrivere di notizie finanziarie che lo possano avvantaggiare
L’ORDINE DEI GIORNALISTI
Custode dell’etica giornalistica è l’Ordine dei Giornalisti, sul quale si addensa da subito una domanda decisiva: Ha senso un’istituzione come l’Ordine dei Giornalisti che dovrebbe vigilare sulla condotta dei suoi iscritti? Infatti, per la contraddizion che nol consente, come fa un Ordine che è costituito da persone che lavorano nei giornali a prendere provvedimenti contro colleghi o direttori nei confronti dei quali non è terzo?
Ma andiamo con ordine. La legge del 1963 istituisce l’ordine dei giornalisti al quale appartengono i giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti nei rispettivi albi.
L’iscrizione sia all’albo dei professionisti che dei pubblicisti è deliberata dal competente consiglio regionale.
Vediamo quali sono i requisiti
Per i pubblicisti è necessaria una collaborazione documentabile di due anni con una testata giornalistica, è sufficiente un articolo al mese.
Per i professionisti, invece, l’assunzione come praticante da parte di una testata giornalistica il cui direttore responsabile sia un giornalista professionista. In seguito, dopo un anno di pratica, il tirocinante sostiene la prova di idoneità professionale che consiste in una prova scritta e orale di tecnica e pratica del giornalismo, integrata dalla conoscenza delle norme giuridiche che hanno attinenza con la materia del giornalismo.
La commissione esaminatrice è composta da 5 membri di cui cinque sono nominati dall’Ordine nazionale fra i giornalisti professionisti iscritti da non meno di 10 anni e gli altri due sono nominati dal presidente della Corte d’Appello di Roma, scelti l’uno fra i magistrati di Tribunale e l’altro tra i magistrati di Appello, quest’ultimo assume le funzioni di presidente della Commissione d’esame.
Ma la comptenza che qui ci interessa è quella di
“adottare i provvedimenti disciplinari e di vigilare sulla condotta e sul decoro degli iscritti. Un compito che l’Ordine attua decidendo le stesse sanzioni disciplinari in vigore nel 1928:
- L’avvertimento che viene comminato “nei casi di abusi o mancanze di lieve entità”; la censura, applicata “nei casi di abusi o mancanze di grave entità”;
- La sopensione dall’esercizio della professione da un minimo di due mesi a un massimo di un anno, quando la condotta del giornalista abbia “compromesso la dignità professionale”;
- La radiazione, che origina da un comportamento che abbia “gravemente compromesso la dignità professionale”.
Avverso le delibere disciplinari dell’Ordine regionale è ammesso ricordo all’ordine nazionale. Contro le decisioni del Consiglio Nazionale l’art. 63 L. n. 69/1963 consente al giornalista di percorrere l’iter di fronte all’autorità giudiziaria ordinaria (Tribunale, Corte d’Appello, Corte di Cassazione).
CASI PRATICI
- Renato Farina ex vicedirettore di Libero e ora parlamentare è stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti perché nelle indagini sul rapimento di Abu Omar emerse che Farina fu arruolato nel Sismi con il nome in codice di ‘Betulla’ e veniva pagato per spiare colleghi e pubblici ministeri.
- Vittorio Feltri, direttore di "Libero", è stato radiato dall’Ordine di Milano per aver pubblicato sul suo quotidiano foto tratte da siti pedofili.
- Pippo Baudo e Mike Bongiorno sono stati radiati dai rispettivi ordini perché svolgevano attività pubblicitarie.
In realtà questi casi eclatanti dimostrano solo la perfetta inutilità della sanzione irrogata dall’Ordine e l’ inutilità dell’esser iscritti all’Ordine, in quanto Feltri ed altri esercitano tranquillamente la professione senza che l’Ordine possa alcunché. Così come la può esercitare in qualsiasi momento qualsiasi persona aprendo un blog in Internet, realizzando un video, tenendo un comizio, partecipando a una trasmissione televisiva, mettendo in pratica l’articolo 21 della Costituzione .
C’è di più. Il ricorso del giornalista Mario Rossi, che è stato estromesso dalla collaborazione con il suo giornale per far posto ad una collega raccomandata, è stato invece archiviato perché l’Ordine, che avrebbe dovuto prendere provvedimenti contro i colleghi che siedono nella redazione del giornale implicato nella vicenda, ha preferito soprassedere.
A questo punto che ragione ha di esistere l’Ordine dei Giornalisti?Ma se non ha ragione di esitere l’Ordine dei giornalisti, non ha neppure ragione d’essere un’etica specifica, poiché come possiamo constatare, la capacità di raccontare un fatto appartiene o non appartiene ad ognuno al di là della circostanza che egli sia qualificato come giornalista da un ente. Questo però non significa che chi racconta un fatto sia svincolato dal rispetto delle leggi, che sono emanate secondo dei principi etici condivisi. L’etica è qualcosa di individuale, essa non può esser imposta, è una scelta interiore dell’uomo che agisce per evitare il male. Mi accorgo però quanto sia difficile definire un fare etico, sembra che esso possa essere definito solo in presenza di un danno, ma ciò che è danno per alcuni per altri può essere vantaggioso e utile, anzi obbedire ad un imperativo etico, quello di dire la verità. Per cui il danno da solo non basta a definire non etica un’azione.
Penso al caso molto concreto che a riguardato un presidente del consiglio ospite alla festa di compleanno di una diciottenne. Una vicenda su cui a prima vista non ci dovrebbero essere dubbi.
Non è etico che un umo di governo, che è anche un uomo sposato, intrattenga rapporti amichevoli con una diciottenne. Ma al tempo stesso è etico rispettare la vita privata di una persona, in questo caso quello della diciottenne e della sua famiglia. Sembrerebbe etico rispettare la verità sostanziale dei fatti. Non è etico molestare con domande insistenti una diciottenne, né usare le sue foto per suscitare facili curiosità. Quando parlo di fatto in sé naturalmente non so bene di cosa parlo, intendo dire il fatto circoscritto, ma ogni fatto è seguito e preceduto da altri, quindi anche parlare di fatto in sé risulta difficile.
LA PRESS COMPLAINT COMMISSION
In altri paesi, l’America e l’Inghilterra per esempio, non esiste l’Ordine dei Giornalisti, chiunque, a patto che gli sia riconosciuta questa capacità dalla redazione può svolgere l’attività giornalistica. Ciò non significa che non vi sia un codice etico da rispettare. In Inghilterra su di esso vigila la Press Complaint Commission, un organo formato e sostenuto dai rappresentanti dei più diffusi organi d’informazione. La Commision, è bene specificarlo, non ha poteri effettivi, esercita solo un potere di monito.
È inoltre interessante notare che le norme inglesi sembrano porre l’accento più che sulla verità e sulla libertà d’informazione, sul rispetto delle persone. Il codice della Complaint Commission stabilisce in sintesi un dovere di:
- precisione
- distinguere tra commento, congettura, fatto,
- di ospitare le repliche
- di rispettare la privacy
- di non molestare le persone con richieste insistenti
- di non identificare i bambini, le vittime di violenza sessuale, persone collegate ai protagonisti di fatti criminali
- di non usare inganni o sotterfugi (come microspie, telecamere nascoste…)
- di non fare discriminazioni
- di non usare per proprio vantaggio informazioni finan
ziarie
- di proteggere le fonti delle informazioni
- di non pagare i testimoni dei processi penali né ai criminali.
