venerdì 25 luglio 2014

Guardare

C'è una breve storia raccontata da Platone (IVa.C.) nel Teeteto che mostra come quel che ci sfugge, spesso, è davanti ai nostri occhi. Altre volte è alle nostre spalle come nella fiaba  La luna nel pozzo scritta nel 1284 da Nasreddin Hoca  oppure nascosto in bella vista come nella  Lettera rubata (1845) di Edgar Allan Poe.
"Successe a Talete che mentre osservava le stelle e guardava in alto cadde in un pozzo, ed una servetta tracia, piuttosto in gamba e carina, si burlò di lui: Come pretendi di osservare le cose del cielo quando non sai vedere quel che hai davanti ai piedi."
(L'opera ritratta nella foto è di Peter Fischli e David Weiss)

lunedì 21 luglio 2014

Imperfezione

Nel recente libro di Slavoj Zizek è ricordata una breve storiella sull'imperfezione di dio, tema collegato all'esistenza del male:
"Due amici giocano a colpire una lattina con la palla. Dopo ripetuti centri, uno di loro dice:
Per Dio l'ho mancata!
Il suo amico, molto credente, s'arrabbia: Come osi parlare così di nostro Signore, che Dio ti fulmini!
Ma dopo poco un fulmine lo ferisce a morte: Perché hai colpito me Signore e non chi ha pronunciato il tuo nome invano?
Una voce profonda risuona nel cielo: Per Dio, l'ho mancato!"

mercoledì 9 luglio 2014

Il teatro del mondo


La vita, il mondo, sarebbero un’opera lirica, e l’autore della musiche sarebbe Satana, scrive Machado de Assis nel romanzo Don Casmurro: “Satana supplicò ancora (di far rappresentare l’opera in cielo), ma senza fortuna, finché Dio stanco e pieno di misericordia, acconsentì che l’opera fosse eseguita, ma fuori dal cielo. Creò un teatro speciale, questo pianeta, e inventò un’intera compagnia, con tutte le sue parti, protagonisti e comprimari, cori e ballerini.
‘Ora assistete a qualche prova!’ disse Satana, e Dio rispose:
‘No, non voglio saperne di prove. Mi basta aver composto il libretto; sono pronto a dividere con te i diritti d’autore.’
Forse fu un male quel rifiuto; ne risultano alcune discordanze, che una previa audizione, un’amichevole collaborazione avrebbero evitato. In effetti vi sono certi punti in cui i versi vanno a destra e la musica a sinistra. C’è anche chi dice che proprio in questo sta la bellezza della composizione, che non rischia di diventar monotona, e così spiegano il terzetto dell’Eden, l’aria di Abele, i cori della ghigliottina e della schiavitù. Non è raro che le stesse situazioni si ripetano senza una ragione plausibile. Certi motivi stancano a forza d’esser ripetuti. Vi sono anche punti oscuri; il maestro abusa delle masse corali, coprendo molte volte il senso in maniera confusa." 

martedì 8 luglio 2014

Che non sia

"Fa' che non venga l'ora del tramonto
l'angolo dei pensieri e della neve
quando togli la polvere alle cose
e sai che dovrai rendere conto.
Che non sia l'ora dei racconti strani,
a mezza voce, pieni di paure..."

"Come per noncuranza della foce
L'acqua conosce un complicato giro
Ha perso trasparenza la mia voce
Se per frontiera ha solo il tuo respiro."

"Sì, sì, anche noi,
nel nostro piccolo,
andiamo orgogliosi
delle nostre prestazioni!
Anche noi, anche noi come uno
di quegli irreprensibili,
congegni domestici,
anche noi, anche noi, nel nostro piccolo,
aspiriamo alla polvere!"
Riccardo Held, Otto frammenti e un requiem per Lukas, La Fenice, Venezia, 4 luglio 2014

lunedì 30 giugno 2014

Sull'altra sponda


È dell’altra sponda, diciamo, il più delle volte con un sorriso, per affermare che quella persona è un omosessuale o ha dei modi di fare che potrebbero farlo pensare. Noi, seduti sulla sponda giusta, ci sentiamo rassicurati: almeno quel difetto lì non ce l’abbiamo, o crediamo di non averlo (quel difetto, infatti, è solo una maggiore intensità della nostra componente maschile o femminile).
Sabato a Venezia le due sponde si sono mischiate per il Gay Pride,  e quando in campo San Polo qualcuno ha chiesto agli etero di alzare la mano  i "normali" si sono accorti di essere un’allegra minoranza.  Etero più intelligenti, più sensibili, più aperti di altri?

venerdì 13 giugno 2014

Una scuola del libro a Venezia



 Il suo santo protettore si chiama Aldo Manuzio: guarda dall’alto, con i capelli che arrivano alle spalle,  il berretto calato sulla fronte e il naso a punta. Paolo Olbi, stampatore e rilegatore, ha creduto fino all’ultimo nel suo santo e nel suo sogno: una scuola del libro a Venezia dove nel Cinquecento prosperavano circa duecento tipografie e dove Manuzio nel 1499 stampò l’ Hypnerotomachia Poliphili, uno dei massimi capolavorii dell’arte tipografica. Ci ha creduto fino all’anno scorso quando si è dovuto arrendere: distrutte le macchine sulle quali aveva lavorato per più di cinquant’anni, bruciati trecentomila euro.
Si è ritirato con un torchio e  una tranciatrice a caldo in un piccolo negozio nel sestiere di Dorsoduro: la vetrina guarda il ponte Ca’Foscari, ma gli studenti e i pochi turisti che scendono dal ponte non guardano la vetrina. C’è tempo per raccontare una storia incredibile.
Da giovane Paolo Olbi  impara il mestiere in una legatoria in campo Santa Maria Nova, poi all’ École Estienne di Parigi. Nei primi anni novanta il suo nome entra tra le pagine del romanzo La valle dei cavalieri di Raffaele Crovi, vincitore del Premio Campiello:

giovedì 12 giugno 2014

Il futuro tra le mani

"Quando troverai una mano che sia troppo corta rispetto al corpo, significa uomo cavilloso e che non sopporta critiche, e anche forte nelle braccia;
quando troverai una mano che sia lunga, sottile e ben proporzionata al corpo significa uomo di buoni costumi, dalla vita lunga, uomo che ama, onora e teme dio;
quando troverai un uomo che abbia la mano concava e salda ma non armoniosa, significa vita breve ma  ricca di denari;
quando troverai una mano solida, lunga di palma e dita proporzionate,  significa uomo ingegnoso in  cattive opere, alquanto ladro e vizioso;
quando troverai una donna che abbia la palma corta e le dita lunghe, significa che partorirà con gran difficoltà;
quando troverai una mano un po' lunghetta e le dita un  po’ grossette, significa uomo lento,  tardo, pigro, tuttavia di buon animo e perbene;

martedì 10 giugno 2014

Vale più il pollice del piede


Entusiasmo e sorrisi, tatuaggi e cravatte, iPad e molti tweet. Tre giorni in una galleria delle innovazioni, attorno ad un community table (Lago) pieno di hashtag e file digitali. Galileo Innovactors’ Festival, a Padova dal 5 al 7 giugno. (qui photogallery)
Prima certezza: impossibile guardare la rete da fuori, da un luogo altro (Derrida). Siamo connessi, registrati, taggati,  anche quando scegliamo off. E se parte dell’anima sta in cloud o nell’iPad, come scrive Ferraris, che differenza c’è fra guardarsi negli occhi,  leggere un tweet, laicare un post in Fb, whatsappare una grandinata di messaggi?

domenica 25 maggio 2014

"Questo è mio"

"Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l'idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali, o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: "Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti della terra sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!"
Jean Jacques Rousseau,  Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini, 1755

lunedì 5 maggio 2014

Senza testa

 A un signore tagliarono la testa, ma siccome fu poi dichiarato uno sciopero e non fu possibbile sotterrarlo, questo signore si ritrovò a vivere senza testa e a doversi arrangiare. Subito notò che quattro dei cinque sensi se n’erano andati con la testa, eccetto l’udito per chissà quale strana ragione. Dotato di buona volontà il signore si esibì sul Ponte di Rialto a Venezia come artista di strada. Da qualche parte uno zingaro suonava il mandolino e lui cominciò a ballicchiare e a far finta di leggere il giornale. In pochi giorni raccolse un mucchio di soldi e capì che c’era riuscito senza pensarci troppo.
Variazione su un racconto di Julio Cortazar (in corsivo nel testo)

giovedì 1 maggio 2014

Due donne

"Il giovane Eracle è in aporia, in dubbio circa il 'cammino di vita' che deve percorrere. Ed ecco che gli si presentano due donne alte di statura, una piena di dignità, nobile di forme, vestita di bianco - è l'Arethè, la virtù, l'altra, che i suoi amici chiamano Eudaimonìa, felicità, ma i nemici Kakìa, bassezza - molle e opima; per sembrare più bella è ricorsa a belletti e altri mezzi, guarda vanamente la propria ombra, ed ha abiti trasparenti che dovrebbero turbare i sensi. Entrambe rivolgono a Eracle un lungo discorso, promettendogli di condurlo alla felicità, ed Eracle decide infine di seguire la virtù."
"Questa storia è stata inventata dal sofista Prodico, contemporaneo di Socrate, e riferita dal discepolo di Socrate Senofonte nel secondo libro dei Memorabili. Non è particolarmente poetica, ma il suo contenuto morale ne ha fatto una delle storie preferite dall'antichità, conferendole così, come mostreremo, una grande importanza per la tradizione etica occidentale."
Bruno Snell, La cultura greca e le origini del pensiero europeo

domenica 27 aprile 2014

Uno scriba instancabile


"Nel corpo abita lo spirito di uno scriba instancabile: come l’antico scriba egizio di Sakkhara, il corpo annota e in-scrive tutto ciò che i nostri sensi percepiscono, intuiscono e vivono: il nostro corpo non riposa mai, prende sempre appunti. Appunti dei quali noi non siamo sempre consapevoli e che restano latentemente inconsci.
Il corpo sente, ascolta, guarda dentro e fuori, e la testa dello scriba, come il dio Giano, vive la sua anima diurna e notturna come due distinti modi di essere, ma anche due modi di co-esistere nello stesso corpo, nello stesso volto: ’E’ lo stesso volto potente di bronzo scuro - scrive Burand - qui con gli occhi aperti, là con gli occhi chiusi, qui illuminato, là oscurato, qui rivolto all’azione, là rivolto dentro di sé’.Quando avviluppati dall’oscurità noi ci addormentiamo, allora lo scriba si risveglia all’interno dei nostri sogni, e trasmette i suoi segreti messaggi attraverso il suo occhio notturno, l’occhio del sogno. La testa dello scriba si profila sul doppio orizzonte d’un occhio rivolto al mondo interno, e dell’altro rivolto al mondo esterno; o ancora d’un occhio che guarda alla notte, dell’altro che guarda al giorno."
Salomon Resnik, Sul fantastico