Solo in relazione al pubblico interesse il codice della PCC può essere violato e per pubblico interesse si intende proteggere la salute pubblica, la sicurezza, la buona fede dei cittadini, un pubblico interesse che non basta invocare ma che deve essere valutato dalla Complaint Commission
LA VERITA’ SOSTANZIALE DEI FATTI
Tra gli imperativi etici stabiliti per legge a carico dei giornalisti il più problematico è il seguente: “È loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
Innanzitutto viene da chiedersi se questo obbligo non dovrebbe essere l’obbligo di ogni uomo che vive in un consorzio civile. Ma chiunque ha pratica della vita sa nello stesso tempo che la verità non sempre produce il bene, né essa è dicibile, nel senso che ognuno di noi si è confrontato con l’insufficienza descrittiva delle parole rispetto alla molteplicità e alla profondità del reale.
Ma quali sono le cartteristiche del fatto-notizia? La regola trita e ritrita, che purtroppo alcuni ancora ripetono è che “Un cane che morde un uomo non fa notizia, un uomo che morde un cane sì”. Si sa che anche i morsi dei cani in cronaca locale fanno notizia eccome. Il luogo comune però resiste ed è un indizio della tendenza giornalistica a premiare l’insolito, tendenza che innesca a sua volta un processo di ideazione e fabbricazione di eventi insoliti. Anche perché c’è un pubblico da conquistare, un giornale che non vende, un tg senza telespettatori è destinato a chiudere.
Ci sono dei criteri di valutazione che vengono indicati dai giornalisti per stabilire quando un fatto diventi notizia, essi sono
- per la sua singolarità e novità intrinseca;
- per le conseguenze che può avere sulla vita della gente o che potrebbe se si ripetesse;
-per le sue eventuali possibilità di sviluppo
- per la vicinanza alla zona di diffusione del medium;
- per le reazioni emotive che può causare.
Va specificato che nella categoria di fatto rientrano: le azioni e le omissioni, le dichiarazioni, le previsioni, i commenti, le pubblicazioni e le analisi, le osservazioni e le indagini del giornalista.
La notizia, per usare l’aggettivazione di un collega, è un’entità fluida e mutevole. Lo stesso fatto può esser considerato notizia da una testata e non da un’altra, lo stesso fatto può essere giudicato in modo diverso dalle varie redazioni del giornale (cultura, cronaca, economia), lo stesso fatto può essere “degradato” nel giro di poche ore in relazione ad altri avvenimenti giudicati più importanti e accaduti nell’arco di tempo che precede la pubblicazione.
Per dirla con Cavallari: “il trattamento (di trasformazione di un fatto in notizia) è un rapporto tra il processo unitario durante il quale l’informazione e la sua utilizzazione diventano inseparabili e la diversità dei fini perseguiti da ogni giornale”. Uno stesso fatto sarà diversamente raccontato nelle pagine dell’economia invece che in quelle della cronaca, sarà ancora diversamente raccontato nelle stesse pagine di giornali diversi come il Corriere, La Repubblica, Libero o il Manifesto.
Ma quel che fa riflettere è che dei criteri elencati, di gran lunga il più applicato, e praticato attraverso l’invenzione o la deformazione dei fatti, è il primo per catturare l’audience dei lettori, quindi del mercato.
“La verità sostanziale dei fatti” ha da tempo ceduto il passo allo storytelling, al raccontare una storia nel modo più appetibile per il proprio pubblico di riferimento. Il fatto-notizia è cioè pensato, elaborato, “cucinato” per essere merce appetibile dentro alla quale la verità può anche non esserci più, l’importante è attirare l’attenzione, vendere copie, catturare ascoltatori. L’inventario della realtà, per dirla con le parole di Cavallari, diventa così l’invenzione della realtà, un mondo fantastico in cui l’etica non ha più ragione di esistere.
Certo non si può dire che contribuiscano al rispetto della verità sostanziale dei fatti non verità, mistificazioni, artifici, inganni come:
-gli pseudoeventi, cioè tutte quelle feste, gare, spettacoli, organizzati solo per stupire
- le locandine “gridate sui minori”
- le intercettazioni che violano la privacy di persone non indagate
- gli abusi di potere alla Santoro che ingaggia una comica per deridere una giornalista che aveva osato criticarlo
- l’uso dell’immagine di Eluana Englaro giovane e sorridente
- le immagini truculente die un lager per disabili in Sudan pubblicate in prima pagina
- gli speciali su Cogne e Garlasco
-le foto di minori=
- le foto delle bare ai funerali
- l’uso del corpo della donna
- le interruzioni pubblicitarie nei programmi cosiddetti giornalistici
- La pubblicità, il lancio di programmi nei tg
- la pubblicità di cui è infarcito il giornalismo sportivo (ma non deve esserci una netta distinzione tra pubblicità e giornalismo)
- i titoli forzati che piegano la verità sostanziale dei fatti alle esigenze di uan retorica meramente estetica
- le notizie inventate su animali feroci, ufo, gossip, veggenti, miracoli?
Allora torna un interrogativo cruciale: Quid est veritas? Possiamo ancora invocare in nostro aiuto le definzioni di verità per corrispondenza, di una possibile verità per coerenza? Potessimo farlo, constateremmo l’insufficienza delle parole, delle loro definizioni, il loro limite, la loro differente comprensione a seconda di chi ci ascolta. Eppure misteriosamente abbiamo la sensazione di capire. In qualche modo sentiamo di cogliere il vero anche nell’articolo che sappiamo montato ad arte e nel malinteso, nella finzione del teatro nei sogni dei poeti. Crediamo di comprendere meglio la realtà ogni volta che qualcuno ci racconta un fatto, sia esso un giornalista, un romanziere, un attore, un prete, un amico, un filosofo. Ma non un fatto qualsiasi, un fatto attraverso il quale riconosciamo nell’altro una parte di noi: il suo essere nelle contraddizioni dell’esistenza.
Prologo
Cominciamo da un principio
L’albo dei giornalisti
L’etica del giornalista
L’Ordine dei giornalisti
Casi pratici
La Press Complaint Commission
La verità sostanziale dei fatti
PROLOGO
Qual è il primo dovere di un giornalista? Raccontare la verità, verrebbe spontaneo dire, ma appena si dice ciò si aprono davanti a noi una serie di problemi che hanno a che fare con il significato delle parole, con la loro definizione.
Innanzitutto quale verità e riguardo a che cosa? E quali le proprietà che portano a qualificare una persona con il nome di giornalista? Qual è il ruolo del giornalista? E perché ci sarebbe il bisogno di questa verità? È stato scritto che il cittadino ha un diritto all’informazione, ma la selezione delle notizie è effettuata da altri. In base a quali principi? Si parla di notizie di pubblico interesse, ma chi decide il pubblico interesse, chi lo definisce? E ancora: può il giornalista, che non è un libero professionista ma il dipendente di un’azienda, essere davvero libero, per esempio da esigenze di audience e di vendita, oppure dalla necessità di non dispiacere alle sue fonti, ai suoi informatori. Può essere davvero libero chi ha l’obbligo per contratto di riempire a mo’ di tappezzeria pagine e pagine di un quotidiano o di un periodico per fornire un buon supporto alle inserzioni pubblicitarie, oppure ore di un programma televisivo per attirare l’attenzione del pubblico “costretto” a sorbirsi le interruzioni pubblicitarie. E come si pone il giornalista nei confronti dei politici o dei gruppi che votano i finanziamenti all’editoria: 700 milioni ogni anno?.
E ancora che differenza c’è fra un signore di media cultura che decide di pubblicare delle notizie su un blog e il giornalista o il collaboratore di un quotidiano?
Il problema di definire una specificità professionale del giornalista è centrale per capire se la deontologia giornalistica è un insieme di principi che devono essere osservati da parte di tutti quelli che diffondono notizie siano essi o meno formalmente definiti giornalisti. Questo interrogativo ne contiene un altro. Ha senso parlare di deontologie specialistiche: giornalistica, forense, oppure la deontologia è una e regola per la vita e le attività dell’uomo che si interroga sul principio e sul significato della sua esistenza in relazione a determinati valori?