martedì 22 aprile 2014

La charis

Per i Greci la charis non emana solo dalla donna o da ogni essere umano in genere, la cui giovane bellezza fa "brillare" il corpo (in particolare gli occhi) di uno splendore che provoca l'amore; essa emana anche dai gioielli cesellati, dalle gemme lavorate e da taluni tessuti preziosi; lo scintillio del metallo, il riflesso delle pietre dalle acque diverse, la policromia della tessitura, la varietà dei disegni variopinti che raffigurano, in forme più o meno stilizzate, una decorazione vegetale e animale che ricorda direttamente le potenze della vita.
Jean Pierre Vernant, Mito e pensiero presso i Greci

mercoledì 16 aprile 2014

Traveler


"Gli faceva rabbia chiamarsi Traveler, lui che non si era mai mosso dall’Argentina se non per attraversare Montevideo e una volta ad Asunción nel Paraguay, metropoli ricordata con la somma indifferenza. A quarant’anni continuava ad essere inchiodato in via Cachimayo, e il fatto di essere l’ uomo di fiducia del circo "Las Estrellas" non gli infondeva la minima speranza di percorrere le strade del mondo more Barnum; il raggio d’azione delmcirco andava da Santa Fe a Carmen denPatagones, con lunghi attracchi nella capitale federale, La Plata e Rosario. Quando Talita, lettrice di enciclopedie,s’interessava dei popolimnomadi e delle cultre transumananti, Traveler grugniva e tesseva un insincero elogio del cortile con gerani, dellanbranda e del non mettere il nasonfuri dall’angolo dove sei nato. Fra un mate e l’altro faceva sfoggiomdi una saggezza che impressionava sua moglie, ma si vedeva che era troppo deciso a persuadere. Addormentato, gli sfuggivano a volte parole di esilio,di stadicamento, di crociere, di passaggi alla frontiera e di imprecisate alidade. (...) Una cosa si doveva riconoscere ed era che, a differenza di quasi tutti gli amici,Traveler non dava colpa né alla vita né al destino se non aveva viaggiato quanto gli sarebbe piaciuto. Si limitava semplicemente a bere un bicchiere di gin mandandolo giù dimcolpo e poi a darsi del cretino."
Julio Cortázar, Rayuela, il gioco del mondo
Foto di Robert Doisneau

martedì 15 aprile 2014

Il passeggero Né


Interno treno: non ti saluto neanche con un cenno, e nemmeno mi sposto, non voglio parlare con Te, non m’importa nulla di conoscerti. Né Te che sembri un insegnante che ha rinunciato alla felicità, nè Te che sembri una turista con quella giacchina bianca a pois neri, né Te che che giochi a fare il divo con la maglietta grigia attillata e i mocassini in finto camoscio. Non m’importa nulla che stai seduto di fronte o di fianco, io guardo il mio cellulare, controllo messaggi che non ci sono, fingo di dormire, ascolto canzoni che so a memoria con le orecchie tappate dagli auricolari, gioco all’Alieno di Los Angeles aggrappato alla playstation, non tolgo il gomito dal bracciolo, né levo le ginocchia, porto gli occhiali scuri per non  incontrare il tuo sguardo, e quando arriveremo continuerò a starti distante, appoggiato alla porta opposta a quella dove si scende.
In quel viaggio una voce anonima ripeteva spesso Chi viaggia con noi viaggia nel massimo comfort, e Il controllore nell’esercizio delle sue funzioni è un pubblico ufficiale pertanto...
Arrivati alla stazione il capotreno aprì le porte sbagliate e il passeggero Né finì lungo disteso fra i binari con i timpani perforati dagli auricolari.

Shopping

Quattro sedie sedie in argilla, e quattro con gli elastici, svariate marmitte collegate all’ipod, gli specchi appendiabiti, una serie di infradito in plastica, i ricami in seta, il divano in cocco, una lampada in legno di cirmolo e poliammide, una goccia di caffè, un sevizio di forchette-cucchiaio, una lounge chair, una chaise longue, una poltrona sacco, una vasca in teak, quattro librerie girevoli, un tavolino in cristallo multicromatico, il piano in pietra acrilica, due abat jour con i merletti illuminati, le conchiglie ventaglio, un bancone in betulla, una cucina in carta riciclata, una partita di piastrelle parlanti, una scultura di luce, la coupé ecologica, la scopa con i baffi, il sofà in carbonio e lava vulcanica, due porzioni di risotto con la foglia d’oro, un basamento in cemento fibrorinforzato, una confezione di barattoli cattura cavallette, delle maniglie a prova di errore, una modanutura in rovere affumicato, alcuni orti volanti, degli insetti colorati, una vetrata bizantina, un rubinetto iconico, dodici vasi di ferro e muschio, una matita ultrasottile, otto panini etnici, un trolley ammaccato, una zattera e una lanterna per viaggiare.
(Appunti dal Salone del mobile, foto sofa Onyx di Peugeot)