COMINCIAMO DA UN PRINCIPIO
L’articolo 21 della Costituzione stabilisce: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
All’interno di questa garanzia generale, la Costituzione nei pragrafi seguenti enuncia una serie di tutela per la stampa:
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Naturalmente ci si potrebbe soffermare almeno su due punti. Sul secondo paragrafo che stabilisce: La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, poiché non è stata ancora abrogata la legge del 20 febbraio 1948 che lo contraddice stabilendo “”Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del Tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”.
E sulle parole “tutti” e l’avverbio “liberamente” del primo paragrafo, ma quello che interessa in questo momento è la ricerca delle proprietà peculiari del giornalista, delle sue competenze talmente specifiche da rendere necessaria un’etica dedicata alla sua professione. Questione che a sua volta rimanda a un interrogativo più generale, se cioè abbiano senso le cosiddette etiche professionali o, se invece, è l’uomo in quanto uomo che a confronto della sua vita deve o è bene che si ispiri a dei principi regolatori.
L’ALBO DEI GIORNALISTI
Custode dell’etica professionale dei giornalisti è oggi l’Ordine dei Giornalisti, il cui albo venne istituito da Mussolini nel 1928 con Decreto Regio n.384. All’epoca si stabilì che per esercitare la professione di giornalista nei periodici del regno è necessaria l’iscrizione nell’albo professionale: “Presso ogni sindacato regionale fascista è istituito l’albo”. “La tenuta dell’albo professionale e la disciplina degli iscritti sono esercitate dall’associazione sindacale a mezzo di un comitato composto da cinque membri”.
“Il comitato è chiamato a reprimere d’ufficio o su richiesta del pubblico ministero gli abusi e le mancanze che gli iscritti abbiano commesso nell’esercizio della professione” (abusi e mancanze che però non vengono definiti ndr)
Le sanzioni disciplinari elencate dal decreto sono l’avvertimento, la sospensione dall’esercizio delle professione per un tempo non maggiore di sei mesi, la cancellazione dall’albo che deve essere pronunciata nei confronti di chi abbia riportato una condanna alla reclusione o alla detenzione per un tempo superiore ai cinque ai cinque anni, di chi abbia svolto un’attività pubblica in contraddizione con gli interessi della nazione.
L’ETICA DEL GIORNALISTA
Sarà la legge 1963 3 febbraio 1963 a modificare la legge del 1928 introducendo l’istituzione dell’Ordine die Giornalisti e delle regole etiche.
L’articolo 2 stabilisce. “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.
Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori.
Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori”.
I doveri possono essere sintetizzati quindi come segue: dovere di rispettare la verità, dovere di rettifica che è collegato al primo, il dovere del segreto professionale (cioè un dovere di non dire la verità in relazione alla fonte che racconta la “verità” al giornalista, e un generico dovere di collaborazione e di promozione della fiducia dei lettori, che probabilmente si dovrebbe conquistare dicendo la verità.
L’articolo due nel corso degli anni è stato affiancato da una
una dozzina di codici etici:
- Codice di autoregolamentazione delle trasmissioni di commento degli avvenimenti sportivi Decreto del Ministero delle Comunicazioni 21 gennaio 2008 n. 36 (in G.U. 8 marzo, n. 58).
- Carta di Roma Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.
- Informazione e malattia: "La Carta di Perugia" (Perugia 11 gennaio 1995)
- Carta Informazione e Pubblicità Protocollo d'intesa 14 aprile 1988
- Carta Informazioni e Sondaggi Protocollo d'intesa CNOG/ASSIRM 7 aprile 1995
- Carta dei doveri dell' informazione economica Decisione CNOG 28 marzo 2007 - Allegato: Testo Unico Finanza (Art.114 D.Lgs. n. 58/1998) e regolamento CONSOB n. 11971/1999 (Art. 69 octies)
- Minori Carta di Treviso (Documento CNOG-FNSI 5 ottobre 1990, testo aggiornato dal CNOG il 30 marzo 2006 con le osservazioni del Garante per la protezione dei dati personali con deliberazione n. 49/06);
- Vademecum ’95 (Documento CNOG-FNSI 25 novembre 1995);
- Codice di autoregolamentazione TV e minori (Decreto Ministero Comunicazioni 29 novembre 2002)
- Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell´attività giornalistica (Decisione CNOG 29 luglio 1998 )
- Allegato: Codice in materia di protezione dei dati personali (Titolo XII - Finalità giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero – artt. 136-138)
- Carta dei doveri del giornalista Documento CNOG – FNSI 8 luglio 1993.
Una sorta di furor eticus, che forse ha a che fare anche con la ricerca dell’identità di una professione che oggi deve fare i conti con la concorrenza di qualsiasi persona che possegga un videotelefonino, una fotocamera, che gestisca un blog.
Sintetizzando, da questa congerie di documenti si possono desumere i seguenti doveri:
- di diffondere le notizie di pubblico interesse.
- di rispettare la verità sostanziale dei fatti
- di difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini
- di rettificare notizie inesatte
- di rispettare la persona, la sua vita privata, in particolare se di minore età, malata o disabile.
- di ricostruire in modo completo e non ingannevole l’avvenimento
- di rispettare il principio della presunzione d’innocenza
- di rispettare il segreto professionale, quando è richiesto dal carattere fiduciario della fonte
- di essere autonomo e di non accettare remunerazioni, incarichi o regali che possano influenzarlo
- di favorire il dialogo con gli organi di informazione
- di verificare l’attendibilità delle fonti
- di distinguere messaggio giornalistico dal messaggio pubblicitario e di non prestare la sua immagine a iniziative pubblicitarie
- di non scrivere di notizie finanziarie che lo possano avvantaggiare
L’ORDINE DEI GIORNALISTI
Custode dell’etica giornalistica è l’Ordine dei Giornalisti, sul quale si addensa da subito una domanda decisiva: Ha senso un’istituzione come l’Ordine dei Giornalisti che dovrebbe vigilare sulla condotta dei suoi iscritti? Infatti, per la contraddizion che nol consente, come fa un Ordine che è costituito da persone che lavorano nei giornali a prendere provvedimenti contro colleghi o direttori nei confronti dei quali non è terzo?
Ma andiamo con ordine. La legge del 1963 istituisce l’ordine dei giornalisti al quale appartengono i giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti nei rispettivi albi.
L’iscrizione sia all’albo dei professionisti che dei pubblicisti è deliberata dal competente consiglio regionale.
Vediamo quali sono i requisiti
Per i pubblicisti è necessaria una collaborazione documentabile di due anni con una testata giornalistica, è sufficiente un articolo al mese.
Per i professionisti, invece, l’assunzione come praticante da parte di una testata giornalistica il cui direttore responsabile sia un giornalista professionista. In seguito, dopo un anno di pratica, il tirocinante sostiene la prova di idoneità professionale che consiste in una prova scritta e orale di tecnica e pratica del giornalismo, integrata dalla conoscenza delle norme giuridiche che hanno attinenza con la materia del giornalismo.
La commissione esaminatrice è composta da 5 membri di cui cinque sono nominati dall’Ordine nazionale fra i giornalisti professionisti iscritti da non meno di 10 anni e gli altri due sono nominati dal presidente della Corte d’Appello di Roma, scelti l’uno fra i magistrati di Tribunale e l’altro tra i magistrati di Appello, quest’ultimo assume le funzioni di presidente della Commissione d’esame.