venerdì 11 aprile 2014

Shakespeare e la Coca Cola


Quando si aggiunge un quid di fantastico, di irrazionale, di sorprendente ad un fatto, ad una esperienza, comincia, forse, la narrazione. Il racconto del primo cacciatore intorno al fuoco segna l’inizio della storia. Scrive Calvino in Lezioni Americane: “Credo che i nostri meccanismi mentali elementari si ripetono dal Paleolitico dei nostri padri cacciatori e raccoglitori attraverso tutte le culture della storia umana. La parola collega la traccia visibile alla cosa invisibile, alla cosa assente, alla cosa desiderata o temuta, come un fragile ponte di fortuna gettato sul vuoto”. E Roland Barthes si sofferma su considerazioni analoghe: “Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto con la storia stessa dell’umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti; tutte le classi, tutti i gruppi umani hanno i loro racconti e spesso questi racconti sono fruiti in comune da uomini di culture diverse, talora opposte; il racconto si fa gioco della buona e della cattiva letteratura; internazionale; trans-storico, transculturale, il racconto è come la vita.”
In cosa differiscono allora Romeo e Giulietta di Shakespeare dai commercial della Coca Cola?
Entrambi vogliono condurci per mano nel loro mondo, cercano di sedurci e per farlo condividono con noi valori e promesse. La differenza, se esiste, è forse nella complessità che è propria della letteratura, e dell’arte in generale, una sorta di profondità che lascia intravedere più lontano. Lo storytelling, così si chiama la tecnica di narrare storie a fini commerciali, è spesso semplice, sempre enfatico, mette in scena stranezze, citazioni, cambi di contesto, offre immagini chiare, senza le complicazioni e le contraddizioni del mito, del romanzo, della poesia. Le tecniche dello storytelling sono adottate anche nel giornalismo, soprattutto televisivo, dove ricostruzioni audio e video, pseudoeventi, lanci commerciali e finte notizie si mescolano alla cronaca dei fatti.
Christian Salmon, autore di Storytelling, la fabbrica delle storie, scrive: “Lo scopo del marketing narrativo non è più semplicemente convincere il consumatore a comprare il prodotto, ma anche immergerlo in un universo narrativo, coinvolgerlo in una storia credibile.  Non si tratta più di sedurre o di convincere, ma di produrre un effetto di credenza.  Non di stimolare la domanda, ma di offrire un racconto di vita che propone dei modelli di comportamento integrati, i quali comprendono certi atti di acquisto , attraverso veri e propri ingranaggi narrativi. Vecchi o giovani, disoccupati o impiegati, sani o malati di cancro, “you are the story”, tu sei un eroe. Il neomarketing opera un sottile slittamento semantico: trasforma il consumo in distribuzione teatrale. Scegli un personaggio, e noi ti forniamo gli accessori. Datti un ruolo, noi ci occupiamo delle scene e dei costumi. Il consumo come unico rapporto con il mondo. Si attribuiscono alle marche i poteri che una volta si cercavano nei miti o nella droga: superare il limite, fare l’esperienza di un sé scevro di pesantezza, volare, planare; ieri erano Icaro o l’LSD, oggi sono la Nike o la Adidas (paragone non condivisibile ndr). Le scarpe da ginnastica sfidano la legge di gravità. Uno sport come lo skateboard ti dà accesso al soprannaturale. Tom Clarck, lo “sciamano delle scarpe da ginnastica”, spiega che “lo sport, ispirandoci, ci permette di rinascere in continuazione”. Le marche sono portatrici di un universo: ci aprono la strada a un racconto di fantasia, a un mondo teatralizzato e sviluppato dalle agenzie di “marketing esperienzale”, la cui ambizione non è più rispondere ai bisogni e nemmeno crearli, bensì realizzare una convergenza di visioni del mondo."
“Visioni del mondo” che oggi convergono, per una parte del Mondo, in un’interazione continua con la Rete produttrice di una narrazione (conversazione) torrenziale, una registrazione continua finalizzata al controllo di dati e al consumo: mi piace questo, faccio così, è successo quello, ho comprato una cosa, sono stato qui e andrò là. Raccontami una storia e compra questo prodotto ... è un “mito”. 
Foto del padiglione americano alla Biennale d'arte 2013

venerdì 28 marzo 2014

L'angelo indeciso




L’angelo indeciso guarda verso il basso, in fondo a sinistra, da qualche parte. Nella sinopia il volto guarda dal lato opposto, sempre in basso; i profili nero e giallo confondono, come occhi strabici, esitano sulla soglia di una storia che non sanno più raccontare. (Viene in mente l'Angelus Novus di Benjamin)
La dama salvata dal pozzo dal cavaliere non vede l’ora di tornare verso il castello sfocato sulla linea dell’orizzonte, in mezzo un vuoto, una lacuna marrone scuro ha annegato il paesaggio.
In un’altra stanza l’aquila nera inviata da Zeus rapisce Ganimede e sale oltre le nuvole.
Frammenti di architetture lontane, ricostruzioni ambigue, imprecise, parziali, eppure fra angeli e navi nella tempesta, il racconto prende forma, la sua materia è l’incompletezza. Il mosaico è sempre incompleto anche quando non manca nessuna tessera. L’incanto dell’affresco al Museo d’arte di Ravenna è una mostra rara: un susseguirsi di citazioni, brandelli di testi, immagini rubate alla cornice. Eppure ogni frammento, ogni affresco, strappato da un edificio in rovina e poi collocato sulla tela, lascia stupiti. L’esposizione, a cura di Claudio Spadoni e Luca Ciancabilla,  raccoglie 110 opere fra cui Correggio, Luca Signorelli, Moretto, Tiepolo, Romanino, Bernardino Luini, Melozzo da Forlì.
Proseguiamo sulle tracce di tempi più lontani. Le stelle sulla tomba di Galla Placidia, universo perfetto di linee oro  incastonate nel blu intenso della notte, vaganti metafore della notte mai blu e oro.
Oltre gli archi di un portico, dalle parti di San Francesco,  delle scritte su saperi diffusi e malesseri esistenziali, tentativi maldestri di scrivere nero su bianco di cose e persone che spesso non vogliono lasciarsi mettere a fuoco, preferiscono, restare forse defocalizzate, immaginate, tratteggiate, come negli affreschi rovinati, come il povero con la sua borsa di plastica che mi fa cenno di non fotografare.
Il secondo giorno trascorre fra la gentilezza di Urbino, città dai molti saperi; l’inganno di San Leo, scheggia inaccessibile da un lato, quieto borgo dall’altro;  la giocosità di Rimini con le Pescherie affollate di giovani e note scintillanti. E Piazza Ferrari dove si entra in un’antica domus romana, la  Casa del chirurgo, e confonderti fra mosaici del secondo secolo che si aprono su scheletri più recenti. “Il chirurgo Eutyches era colto, ricco e di origine orientale: trapanava crani e preparava unguenti.”
Oltre il vetro appannato del Grand Hotel una foto in bianco e nero di Federico Fellini con Giulietta Masina. Nel suo Libro dei sogni, in esposizione al museo della città, un disegno blu e oro: due seduti sulla battigia guardano le stelle, questa volta sono dei punti bianchi. "Siamo misteri che vivono un mistero."
Angeli indecisi se cambiare prospettiva, se guardare l’abisso dall’alto o dal basso, oppure restare attoniti come bufali di plastica davanti ad un altare, uno schermo, una band di vigliacchi che cantano canzoni di altri.
Seminiamo segni semi: alcuni cadranno sulla pietra, altri saranno mangiati dagli uccelli, ma qualcuno germoglierà.
Per la foto dell'Angelo pensante, dalla scena scena del Giudizio Universale, Pisa Camposanto Monumentale, attribuito a Buonamico Buffalmacco, si ringrazia  il MAR di Ravenna.

martedì 25 marzo 2014

10 tweet per l'editing


- Rileggete ad alta voce, e con una diversa impaginazione.
- Andate a caccia di refusi, virgole e punti.
- Fate leggere a un amico.
- Verificate tempi dei verbi e concordanze.
- Controllate le parole straniere.
- Evitate le forme passive.
- Togliete le ripetizioni.
- Non abbondate in citazioni.
- Sciogliete le parentesi.
- Sottraete le parole e i periodi inutili.

martedì 11 marzo 2014

Quando il cuore si ferma




In inglese ha un nome da spy story, sudden death, in italiano morte improvvisa: un corto circuito del cuore, la “luce” si spegne e, spesso, non c’è niente da fare. La causa non è un infarto, un’ostruzione delle arterie coronariche, ma malattie dai nomi più complicati e molto subdole, spesso di origine genetica, che agiscono sugli impulsi elettrici da cui dipendono le contrazioni e provocano l'arresto cardiaco. 

Nel libro “Quando il cuore si ferma – conversazione con Pietro Delise” di Mario Anton Orefice, disponibile anche in formato ebook si raccontano i casi famosi e drammatici di Antonio Puerta, il ventiduenne difensore del Siviglia, che il 25 agosto del 2007, in campo contro il Getafe, perde conoscenza e si accascia sull’erba; del centrocampista del Camerun Marc Vivien Foe; dell’imprenditore trevigiano della bicicletta Andrea Pinarello; del campione della pallavolo italiana Vigor Bovolenta; del centrocampista del Livorno Piermario Morosini.

sabato 8 marzo 2014

Leopardi non twitterebbe)


La scrittura prima di essere stata scrittura è stata traccia, segno: l’impronta di una mano nell’argilla, l’orma di un animale nel fango, il profilo scavato nella roccia con un sasso, i bastoncini lanciati dai sacerdoti nel bosco che si componevano in misteriosi disegni: una pratica divinatoria raccontata da Tacito in Germania; da questi bastoncini probabilmente nacquero le lettere dell’alfabeto runico.
Con il linguaggio dei social e degli sms si è tornati al segno ma anche agli acronimi, alle abbreviazioni, molto usate nell’antichità: SPQR, PX, @ che nel Cinquecento era l’icona con cui i mercanti veneziani rappresentavano l’unità di misura dell’anfora; in seguito divenne il carattere tipografico che nel mondo anglosassone significava at a price of . 
Alle faccine, emoticon: gli occidentali per formarli usano i segni di punteggiatura da sinistra a destra, i giapponesi invece dispongono lettere e segni frontalmente, per esempio grazie diventa due parentesi per il volto  e due m per le mani:  m(_)m, un inchino.
"Questo mondo, osserva Francesca Chiusaroli, ci costringe ad orientarci attraverso i simboli, delle piccole porte, delle icone che ci introducono nelle mappe della conoscenza on line. Pensiamo ai doodle di Google, alle scritte mescolate a simboli e acronimi come I (cuore) NY, alla F di Facebook, all’uccellino azzurro di Twitter.”

giovedì 20 febbraio 2014

Lo storytelling in 9 punti


1) William Ryan: “Dimenticate il marketing tradizionale e gli approcci incentrati sul marchio. Siamo entrati nell’era della narrazione, in cui la più grande sfida che le aziende affrontano è il modo di comunicare la loro storia nella maniera più efficace e credibile possibile, sia all’interno che all’esterno.”
 2) Ashraf Ramzy: “La gente non compra i prodotti, ma le storie che questi prodotti rappresentano. Così come non comprano marche, ma i miti e gli archetipi che queste marche simboleggiano.”
3) Steve Denning: “Una marca è essenzialmente una relazione. Questa relazione può essere tenue, fragile, e limitarsi a una vaga familiarità del consumatore con il nome della marca. Oppure iscriversi nella durata. Il paradosso del marketing moderno, in effetti, è che deve rendere fedeli abitudini di acquisto che sono divenute  mutevoli, labili, imprevedibili.”
4) Larry Weber: “È necessario che la marca ritrovi un’identità forte e coerente che parli sia ai consumatori sia ai collaboratori dell’azienda - dipendenti, azionisti, fornitori, investitori - e condensi in un racconto coerente tutti gli elementi costitutivi dell’azienda: la sua storia, la natura dei prodotti  che fabbrica, la qualità del servizio che offre alla clientela, i rapporti di lavoro, il comportamento nei confronti dell’ambiente.”
5) Barbara Stern:  “Quando avete un prodotto che è identico a un altro prodotto, ci sono vari modi di battere la concorrenza. O si abbassa il prezzo – ed è la soluzione più stupida – o si cambia il valore del prodotto raccontando una storia”.
6) George Lewi: “La marca diventa mito quando entra in armonia con le credenze dei consumatori. Il ciclo vitale di una marca si articola in tre epoche: in quella dell’eroismo la marca s’impone per la sua differenza; in quella della saggezza essa ottiene la fiducia; e nell’epoca del mito acquisisce una coscienza.”
7) Steve Denning: “Le storie utili all’impresa possono essere classificate in: storie che permettono di condividere conoscenze, storie che incitano all’azione, storie che riguardano ciò che può accadere in futuro,storie basate sull’umorismo e sulla satira, storie che comunicano quello che siamo, storie che trasmettono valori, storie che colmano ritardi nelle competenze.”
8) Christian Salmon: “Il neomarketing opera un sottile slittamento semantico: trasforma il consumo in distribuzione teatrale. Scegli un personaggio, e noi ti forniamo gli accessori. Datti un ruolo, noi ci occupiamo delle scene e dei costumi. Il consumo come unico rapporto con il mondo. Si attribuiscono alle marche i poteri che una volta si cercavano nei miti.”