Ma la comptenza che qui ci interessa è quella di
“adottare i provvedimenti disciplinari e di vigilare sulla condotta e sul decoro degli iscritti. Un compito che l’Ordine attua decidendo le stesse sanzioni disciplinari in vigore nel 1928:
- L’avvertimento che viene comminato “nei casi di abusi o mancanze di lieve entità”; la censura, applicata “nei casi di abusi o mancanze di grave entità”;
- La sopensione dall’esercizio della professione da un minimo di due mesi a un massimo di un anno, quando la condotta del giornalista abbia “compromesso la dignità professionale”;
- La radiazione, che origina da un comportamento che abbia “gravemente compromesso la dignità professionale”.
Avverso le delibere disciplinari dell’Ordine regionale è ammesso ricordo all’ordine nazionale. Contro le decisioni del Consiglio Nazionale l’art. 63 L. n. 69/1963 consente al giornalista di percorrere l’iter di fronte all’autorità giudiziaria ordinaria (Tribunale, Corte d’Appello, Corte di Cassazione).
CASI PRATICI
- Renato Farina ex vicedirettore di Libero e ora parlamentare è stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti perché nelle indagini sul rapimento di Abu Omar emerse che Farina fu arruolato nel Sismi con il nome in codice di ‘Betulla’ e veniva pagato per spiare colleghi e pubblici ministeri.
- Vittorio Feltri, direttore di "Libero", è stato radiato dall’Ordine di Milano per aver pubblicato sul suo quotidiano foto tratte da siti pedofili.
- Pippo Baudo e Mike Bongiorno sono stati radiati dai rispettivi ordini perché svolgevano attività pubblicitarie.
In realtà questi casi eclatanti dimostrano solo la perfetta inutilità della sanzione irrogata dall’Ordine e l’ inutilità dell’esser iscritti all’Ordine, in quanto Feltri ed altri esercitano tranquillamente la professione senza che l’Ordine possa alcunché. Così come la può esercitare in qualsiasi momento qualsiasi persona aprendo un blog in Internet, realizzando un video, tenendo un comizio, partecipando a una trasmissione televisiva, mettendo in pratica l’articolo 21 della Costituzione .
C’è di più. Il ricorso del giornalista Mario Rossi, che è stato estromesso dalla collaborazione con il suo giornale per far posto ad una collega raccomandata, è stato invece archiviato perché l’Ordine, che avrebbe dovuto prendere provvedimenti contro i colleghi che siedono nella redazione del giornale implicato nella vicenda, ha preferito soprassedere.
A questo punto che ragione ha di esistere l’Ordine dei Giornalisti?Ma se non ha ragione di esitere l’Ordine dei giornalisti, non ha neppure ragione d’essere un’etica specifica, poiché come possiamo constatare, la capacità di raccontare un fatto appartiene o non appartiene ad ognuno al di là della circostanza che egli sia qualificato come giornalista da un ente. Questo però non significa che chi racconta un fatto sia svincolato dal rispetto delle leggi, che sono emanate secondo dei principi etici condivisi. L’etica è qualcosa di individuale, essa non può esser imposta, è una scelta interiore dell’uomo che agisce per evitare il male. Mi accorgo però quanto sia difficile definire un fare etico, sembra che esso possa essere definito solo in presenza di un danno, ma ciò che è danno per alcuni per altri può essere vantaggioso e utile, anzi obbedire ad un imperativo etico, quello di dire la verità. Per cui il danno da solo non basta a definire non etica un’azione.
Penso al caso molto concreto che a riguardato un presidente del consiglio ospite alla festa di compleanno di una diciottenne. Una vicenda su cui a prima vista non ci dovrebbero essere dubbi.
Non è etico che un umo di governo, che è anche un uomo sposato, intrattenga rapporti amichevoli con una diciottenne. Ma al tempo stesso è etico rispettare la vita privata di una persona, in questo caso quello della diciottenne e della sua famiglia. Sembrerebbe etico rispettare la verità sostanziale dei fatti. Non è etico molestare con domande insistenti una diciottenne, né usare le sue foto per suscitare facili curiosità. Quando parlo di fatto in sé naturalmente non so bene di cosa parlo, intendo dire il fatto circoscritto, ma ogni fatto è seguito e preceduto da altri, quindi anche parlare di fatto in sé risulta difficile.
LA PRESS COMPLAINT COMMISSION
In altri paesi, l’America e l’Inghilterra per esempio, non esiste l’Ordine dei Giornalisti, chiunque, a patto che gli sia riconosciuta questa capacità dalla redazione può svolgere l’attività giornalistica. Ciò non significa che non vi sia un codice etico da rispettare. In Inghilterra su di esso vigila la Press Complaint Commission, un organo formato e sostenuto dai rappresentanti dei più diffusi organi d’informazione. La Commision, è bene specificarlo, non ha poteri effettivi, esercita solo un potere di monito.
È inoltre interessante notare che le norme inglesi sembrano porre l’accento più che sulla verità e sulla libertà d’informazione, sul rispetto delle persone. Il codice della Complaint Commission stabilisce in sintesi un dovere di:
- precisione
- distinguere tra commento, congettura, fatto,
- di ospitare le repliche
- di rispettare la privacy
- di non molestare le persone con richieste insistenti
- di non identificare i bambini, le vittime di violenza sessuale, persone collegate ai protagonisti di fatti criminali
- di non usare inganni o sotterfugi (come microspie, telecamere nascoste…)
- di non fare discriminazioni
- di non usare per proprio vantaggio informazioni finan
ziarie
- di proteggere le fonti delle informazioni
- di non pagare i testimoni dei processi penali né ai criminali.
Solo in relazione al pubblico interesse il codice della PCC può essere violato e per pubblico interesse si intende proteggere la salute pubblica, la sicurezza, la buona fede dei cittadini, un pubblico interesse che non basta invocare ma che deve essere valutato dalla Complaint Commission
LA VERITA’ SOSTANZIALE DEI FATTI
Tra gli imperativi etici stabiliti per legge a carico dei giornalisti il più problematico è il seguente: “È loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.
Innanzitutto viene da chiedersi se questo obbligo non dovrebbe essere l’obbligo di ogni uomo che vive in un consorzio civile. Ma chiunque ha pratica della vita sa nello stesso tempo che la verità non sempre produce il bene, né essa è dicibile, nel senso che ognuno di noi si è confrontato con l’insufficienza descrittiva delle parole rispetto alla molteplicità e alla profondità del reale.
Ma quali sono le cartteristiche del fatto-notizia? La regola trita e ritrita, che purtroppo alcuni ancora ripetono è che “Un cane che morde un uomo non fa notizia, un uomo che morde un cane sì”. Si sa che anche i morsi dei cani in cronaca locale fanno notizia eccome. Il luogo comune però resiste ed è un indizio della tendenza giornalistica a premiare l’insolito, tendenza che innesca a sua volta un processo di ideazione e fabbricazione di eventi insoliti. Anche perché c’è un pubblico da conquistare, un giornale che non vende, un tg senza telespettatori è destinato a chiudere.
Ci sono dei criteri di valutazione che vengono indicati dai giornalisti per stabilire quando un fatto diventi notizia, essi sono
- per la sua singolarità e novità intrinseca;
- per le conseguenze che può avere sulla vita della gente o che potrebbe se si ripetesse;
-per le sue eventuali possibilità di sviluppo
- per la vicinanza alla zona di diffusione del medium;
- per le reazioni emotive che può causare.
Va specificato che nella categoria di fatto rientrano: le azioni e le omissioni, le dichiarazioni, le previsioni, i commenti, le pubblicazioni e le analisi, le osservazioni e le indagini del giornalista.
La notizia, per usare l’aggettivazione di un collega, è un’entità fluida e mutevole. Lo stesso fatto può esser considerato notizia da una testata e non da un’altra, lo stesso fatto può essere giudicato in modo diverso dalle varie redazioni del giornale (cultura, cronaca, economia), lo stesso fatto può essere “degradato” nel giro di poche ore in relazione ad altri avvenimenti giudicati più importanti e accaduti nell’arco di tempo che precede la pubblicazione.
Per dirla con Cavallari: “il trattamento (di trasformazione di un fatto in notizia) è un rapporto tra il processo unitario durante il quale l’informazione e la sua utilizzazione diventano inseparabili e la diversità dei fini perseguiti da ogni giornale”. Uno stesso fatto sarà diversamente raccontato nelle pagine dell’economia invece che in quelle della cronaca, sarà ancora diversamente raccontato nelle stesse pagine di giornali diversi come il Corriere, La Repubblica, Libero o il Manifesto.
Ma quel che fa riflettere è che dei criteri elencati, di gran lunga il più applicato, e praticato attraverso l’invenzione o la deformazione dei fatti, è il primo per catturare l’audience dei lettori, quindi del mercato.
“La verità sostanziale dei fatti” ha da tempo ceduto il passo allo storytelling, al raccontare una storia nel modo più appetibile per il proprio pubblico di riferimento. Il fatto-notizia è cioè pensato, elaborato, “cucinato” per essere merce appetibile dentro alla quale la verità può anche non esserci più, l’importante è attirare l’attenzione, vendere copie, catturare ascoltatori. L’inventario della realtà, per dirla con le parole di Cavallari, diventa così l’invenzione della realtà, un mondo fantastico in cui l’etica non ha più ragione di esistere.
Certo non si può dire che contribuiscano al rispetto della verità sostanziale dei fatti non verità, mistificazioni, artifici, inganni come:
-gli pseudoeventi, cioè tutte quelle feste, gare, spettacoli, organizzati solo per stupire
- le locandine “gridate sui minori”
- le intercettazioni che violano la privacy di persone non indagate
- gli abusi di potere alla Santoro che ingaggia una comica per deridere una giornalista che aveva osato criticarlo
- l’uso dell’immagine di Eluana Englaro giovane e sorridente
- le immagini truculente die un lager per disabili in Sudan pubblicate in prima pagina
- gli speciali su Cogne e Garlasco
-le foto di minori=
- le foto delle bare ai funerali
- l’uso del corpo della donna
- le interruzioni pubblicitarie nei programmi cosiddetti giornalistici
- La pubblicità, il lancio di programmi nei tg
- la pubblicità di cui è infarcito il giornalismo sportivo (ma non deve esserci una netta distinzione tra pubblicità e giornalismo)
- i titoli forzati che piegano la verità sostanziale dei fatti alle esigenze di uan retorica meramente estetica
- le notizie inventate su animali feroci, ufo, gossip, veggenti, miracoli?
Allora torna un interrogativo cruciale: Quid est veritas? Possiamo ancora invocare in nostro aiuto le definzioni di verità per corrispondenza, di una possibile verità per coerenza? Potessimo farlo, constateremmo l’insufficienza delle parole, delle loro definizioni, il loro limite, la loro differente comprensione a seconda di chi ci ascolta. Eppure misteriosamente abbiamo la sensazione di capire. In qualche modo sentiamo di cogliere il vero anche nell’articolo che sappiamo montato ad arte e nel malinteso, nella finzione del teatro nei sogni dei poeti. Crediamo di comprendere meglio la realtà ogni volta che qualcuno ci racconta un fatto, sia esso un giornalista, un romanziere, un attore, un prete, un amico, un filosofo. Ma non un fatto qualsiasi, un fatto attraverso il quale riconosciamo nell’altro una parte di noi: il suo essere nelle contraddizioni dell’esistenza.
venerdì 29 maggio 2009
Un elenco telefonico
Un elenco telefonico del 1941 è il fil rouge del romanzo "Menschen in Berlin" di Jäckel Hartmut che racconta le storie di 250 persone scelte tra gli abbonati e le cui vite sono ricostruite attraverso brevi racconti: il quadro di una città nelle esistenze comuni e meno comuni dei suoi abitanti.
mercoledì 27 maggio 2009
Atterriamo a Gatwick
Atterriamo a Gatwick in perfetto orario, la giornata è molto bella l’aria è fresca. Faccio il biglietto e prendo il treno Gatwick-express che mi porta a Victoria Station nell’aeroporto vedo un supermercato con una parete, quasi un muro di solari e lo trovo strano nel paese della pioggia, ma tutto cambia. Il viaggio in treno mi mostra i sobborghi di London con le casette fatte di mattoni rossi tutte uguali, giardini curati, qualche bimbo che gioca a football. Avvicinandomi a London vedo le prime costruzioni che denotano uno sviluppo verticale, alberghi, centri congressi, residence di classe. Sceso in stazione controllo la piantina, ho optato per giungere a piedi in albergo anche perché nel tragitto passerò davanti ad alcuni monumenti. Mi incammino per Victoria street e subito noto umanità variegata, cinesi ed indiani, asiatici ed europei, diverse lingue ed idiomi, cellulare spento dopo un paio di sms e la Westminister Chatedral alla mia destra dopo poco mi ritrovo davanti la Westminster Abbey ed il Palace of Westminster con il Big Ben, sono le 19.30 c’è una splendida luce tiro fuori la macchina fotografica molto amata nel passato ed immortalo gli splendidi edifici. C’è una manifestazione contro le guerre in generale e quella dell’Afghanistan ed Iraq in particolare, più avanti un’altra manifestazione per la crisi economica che ha colpito anche London e la City. Prendo la Whitehall Parliament c’è ancora parecchia gente in giro, anche se il traffico mi sembra non eccessivo, arrivo a Trafalgare square c’è la National Gallery una delle mete previste vedo due ragazzi che si baciano nella piazza e i miei pensieri tornano nuvolosi sulla mia situazione. Prendo la Saint Martins e vedo i primi caratteristici pub oramai sono quasi le 20 ci sono diversi teatri e file enciclopediche fuori, c’è un clima di festa quasi da w-end invece è solo mercoledì. Si susseguono bistrot e ristoranti, un fiume di persone per le strade a cercare uno svago per la sera, prendo la Bloomsbury way giro a sinistra per la Southampton row ed arrivo all’albergo. Per ora ho parlato poco o niente, mi presento a Lisa mi consegna la scheda-chiave della stanza mi fa vedere dove serviranno il breakfast. La stanza è piccola, mi rinfresco, ci troviamo con Mario andiamo da Carluccio’s a mangiare dei ravioli veramente buonissimi e facciamo il punto della situazione. Dopo una telefonata a Ros torno in stanza e mi addormento velocemente.
Written by LucaS
Written by LucaS
venerdì 22 maggio 2009
La felicità
ll maestro del villaggio gli ha raccontato un giorno che «Dio ha nascosto in giro per il mondo la felicità degli uomini come si usa fare a Pasqua con le uova colorate», lui, quella parte di felicità che gli spetta, non smetterà mai di cercarla con tutta la sua energia, il suo ottimismo, la sua inesauribile inventiva.
(Janos Szekely, La tentazione)
(Janos Szekely, La tentazione)
giovedì 21 maggio 2009
My love
And when I call you my love, my love, is it you I am calling or my love? You, my love, is it you I thereby name, is it to you that I address myself? I don't know if the question is well put, it frightens me.
E quando ti chiamo amore mio, è te che sto chiamando 'il mio amore’ ? Tu, amore mio, sei tu che chiamo in questo modo, è a te che mi rivolgo? Non so se la domanda è posta bene, essa mi spaventa.
Jacques Derrida, The Post Card, University of Chicago Press, London 1987
E quando ti chiamo amore mio, è te che sto chiamando 'il mio amore’ ? Tu, amore mio, sei tu che chiamo in questo modo, è a te che mi rivolgo? Non so se la domanda è posta bene, essa mi spaventa.
Jacques Derrida, The Post Card, University of Chicago Press, London 1987
martedì 19 maggio 2009
Who is writing?