9) Steve Jobs: Non abbiamo alcuna possibilità di farci pubblicità basandoci sulla funzionalità, sui benefici, sulla RAM, sui grafici e sui confronti. L'unica possibilità di comunicare che abbiamo passa attraverso un'emozione.
Da Christian Salmon, Storytelling, la fabbrica delle idee, 
e Siate affamati, siate folli, Steve Jobs in parole sue a cura di George Beahm

sabato 8 febbraio 2014

La luna nel pozzo


Tanto tempo fa, in un paese lontano, viveva un bambino molto felice. La sua migliore amica era la luna. Una  notte si avvicinò a un pozzo e scoprì una cosa terribile: la luna era caduta nel pozzo. Bisognava salvarla, perché il posto della luna è in cielo!
Senza perdere tempo cercò una corda e la gettò nel pozzo.
Poi cominciò a tirare, a tirare, a tirare...
Tirò così forte che finì disteso per terra.
Solo allora vide la luna splendere di nuovo in cielo.
Si racconta che quella fu proprio una buona notte per il bambino e per la sua amica luna.
La luna nel Pozzo, una fiaba di Nasreddin Hoca (1284), a cura di M.A. Orefice, disegni di Marina Carosi, GB, Pieve di Soligo, 2003

venerdì 31 gennaio 2014

9 tweet per raccontare una storia


Il soggetto
Il difficile è il soggetto, cercatelo.
Incipit
Chi ben comincia è a metà dell’opera.
Promessa
Di compiere una certa impresa o di raccontare come andrà a finire.
Attesa
Come una miccia che si accende e che esploderà più tardi.
Conflitto/Personaggi
Quali sono le forze che si contendono il campo?
Colpo di scena
Succede qualcosa che cambia tutto.
Ritmo
Anche nelle barzellette è una questione di tempi.
Valori
Non c’è storia che non insegni qualcosa.
Conclusione/moltiplicazione
La conclusione non esclude mai un nuovo inizio.
(L'opera ritratta nella foto è di Peter Fischli e David Weiss)

domenica 19 gennaio 2014

Creativi, non cretini


L’altra sera a cena un amico regista mi chiedeva: “L’hai vista la campagna #coglioneNo sui lavori creativi? Troppo forte!”
Il mio amico ha cinquant’anni, non è un giovane freelance, ma si è riconosciuto nei tre spot realizzati da Zero, una casa di produzione di Roma. Nella sezione about del sito, Stefano De Marco, Niccolò Falsetti e Alessandro Grespan scrivono: “Zero perché il mondo è finito e non ce ne siamo accorti. Perché è finita la nostra fiducia nei confronti di qualsiasi istituzione, di qualsiasi forma di rappresentazione, di qualsiasi senso che voglia dirsi unico, atavico, assoluto, definitivo. Zero perché i soldi sono finiti. Da un pezzo. E noi di soldi nostri non ne abbiamo mai avuti. Zero perché quando sono cadute le maschere delle mille opportunità che doveva darci il terzo millennio, ci siamo ritrovati senza scelta. Spalle al muro (...).”
I tre spot intitolati  Lo diresti al tuo giardiniere, Lo diresti al tuo idraulico, Lo diresti al tuo antennista, completati dall’hashtag #coglioneNo, raccontano tre storie analoghe: tre interventi professionali che non vengono pagati perché “non c’è budget”.
Il giovane artigiano, alter ego del giovane creativo, riceve promesse di visibilità e di riconoscimento, ma zero soldi, appunto.
Lascio a margine alcune riflessioni. Non mi convince l’uso di termini volgari, sia nei dialoghi che nell’hashtag: rappresentano una facile scorciatoia. Più ironico e leggero sullo stesso tema, per esempio,  Pane e curriculum di Silvia  Bencivelli, Natalino Russo, Chiara Tarfano, Gnoma production. Nel video una coppia di giornalisti freelance a pranzo mangia promozione e soddisfazione, stima e divertimento. Molto interessanti la scelta dei sottotitoli e la musica.
Né sarei così sicuro della migliore condizione del coetaneo che ha scelto di fare l’artigiano, il quale non subirebbe richieste di lavoro gratuito o sottopagato.
Per inciso, il mancato riconoscimento dei lavori creativi in Italia non è una questione anagrafica, inviti a lavorare per la gloria arrivano anche quando hai superato il mezzo secolo: per un’associazione culturale, per un’azienda in difficoltà, per un ente che più di così non può pagare, per la presentazione di un libro, perché zero budget, appunto.
Libererei anche il campo dai falsi miti alla Zuckerberg, che hanno rintronato numerosi giovani che lavorano gratis per anni nel miraggio di ottenere il giorno del chissaquando revenue miliardarie.
E non dimenticherei le agguerrite falangi del lavorogratis pur di accaparrarsi uno straccio di cliente (e qui un altro spot ci sta). Eviterei, infine, di puntare il dito contro chi per il sito, la foto, il testo, si arrangia: ognuno il rubinetto, l’antenna, la siepe, è libero di sistemarseli a proprio rischio e pericolo. A volte il fai da te dà soddisfazioni, ed è a zero budget, appunto.
Abbandonate le perplessità, COMPLIMENTI! Per l’idea, i testi, le riprese, il montaggio, l’interpretazione! Oggi, in Italia, un giovane bravo e capace è sottopagato sia che faccia l’idraulico, il ricercatore all’università, il barista, il medico, il creativo, il giornalista. Purtroppo la classe politica di questo paese non ha costruito il futuro sui giovani ma lo ha distrutto con la corruzione, le mafie, le sinecure.
Ci si trova quindi, a diverse età, ognuno nel proprio campo, ad incontrare porte chiuse e piccole o grandi prevaricazioni da parte di chi la sedia non la molla. Se gli spot sui lavori creativi di Zero e Gnoma serviranno a cambiare anche di un soffio certi atteggiamenti avranno raggiunto il loro scopo. Se spingeranno a crederci di più non saranno stati inutili. Se porteranno a nuove relazioni, pensieri, lavori, idee, progetti, sarà chiaro, una volta di più, che i giovani non hanno zero da dire, appunto.
P.s. Anche questo articolo è stato scritto a zero budget, appunto. 
(La foto è tratta dal video Lo diresti al tuo antennista)