Who is writing? To whom? And to send, to destine, to dispatch what? To what address? Without any desire to surprise, and thereby to grab attention by means of oscurity, I owe it to whatever remains of my honesty to say finally that I do not know.
Chi sta scrivendo? A chi? E per inviare, destinare, spedire che cosa? A quale indirizzo? Senza alcun desiderio di sorprendere e di catturare la vostra attenzione con parole non chiare, ho il dovere, per quel che rimane della mia onestà, di dirvi in conclusione che non lo so.
Jacques Derrida, The Post Card, University of Chicago Press, London 1987
Chi sta scrivendo? A chi? E per inviare, destinare, spedire che cosa? A quale indirizzo? Senza alcun desiderio di sorprendere e di catturare la vostra attenzione con parole non chiare, ho il dovere, per quel che rimane della mia onestà, di dirvi in conclusione che non lo so.
Jacques Derrida, The Post Card, University of Chicago Press, London 1987
domenica 17 maggio 2009
School of life
Quasi attaccata alla libreria Gay's the word c’è la vetrina della School of life, fondata da Sophie Howart, l' ex-curatrice del Tate Modern Museum, insieme ad altri intellettuali e scrittori inglesi. Una scuola di vita, non i soliti corsi. Provo a spiegarlo meglio. Se vuoi fare delle ferie diverse la schooloflife ti propone una vacanza sull’Isola di Wight con Martin Parr, oppure ti suggerisce di scoprire l’aeroporto di Heatrow con Alain De Botton. Vi sentite un po’ giù o confusi? C’è la biblioterapia, uno specialista vi consiglia i libri adatti a voi. E ancora: delle lezioni di conversazione, di etica e su come passare il tempo libero. Ma la scuola organizza anche incontri personalizzati con esperti paleontologi , fotografi, designer, scrittori, insomma con personaggi della cultura ai quali volete sottoporre le vostre domande. Ed ancora: seminari sull’amore, sulla politica e su come trovare lavoro. Questa mattina è chiusa ma penso che tornerò a chiedere informazioni. La vetrina di una cartoleria, invece, mette in bella mostra il libro The Story of Marchmont Street, che racconta della vita intellettuale del quartiere di Bloomsbury, della casa di Dickens, di Virginia Wolff…
sabato 16 maggio 2009
Flowers
Acacia: speranza d'amore
Anemone: i sentimenti effimeri
Azalea: la gioia
Biancospino: buona fortuna e speranza
Bignonia: la sorpresa
Bocca di leone: il capriccio
Camelia: la bellezza
Ciclamino: amuleto portafortuna
Ciliegio: la sensualità
Crisantemo: pace nelle avversità
Dahlia: la gratitudine
Elleboro:la pazzia
Erica: la modestia e la generosità
Fucsia: la grazia
Gardenia: la solidarietà
Garofano: amore passionale
Girasole: l'intelletto e la fede
Iris: la buona novella
Lavanda: la sfiducia
Lilium: innocenza, regalità
Mimosa: il pudore
Narciso: la vanità
Ninfea: l'amore non corrisposto
Orchidea: la sensualità e il lusso
Ortensia: la freddezza
Papavero: la gloria
Passiflora: il fiore mistico
Peonia: la timidezza
Pervinca: il dolce ricordo
Potentilla: l'amore materno
Primula: la speranza e la giovinezza
Rosa: amore e poesia
Strelitzia: la nobiltà
Tulipano: splendore degli occhi
Verbena: incantesimo
Viola: la riflessione
Zinnia: la semplicità
Anemone: i sentimenti effimeri
Azalea: la gioia
Biancospino: buona fortuna e speranza
Bignonia: la sorpresa
Bocca di leone: il capriccio
Camelia: la bellezza
Ciclamino: amuleto portafortuna
Ciliegio: la sensualità
Crisantemo: pace nelle avversità
Dahlia: la gratitudine
Elleboro:la pazzia
Erica: la modestia e la generosità
Fucsia: la grazia
Gardenia: la solidarietà
Garofano: amore passionale
Girasole: l'intelletto e la fede
Iris: la buona novella
Lavanda: la sfiducia
Lilium: innocenza, regalità
Mimosa: il pudore
Narciso: la vanità
Ninfea: l'amore non corrisposto
Orchidea: la sensualità e il lusso
Ortensia: la freddezza
Papavero: la gloria
Passiflora: il fiore mistico
Peonia: la timidezza
Pervinca: il dolce ricordo
Potentilla: l'amore materno
Primula: la speranza e la giovinezza
Rosa: amore e poesia
Strelitzia: la nobiltà
Tulipano: splendore degli occhi
Verbena: incantesimo
Viola: la riflessione
Zinnia: la semplicità
venerdì 15 maggio 2009
Un'ora è un lago
Un'ora è un lago
Una giornata un mare
La notte un'eternità
Il risveglio l'orrore dell'Inferno
Alzarsi una battaglia per la chiarezza
Written by Joseph Roth
Una giornata un mare
La notte un'eternità
Il risveglio l'orrore dell'Inferno
Alzarsi una battaglia per la chiarezza
Written by Joseph Roth
Il principio di possibilità
"Il principio di possibilità è invincibile. Nemmeno il principio di realtà lo sconfigge. La porta del possibile è sempre aperta , ma devi superarne la soglia e arrischiarti per chissà quali corridoi e insicurezze". C'è un'altra possibilità: passare tutta la vita davanti alla porta aspettando che qualcuno chiami. Silenzio.
(Il Venerdì, 15 maggio, dall'intervista a Massimo Cacciari di Gian Luca Favetto)
(Il Venerdì, 15 maggio, dall'intervista a Massimo Cacciari di Gian Luca Favetto)
martedì 12 maggio 2009
Mixed toasts
Questa mattina a colazione Brigitte volteggiava tra i suoi mixed toasts e la lista delle ordinazioni, poi camminata veloce fino a Euston Road, autobus che passano uno dietro l'altro, mentre la British Library sorveglia questo traffico che avanza come un libro scompaginato; la scuola è in una laterale di Baker Street, tipico edificio georgiano in mattoni arancioni, l'insegnante della mattina è Peter, uno scozzese dall'aspetto francescano, i miei compagni di classe sono Anissa, Manuel, una signora di Granada di origine lituana, Chinatsu, Alumn e Lissette. Rachel, l'insegnante dell'ultima ora parla a mitraglia e ci chiede di creare un soggetto per una soap opera. Pranzo, si fa per dire, con rice and chicken, jacket potato with beans: una patata lessa con fagioli; after the lunch in biblioteca a controllare le mail, svolgere gli homeworks, alle cinque passeggiata in New Cavendish Street e scoperta della libreria Waterstone's di Gower Street, stile old English e tanti libri fra cui l'edizione second hand de La Carte Postale di Derrida...
lunedì 11 maggio 2009
Viaggio
Alla fine di ogni viaggio, delle cose viste, delle persone incontrate, rimane la sensazione che lasciano i sogni e che è ricordata nelle parole di Shakespeare scelte da Helene Hanff a conclusione de La Duchessa di Bloomsbury:
Il nostro gioco è finito
Gli attori...erano spiriti,
e scomparvero nell'aria leggera...
dilegueranno le torri
che salgono su alle nubi, gli splendidi
palazzi, i templi solenni...
e come la labile finzione, lentamente
ora svanita, non lasceranno orma.
Noi siamo di natura uguale ai sogni, e la
nostra breve vita è circondata dal sonno.
"...Our revels now are ended. These our actors,
As I fortold you, were all spirits, and
Are melted into air, into thin air;
And, like the baseless fabric of this vision,
The cloud-capp'd towers, the gorgeus palaces
The solemn temples, the great globes itself,
Yea, all which it inherit, shall dissolve,
And, like this insubstantial pageant faded,
Leave not a rack behind. We are such stuff
As dreams are are made on; and our little life
Is rounded with a sleep.