sabato 11 gennaio 2014

In posta, armato


Alle 18 entro alle poste di Conegliano. Sono armato. Nella borsa le Lezioni Americane di Calvino. 
La macchinetta gialla mi assegna il numero P 340, sui display P323 e P329. Dietro il bancone due addetti alla P, due sui trent’anni e mezzo che si muovono e parlano con la giusta, esasperante, kafkiana lentezza. Si alzano spesso, fanno una battuta con il collega, salutano un conoscente che passa di lì, si recano nel retro dell’ufficio, forniscono informazioni superflue, si chiedon l’un altro i francobolli che, a quanto pare, mancano, in posta!
Attento a non commettere l’errore di

lunedì 6 gennaio 2014

Genova, il gioco è perdersi




Una città che si scopre come le carte da gioco, un palazzo dietro l’altro, scalinate di condomini liberty, fascisti, vetrati, curvilinei, modulari, ondosi, stretti, vicini come persone nelle foto di gruppo; strade che t’ingannano e all’improvviso costeggiano il vuoto, o cavalcano ponti, piazze che sorprendono dopo un carrugio che in due non si passa. Una magia che s’interrompe al porto vecchio con l’insensata frustata della tangenziale sui palazzi del lungomare. Chi sono gli stupidi che l’hanno pensata e realizzata? Genova verticale, labirintica, sovrapposta, irregolare, come le onde del mare. Genova città d’improvvisi, di respiri sospesi, di quinte segrete. Genova nelle chiacchiere di occasionali compagni di viaggio, un architetto diretto a Marsiglia, una studentessa che dice di conoscere mezza Milano, una segretaria di Lodi che ama Cuba e la bachata. Genova per salpare verso un nuovo anno, un mare sconosciuto di attimi e incontri.

lunedì 30 dicembre 2013

Perdite di umanità

Canticchia una canzone di tanti anni fa, quand’era felice. Oggi è seduto sull’autobus, la barba trascurata, i pochi capelli unti e pettinati all’indietro, l’impermeabile sporco, e le orecchie tappate dagli auricolari. Eppure nella voce, in quello sfregato sussurro che fa ridere gli altri passeggeri, ci sono riflessi intermittenti, ricordi nascosti, momenti lontani in cui è stato felice. Sarebbe bello scendere alla prossima fermata, in quel luogo, dove la sua memoria sta affondando.
(Sull'autobus, un mercoledì di novembre)

domenica 29 dicembre 2013

Animali

Che il rapporto che abbiamo con gli animali sia una spia del rapporto che abbiamo con gli altri esseri umani e con noi stessi è tema sul quale si riflette da tempi antichissimi ma sul quale non si sono fatti molti passi avanti. Anzi, leggendo Ovidio, Derrida, Kundera, Yourcenar, diventa evidente che la strada è ancora tutta da costruire. Scrive Ovidio  nelle Metamorfosi citando Pitagora: "Astenetevi, o mortali, dal contaminarvi il corpo con pietanze empie! Ci sono i cereali, ci sono i frutti che piegano con il loro peso i rami, grappoli d'uva turgidi sulle viti. Ci sono verdure delizione, ce n'è di quelle che si possono rendere più buone e più tenere con la cottura. E nessuno vi proibisce il latte, e il miele che profuma di timo. La terra generosa vi fornisce ogni ben di dio e vi offre banchetti senza bisogno di uccisioni e sangue. Con la carne placano la fame le bestie, ma neppure tutte: il cavallo e le greggi e gli armenti vivono d'erba. Sono le bestie d'indole cattiva e selvatica, le tigri d'Armenia e i leoni iracondi e i lupi e gli orsi, a godere di cibi sanguinolenti."
"(...) non siamo soltanto corpi ma anche anime svolazzanti e possiamo andare a dimorare dentro bestie selvatiche e nasconderci in corpi di animali domestici. Lasciamo tranquilli e intatti corpi che potrebbero ospitare anime di genitori o di fratelli o di persone a noi legate da qualche vincolo, o comunque di esseri umani, e non ingozziamoci di pietanze del tipo di quelle di Tieste!"

mercoledì 18 dicembre 2013

"Altri tempi"






"Luigino si avvista da lontano. Svetta sulle capocce della gente con gli occhiali grandi che sembrano due monitor accesi. Sottobraccio un pacco di carte svolazzanti. Anche i suoi capelli ondeggiano senza sosta. Cammina a passo svelto, forse per colpa di quel cognome di origine teutonica: Baldan deriva dal tedesco bald che significa presto.
Con il suo lungo dito indice, che pare una bacchetta, dà un nome e una professione ai volti sconosciuti delle vecchie immagini in  bianco e nero:

martedì 10 dicembre 2013

Laboratorio di scrittura creativa e professionale



Comincerei con un gioco. Scegliete un testo, da un giornale, da un blog, da un libro. Diciamo cinque righe. Poi concentratevi sulle parole e cominciate a togliere un aggettivo, a cambiare un sostantivo, a modificare la punteggiatura. Sperimentate. Riscrivete iniziando dall’ultima frase, riassumete le cinque righe con quattro parole, poi con tre, due, una. E ricominciate. Riscrivete con stili diversi: poetico, ironico, giornalistico...e poi confrontate le diverse versioni con l’originale.
Scoprirete la cosa più importante: scrivere è scegliere delle parole invece di altre, è interrogarsi sulla loro capacità di rinviare a esperienze, immagini, associazioni.
Guerra o dissidio? Roma o la Capitale? Trolley o valigia? Poesia o componimento in versi? Odissea o viaggio travagliato? Vento o venti?  Incipit, inizio, partenza, start up, principio, avvio... Da dove cominciare?
A) Da un buon libro: Bouvard e Pecuchet di Flaubert, Il Maestro e Margherita di Bulgakov, Lord Jim di Conrad, Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, Il giunco mormorante di Nina Berberova.
B) Da un laboratorio di scrittura con esercitazioni pratiche e supervisione dei testi. Programma: Catturare l'attenzione, Una parola non vale l'altra, Parole magiche, Esercizi di stile, La leggerezza, Governare la molteplicità, Le informazioni e la loro gerarchia, L'importanza del titolo e dell'incipit, La sintesi delle informazioni, La conclusione, L'architettura del testo, Virgola, Punto, Due punti, Puntini, puntini ..., Declinare i contenuti, Il comunicato stampa, La campagna pubblicitaria, Il sito Internet, Mailing, Mail, Blog, Social network, Le figure retoriche, La metafora, La metonimia, L'attenuazione, L'ironia.s
 C) Da alcuni consigli: Il difficile è il messaggio, cercatelo. Scrivere è unire delle parole, non parole. Un verbo ha più forza di un sostantivo. Il segreto è nei dettagli. Non perdere il filo del discorso: l’intreccio affascina, il garbuglio no. Frasi subordinate con molto giudizio. Scegliere un’immagine coerente.Metafora o metonimia: sale e pepe della scrittura. Le parole necessarie non hanno aggettivi né, naturalmente, avverbi. I neologismi efficaci sono strarari. Foreign words grab your attention. Ogni sinonimo ha altri sinonimi. Semplice è diverso da banale. La punteggiatura costruisce il ritmo. Leggero, barocco, complesso, questioni di stile. Rime, ripetizioni, allitterazioni in minime porzioni. I numeri garantiscono l’effetto “wow”, anche i nomi famosi. Strano piace e l’ironia conquista. Curate il carattere, il corpo e l’interlinea. Rileggete ad alta voce e anche oirartnoc la; salvare e rileggere dopo quarantott’ore.
Informazioni: 3482526490

giovedì 5 dicembre 2013

Evitate di essere invidiosi

"(...) È dunque un errore della conoscenza che si ha della propria interiorità desiderare di trovarsi nelle condizioni esteriori altrui, nella convinzione che su questo nuovo terreno saremmo più felici: a questo desiderio è connessa l' invidia per la felicità degli altri. L' invidia vorrebbe allontanare coloro che sono felici dalla propria condizione, e a tal fine cerca ragioni con perfida sofisticheria. Essa, quindi, è un errore della natura cognitiva e di quella morale. È un errore della natura cognitiva. È segno di una natura forte riconoscere nelle cose una ininterrotta catena di cause ed effetti non pensando semplicemente che seminare basti a produrre frumento, ma estendendo le medesime leggi anche alla vita umanae alla storia dei popoli. Ma l' invidioso, come, in generale, ogni uomo egoista e miope, vedendo emergere le cime dei monti dalle nuvole crede che esse fluttuino, isolate, nell' aria, mentre un osservatore più acuto intuisce che esse sono legatea qualcosa, seppure in modo nascosto, e comprende che sono i punti più elevati di una catena montuosa. Agli invidiosi la felicità e l' onore appaiono sotto l' involucro esteriore della ricchezza e dello splendore, dell' acclamazione pubblica e delle lodi dei giornali.

giovedì 28 novembre 2013

La content curation e le enciclopedie elettroniche


Le più interessanti sono le case history, arrivano dritte al cuore e lasciano intravedere il lato umano della rete. Le storie, se raccontate con intelligenza, hanno sempre il potere di conquistarci. I termini inglesi hanno lo stesso scopo, quello di catturare la nostra attenzione, senza tenere conto che ci fanno sentire molto update (sul pezzo). Content curation può tradursi con elaborazione dei contenuti. Ma vediamo le case history presentate da Andrea Nelson Mauro al seminario "La content curation applicata all’informazione", organizzato dall’Ordine dei giornalisti del Veneto e svoltosi qualche mercoledì fa tra i blocchi architettonici facciavista del Centro Vega a Marghera. Si comincia con "Fortress Europe"il blog aperto da Daniele del Grande nel 2008. Migliaia di post dedicati alle tragedie dei migranti.