(Shakespeare, The Tempest, act IV, 148-157)
Il nostro gioco è finito
Gli attori...erano spiriti,
e scomparvero nell'aria leggera...
dilegueranno le torri
che salgono su alle nubi, gli splendidi
palazzi, i templi solenni...
e come la labile finzione, lentamente
ora svanita, non lasceranno orma.
Noi siamo di natura uguale ai sogni, e la
nostra breve vita è circondata dal sonno.
"...Our revels now are ended. These our actors,
As I fortold you, were all spirits, and
Are melted into air, into thin air;
And, like the baseless fabric of this vision,
The cloud-capp'd towers, the gorgeus palaces
The solemn temples, the great globes itself,
Yea, all which it inherit, shall dissolve,
And, like this insubstantial pageant faded,
Leave not a rack behind. We are such stuff
As dreams are are made on; and our little life
Is rounded with a sleep.
(Shakespeare, The Tempest, act IV, 148-157)
domenica 3 maggio 2009
domenica 19 aprile 2009
Una scrittura femminile azzurro pallido
"Soltanto adesso il viso di Vera incominciò a squarciare la vuota e chiara superficie, ma fu come se venisse da una remota lontananza. Sembrava che una persona inesperta manovrasse a casaccio la rotella di un binocolo nel tentativo di mettere bene a fuoco un oggetto lontano. Più o meno era così. Nella lente ancora torbida comparvero per i primi i capelli pettinati con la riga in mezzo, capelli neri come la notte che le scendevano dritti sulle spalle..."
Alcune righe dello straordinario romanzo scritto da Franz Werfel nel 1941 a Buenos Aires. Nella vita di Leonida e Amelie compare una lettera con una "scrittura femminile azzurro pallido". Pagina dopo pagina ci si immerge nei pensieri e nei sentimenti sconosciuti della coppia. Il romanzo è anche un silenzioso congedo dalla civiltà mitteleuropea.
Alcune righe dello straordinario romanzo scritto da Franz Werfel nel 1941 a Buenos Aires. Nella vita di Leonida e Amelie compare una lettera con una "scrittura femminile azzurro pallido". Pagina dopo pagina ci si immerge nei pensieri e nei sentimenti sconosciuti della coppia. Il romanzo è anche un silenzioso congedo dalla civiltà mitteleuropea.
"Le soir"
"Un conto è chiedersi, in fondo un po' futilmente, se ci siano davvero altri soggetti fuori della nostra coscienza, un altro, ben diverso, è sapere chi siano veramente. Per esempio e per concludere, poco tempo dopo la sua morte, emerse che de Man, quando viveva in Belgio all'epoca dell'occupazione tedesca, aveva pubblicato degli articoli antisemiti sul quotidiano collaborazionista "Le soir". De Man non aveva mai fatto parola a Derrida di quei trascorsi. Era un bugiardo? Supponeva che Derrida lo sapesse già? Si vergognava troppo? Mentiva anche a se stesso? Ecco qualcosa che non potremo mai sapere, mentre possiamo legittimamente attenderci che, col tempo, la fisica elabori una Teoria del Tutto."
(Da "Introduzione a Derrida" di Maurizio Ferraris)
(Da "Introduzione a Derrida" di Maurizio Ferraris)
venerdì 17 aprile 2009
Countdown
Conto alla rovescia per il viaggio nella City,
il prossimo strillo del famoso quotidiano londinese sarà:
nasce in terre anglosassoni il mister Jekyll della scrittura italiana: di giorno scrive in perfetto inglese, di notte favoleggia arie musicali italiane mentre gozzoviglia tra soup e pub, ma
è lui o non è lui?
Parla tedesco abbastanza bene, ha un fare sornione, è romantico come un autentico parigino, è furioso come uno spagnolo in momenti portoghesi. La organizzata polizia britannica setaccia da cima a fondo l'hinterland londinese, ma di lui non ci sono tracce.
Dove si sarà nascosto doctor Hyde?
Voci ben informate l'hanno visto al British Museum con amici a bere una tazza di the, estasiati da ciò che li circondava. Il presagio diventa realtà, nella notte nebbiosa della ordinata Londra si ode canticchiare la famosa canzone di Lennon ... "è qui!".
Antongiulio Cerruti
Antongiulio Cerruti
mercoledì 15 aprile 2009
L'autobus blu
L’autobus blu ondeggia tra le colline. Dopo San Gimignano e Monteriggioni sale i tornanti che portano a San Domenico. Oltre la siepe il duomo, inscatolato dai ponteggi del restauro, sormonta le case che stanno una sopra l’altra come canne d’organo. Sulla sinistra la torre del Mangia annuncia il Campo, la piazza più bella del mondo, un abbraccio di luce e argilla. L’Alma Domus e la casa natale di Santa Caterina, vicino Fontebranda, sorvegliano lo stretto arco che introduce a via della Galluzza. La via scende e sale come una U nella contrada dell'Oca, poi in cima a destra si raggiunge il battistero e la gradinata che porta alla piazza del duomo.
Entro nella chiesa e raggiungo la Libreria Piccolomini per rivedere gli affreschi del Pinturicchio con i volti di un tempo lontano ed Eolo che soffia sulle pagine del codice di Liberale da Verona. Il dio dei venti soffia con forza con un piede poggiato su una barca in mezzo al mare, ha i capelli gonfiati dal vento e un pezzo di stoffa, forse la vela strappata, che rotea in cerchio. Eolo è al centro della lettera O che inizia la parola Oram, spira con forza, impazienza e una certa spavalderia.
Entro nella chiesa e raggiungo la Libreria Piccolomini per rivedere gli affreschi del Pinturicchio con i volti di un tempo lontano ed Eolo che soffia sulle pagine del codice di Liberale da Verona. Il dio dei venti soffia con forza con un piede poggiato su una barca in mezzo al mare, ha i capelli gonfiati dal vento e un pezzo di stoffa, forse la vela strappata, che rotea in cerchio. Eolo è al centro della lettera O che inizia la parola Oram, spira con forza, impazienza e una certa spavalderia.
lunedì 6 aprile 2009
martedì 31 marzo 2009
martedì 24 marzo 2009
Massime a confronto
"Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato."
F. Pessoa
“Se il rammarico li conforta, lasciate che si confortino.”
Gibran
"Le perle sono come le favole dei poeti: un malanno trasformato in bellezza."
Karen Blixen
F. Pessoa
“Se il rammarico li conforta, lasciate che si confortino.”
Gibran
"Le perle sono come le favole dei poeti: un malanno trasformato in bellezza."
Karen Blixen
domenica 22 marzo 2009
sabato 21 marzo 2009
L'animale
Se ci fosse coscienza come la nostra
nel sicuro animale che incontro ci muove
su un altro sentiero - ci piegherebbe
al suo stesso cammino. Ma il suo essere è a lui
infinito, libero, e senza un riguardo
al suo stato, puro, come ciò ch'esso guarda.
E dove noi vediamo futuro lì vede Tutto
e in Tutto se stesso, e salvo per sempre
Written by Rainer Maria Rilke
Währe Bewußtheit unserer Art in dem
sicheren Tier, das uns entgegenzieht
in anderer Richtung-, riß es uns herum
mit seinem Wandel. Doch sein Sein ist ihm
unendlich, ungefaßt und ohne Blick
auf seinen Zustand, rein, so wie sein Ausblick.
Un wo wir Zukunft sehn, dort sieht es Alles
und sich in Allem und geheilt für immer.
nel sicuro animale che incontro ci muove
su un altro sentiero - ci piegherebbe
al suo stesso cammino. Ma il suo essere è a lui
infinito, libero, e senza un riguardo
al suo stato, puro, come ciò ch'esso guarda.
E dove noi vediamo futuro lì vede Tutto
e in Tutto se stesso, e salvo per sempre
Written by Rainer Maria Rilke
Währe Bewußtheit unserer Art in dem
sicheren Tier, das uns entgegenzieht
in anderer Richtung-, riß es uns herum
mit seinem Wandel. Doch sein Sein ist ihm
unendlich, ungefaßt und ohne Blick
auf seinen Zustand, rein, so wie sein Ausblick.
Un wo wir Zukunft sehn, dort sieht es Alles
und sich in Allem und geheilt für immer.
martedì 17 marzo 2009
Sette piani
Nella novella (di Dino Buzzati) I sette piani Giuseppe Conte, sofferente di una leggerissima forma di una certa malattia, viene ricoverato all'ultimo piano di una clinica, costruita su sette livelli, a seconda della gravità del paziente. Una volta disceso un piano l’uomo non può più ritornare al livello superiore; di piano in piano Conte si avvicina al termine dei suoi giorni. Un «implacabile peso» l'opprime infine quando, giunto al primo piano dello stabile; il buio piomba sulla sua stanza, tutto sembra piegarsi a «un misterioso comando» e, inesorabilmente, cala il sipario.
La casa di cura, in cui ha luogo questa metaforica discesa rappresenta la provvisorietà della vita umana. Man mano che l’uomo guadagna consapevolezza di questa caducità, sente crescere dentro di sé il disagio della solitudine. Egli comincia a pensare che quest’ultima condizione sia causata dal suo allontanamento dal «mondo della gente normale», dove tutti sanno esattamente che cosa fare e soprattutto cosa si è obbligati a fare, dove esistono regole ben precise che non si possono infrangere. Il protagonista scivola velocemente nella disperazione man mano che la barriera tra lui e quel mondo si erige sempre più alta. «Egli cercava di persuadersi di appartenere ancora al consorzio degli uomini sani» .. Ma esiste una definizione inconfutabile di normalità? Esiste veramente una condizione comune in cui tutti possano sentirsi a proprio agio soltanto perché questa assicura il riconoscimento da parte della collettività?
La figura di Conte è emblematica dell’uomo che non si concentra sulla malattia, cerca fuori di sé la guarigione, invece di guardare dentro la propria anima per ritrovarsi. L’ansia di tornare a far parte della comunità dei normali al più presto aggrava la sua patologia e gli impedisce di incontrare la sua dimensione più profonda, dove risiede la sua salute.
(da: www.italialibri.net)
La casa di cura, in cui ha luogo questa metaforica discesa rappresenta la provvisorietà della vita umana. Man mano che l’uomo guadagna consapevolezza di questa caducità, sente crescere dentro di sé il disagio della solitudine. Egli comincia a pensare che quest’ultima condizione sia causata dal suo allontanamento dal «mondo della gente normale», dove tutti sanno esattamente che cosa fare e soprattutto cosa si è obbligati a fare, dove esistono regole ben precise che non si possono infrangere. Il protagonista scivola velocemente nella disperazione man mano che la barriera tra lui e quel mondo si erige sempre più alta. «Egli cercava di persuadersi di appartenere ancora al consorzio degli uomini sani» .. Ma esiste una definizione inconfutabile di normalità? Esiste veramente una condizione comune in cui tutti possano sentirsi a proprio agio soltanto perché questa assicura il riconoscimento da parte della collettività?
La figura di Conte è emblematica dell’uomo che non si concentra sulla malattia, cerca fuori di sé la guarigione, invece di guardare dentro la propria anima per ritrovarsi. L’ansia di tornare a far parte della comunità dei normali al più presto aggrava la sua patologia e gli impedisce di incontrare la sua dimensione più profonda, dove risiede la sua salute.
(da: www.italialibri.net)
sabato 14 marzo 2009
Amanuensi
Con i blog e le mail si torna amanuensi: ognuno a ricopiare il suo codice al proprio banco.
giovedì 12 marzo 2009
84, Charing Cross Road
La libreria antiquaria Marks & Co si trovava a Londra al numero 84 di Charing Cross Road. Dall'altra parte dell'oceano, a New York, la scrittrice Helene Hanff aveva bisogno di rintracciare alcuni vecchi libri di autori inglesi. Cominciò così a inviare la prima lettera: "Sono una scrittrice senza soldi che ama i libri di antiquariato...". Nacque un'amicizia epistolare con Frank Doel, il direttore del negozio, ma anche con gli altri impiegati. Dopo circa trent'anni però il dialogo epistolare si interruppe: Frank morì e la libreria chiuse i battenti. Quando nel 1970 la Hanff si recò a Londra per presentare il suo libro, visitò i locali abbandonati di Marks & Co "sentendo ancora una volta la presenza amorosa e composta di Frank Doel che con lei aveva diviso il sentimentale culto dei libri e che con lei aveva scritto quello che molti definiscono un libro di culto".
(84, Charing Cross Road, ed. Archinto)
(84, Charing Cross Road, ed. Archinto)
lunedì 9 marzo 2009
Der Novembermann
Lena è la moglie del pastore evangelico Hermann Drömer e madre di una ragazza ormai grande. Da dieci anni, durante il mese di novembre, va in vacanza da sola per 4 settimane e la famiglia sa che la sua destinazione è la Toscana. Stavolta, però, il suo viaggio è senza ritorno: un incidente stradale nei pressi di Brema, infatti, le costa la vita. Per Hermann si apre un mistero: come mai è morta nel nord della Germania, se era diretta a sud, e perchè gli è arrivata una cartolina firmata da lei dalla Toscana? Deciso a scoprire la verità, segue delle tracce che lo portano a Sylt, dove identifica Henry, l’“uomo di novembre” di sua moglie, un cieco che dà lezioni di pianoforte. Hermann gli si avvicina proponendosi come allievo…
Der Novembermann è un radiodramma di Markus Vattrodt e Jobst Oetzmann.
Der Novembermann è un radiodramma di Markus Vattrodt e Jobst Oetzmann.
giovedì 5 marzo 2009
Womenareheroes


Nella favela Morro da Providencia, uno dei posti più pericolosi al centro della città di Rio de Janeiro, il fotografo francese 'JR' ha decorato le facciate delle case con le gigantografie dei suoi scatti. Sguardi di donne fermati con un obiettivo 28 millimetri. Il progetto di 'JR', foto e video sul suo lavoro al sito: www.womenareheroes.be
mercoledì 4 marzo 2009
Ti chiamo
"Ti chiamo nei prossimi giorni." Se lo dice qualcuno che incontro in società, vuol dire (mi ci sono voluti anni per farmene una ragione): "Addio fino al prossimo incontro". Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto di lavoro, vuol dire: " Ti chiamo quando avrò bisogno di te". Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto di amicizia, vuol dire: "Ti chiamo quando ne avrò voglia". Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto sentimentale, vuol dire: "Se non chiami tu, buonanotte". Nessuno si sente più responsabile di quello che dice; snobismo, calcolo, egocentrismo e vigliaccheria, uniformando catgorie intellettuali e classi sociali, hanno fatto delle parole un titolo senza più credito alla borsa del significato.
Written by Patrizia Valduga
Written by Patrizia Valduga
lunedì 2 marzo 2009
Danza

Un corpo immobile nella luce
il suono tra il bianco e il nero
una sonata di Paganini, rami nei vasi
lei sul palcoscenico nudo
un gesto interrotto, echi di voci
vapori vestiti da corazza
una coppia dispari
nervi tesi e movimenti frenati
infine un punto rosso che ride
poi una sigaretta e la nebbia
lungo i canali sale come montagna di sale
e prima che la macchina si fermi
un luna park di luci e finti inviti.
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